Il talento del leader: Paul Cayard, l’arte di stare al timone, in barca e nella vita
I mari più belli, tra la Nuova Zelanda e Capo Horn, le sfide più impegnative, dall’America’s Cup alla Rolex Swan Cup, il segreto del lavoro di squadra: il grande velista racconta la costruzione del successo.
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Paul Cayard, indimenticato protagonista dell’America’s Cup 1992 al timone de Il Moro di Venezia: fu quella la prima volta in cui un’imbarcazione italiana conquistò la Louis Vuitton Cup. Oggi brand ambassador di Rolex, il leggendario velista è stato protagonista della Rolex Swan Cup, regata riservata agli Yacht Nautor Swan e organizzata dallo Yacht Club Costa Smeralda, che ha festeggiato 40 anni di partnership con la Casa della Corona.
Come si è avvicinato alla vela? Sono sempre stato attratto dall’avventura, dall’idea che quando parti dal pontile non si sa mai con esattezza la rotta che andrai a fare quel giorno. Poi avere a che fare con il vento, con il mare, con le onde: tutto cambia sempre. Immagino che uno che gioca a tennis sa che la rete è sempre alla stessa altezza, così come le righe del campo sono sempre allo stesso posto… Con la vela è tutto molto più avventuroso.
Quali sono le caratteristiche imprescindibili per diventare un grande velista? Il desiderio e l’impegno. Ci sono persone che hanno talento ma lo bruciano. Ho visto persone con meno talento impegnarsi nello studio e negli allenamenti pianificando i loro obiettivi senza distrazioni. Il mio suggerimento per i giovani è capire che questo è un lavoro e i risultati non arrivano da soli. Competere oggi vuol dire essere molto preparati.
Da cosa si intravede il talento per competere? Prima cosa dalla sensibilità di far andare la barca: o ce l’hai o no. Per essere il timoniere devi avere un certo feeling con la barca, sentirla tramite il timone. La seconda è riuscire a indovinare il vento. Quindi, guardando i giovani che regatano, uno può capire se hanno o meno quest’abilità. Che è quasi un istinto che poi però va coltivato andando a scuola perché ci sono tanti aspetti da imparare, come capire la pressione, studiare le nuvole ecc…
Qual è il lato più bello di timonare? Essere in controllo della barca e sentirla molto di più. Ad esempio, un tattico usa gli occhi ma non ha la possibilità di tenere il timone, di sentirlo e indovinare come rendere più veloce la barca. Se sei al timone sei il leader e dai la direzione. Ma essere leader di un team, per me è dare potere alla squadra per sviluppare le proprie caratteristiche in modo che tutti sappiano quale sia la direzione da seguire. In generale essere leader è motivare il tuo team senza dovergli dire sempre cosa fare. Non tutti, in ogni settore lo hanno capito. Cito ad esempio il film Il Gladiatore. Dopo la morte di Marco Aurelio, Commodo, una volta incoronato imperatore, pensa di essere il capo per il ruolo. Il protagonista Massimo è invece riconosciuto come tale da tutti perché la leadership e il rispetto le ha guadagnate sul campo.













