Puglia

Il “Tancredi” di Rossini al Festival della Valle d’Itria

In cartellone anche “L’enfant et les sortilèges” di Maurice Ravel, fino al 3 agosto

Tancredi applausi al cast (Foto: Clarissa Lapolla)

3' di lettura

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Il “Tancredi” di Rossini al Festival della Valle d’Itria è un piatto succulento, per il piacere dei belcantisti e per quello dei curiosi di stile dei grandi. Il medesimo impianto del precedente Britten firmato da Giuseppe Stellato, con le due torrette agli estremi della scena raggiungibili a scale rappresenta un principio di sana economia. E va bene anche la giostra rossa di metallo rosso sbiadito dove il bambino di “Owen Wingrave” giocava: là era simbolo di innocente pace, qui forse dei giri e rigiri dei da capo rossiniani. Il tutto potrebbe bastare.

(Clarissa Lapolla - Ridt)

Ma il regista Andrea Bernard non frena l’effervescente creatività, che lo posiziona tra i più interessanti della sua giovane generazione, e dalla giostra genera un intero parco giochi e, per separare i campi tra i bellicosi contendenti siculi e saraceni, usa paratie di metallo, tipo Guantanamo o qualsiasi recinto di reclusione.

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Il “Tancredi” di Rossini in Valle d’Itria

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E ancora, per dare un senso all’azione e ai due finali - che peraltro starebbero bene così come sono, assoluti al pari della musica di Rossini - si inventa la storia di un bambino, delizioso e già molto bravo, un attore Carlo Buonfrate, ma che distoglie attenzione e soprattutto tensione. Dice “Nooo”, quando Tancredi muore.

(Clarissa Lapolla - Ridt)

E il cavaliere per effetto magico si rialza e riprende vita, con espediente un po’ naïf. Al pari dei lenzuoli con disegni infantili: il sole, la famiglia ideale, la scritta “I sogni non muoiono”, che penzolano dalle griglie metalliche. Troppi gesti sono inutili. Troppe spiegazioni ingolfano il motore dell’opera. Forse recuperare una dimensione più astratta e libera non sarebbe male, almeno per provare una strada meno convenzionale. Basta guerre in scena, basta banchi di scuola rovesciati, basta relitti militari. E anche meno divise generiche, e basta costumi di accatto.

L’esecuzione di «Tancredi» del direttore d’orchestra Sesto Quattrini. (Foto: Clarissa Lapolla)

Di pregio peraltro è l’esecuzione di “Tancredi”, con la punta di diamante della direzione di Sesto Quatrini, che ritroviamo con gestualità misurata ed efficace, pieno di idee e con una splendida tenuta di tutta la grande arcata rossiniana. Si merita appieno il premio come migliore artista da parte del Festival. Anche perché riesce a far suonare al meglio l’Orchestra della Accademia della Scala. Come invece ottiene solo in parte a Daniel Cohen in Britten, concertato tecnicamente con sapienza, ma con poco risultato sonoro.

Francesca Pia Vitale nel ruolo di Amenaide (Foto: Clarissa Lapolla Ridt)

Le voci rimangono per tradizione curate a Martina Franca, e in Rossini si fa gara al Rof, con il mezzosoprano Yulia Vakula, elegante nelle colorature e di bella dizione (peccato la divisa goffa che le mette addosso la costumista Ilaria Ariemme) affiancata dalla emozionante Francesca Pia Vitale. La brutalizzano fin troppo il basso Orbazzano di Adolfo Corrado nonché il padre tenore, di bello squillo, Dave Monaco.

L’Enfant et les sortilèges di Ravel (Foto: Clarissa Lapolla)

“L’enfant et les sortilèges” di Maurice Ravel

Ultima perla il titolo numero tre di questo “Guerre e pace”, che con la guerra non c’entra ma con l’infanzia - che poi è il vero tema comune - sì. Ed è appunto “L’enfant et les sortilèges” di Maurice Ravel, proposta chic nel centocinquantesimo della nascita dell’autore e a cent’anni esatti dalla prima esecuzione. I fantasmi costruiti sui versi deliziosamente pop di Colette, la fantasia di animali e oggetti domestici che puniscono il piccolo ribelle, rivivono a meraviglia nel chiostro di San Domenico, spazio ideale, raccolto nel palcoscenico e con il ballatoio alto per gli interventi del Coro. Ottimo anche qui, e sono i L.A.Chorus, il Lucania & Apulia Chorus, preparati da Luigi Leo con finezza diversa di emissione, per Ravel e per Rossini. Perfettamente in stile, misurati ma guizzanti, tutti gli interpreti, in particolare Elena Antonini, esatta e teatrale come Enfant, credibilissima.

«L’enfant et les sortileges » di Maurice Ravel a Martina Franca

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Myriam Farina dirige cantando il manipolo strumentale, Rita Cosentino costruisce uno spettacolo di pura grazia, che con le scene semplici e i costumi di Francesca Cosanti merita di restare in repertorio al Festival. Quei quaranta bambini delle voci bianche di Angela Lacarbonara avrebbero strappato l’applauso più convinto a Paolo Grassi: da lui tutto qui è partito. E una Fondazione così operosa e generatrice di cultura rappresenta l’eredità concreta più vera sul suo nome.

Tancredi, Owen Wingrave, L’enfant et les sortilèges, Rossini, Britten, Ravel

Martina Franca, Festival della Valle d’Itria, fino al 3 agosto

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