Il surplus tedesco, il bene dell’Europa e quello di Berlino
di Fabrizio Coricelli
12' di lettura
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L’enorme e persistente surplus delle partite correnti della bilancia dei pagamenti della Germania non è stato menzionato nel recente dibattito elettorale tra la cancelliera Angela Merkel e Martin Schulz del Partito socialdemocratico. Tale assenza non ha probabilmente turbato i tedeschi, ma per molti fuori dalla Germania è profondamente preoccupante poiché il surplus esterno del Paese è stato al centro della discussione politica negli ultimi anni.
Non è una sorpresa che la campagna di accuse contro l’enorme surplus commerciale della Germania sia guidata dall’arci-protezionista Donald Trump, che accusa la Germania di perseguire politiche mercantilistiche che danneggerebbero gravemente l’economia degli Stati Uniti. E molti leader europei, inclusi alcuni all’interno di una Commissione Europea spesso dipinta come istituzione dominata dalla Germania, hanno accusato la stessa Germania per gran parte delle difficoltà economiche sofferte dalla zona euro nell’ultimo decennio.
I critici della Germania sostengono che il surplus commerciale riflette una perversa ossessione per la prudenza fiscale, che non solo ha limitato la domanda interna in Germania, ma ha anche imposto un decennio di austerità sul resto d’Europa. Tali critiche non sono andate tuttavia senza risposta: molti economisti tedeschi hanno ribattuto difendendo le politiche del loro Paese, sebbene spesso in modi considerati scarsamente fondati dai loro colleghi economisti fuori dalla Germania. Questi scambi di opinione sono diventati molto emotivi, richiamando talvolta alcuni degli episodi più bui della storia europea, che hanno visto dopo la prima guerra mondiale la Germania sul lato dei debitori, con l’onere di ripagare l’enorme debito derivante dalle riparazioni di guerra. Fortunatamente negli ultimi anni i commentatori di Project Syndicate sono riusciti ad andare oltre la retorica per offrire analisi informate sul surplus tedesco, sulle sue cause e sui suoi effetti. Viste nel loro insieme, tali analisi aiutano a fare chiarezza su una delle dispute politiche più impegnative con cui oggi si confronta l’Europa.
Deutschland über alles?
Il motivo per cui il surplus della Germania si è dimostrato un fattore di grande divisione è che non è riconducibile a spiegazioni semplici. Charles Wyplosz, del Graduate Institute di Ginevra, sottolinea che «gli economisti sembrano essersi specializzati nel dissenso sulle cause e sulle implicazioni politiche degli elevati squilibri esterni». Gli squilibri delle partite correnti possono riflettere una serie di fattori diversi, che possono differire da Paese a Paese. Causa di ulteriore complicazione è che i conti correnti di molti Paesi sono cambiati significativamente nell’ultimo decennio. In Europa, ad esempio, molti Paesi che avevano grandi disavanzi prima della crisi finanziaria del 2008 - tra cui Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna - hanno da allora sperimentato uno spettacolare ribaltamento della loro posizione, passando da deficit a surplus.
Anche i Paesi baltici sono passati da un disavanzo di oltre il 15% del Pil nel 2007 a elevati surplus nel 2016. E gli Stati Uniti hanno dimezzato il proprio deficit dopo il 2007, mentre la Cina ha ridotto il proprio surplus di quasi 10 punti percentuali del Pil. Ma mentre «il surplus di conto corrente della Cina si riduce», osserva Carmen Reinhart, dell’università di Harvard, «la Germania sta salendo a livelli record», superando l’8% del PIL nel 2016, in dollari il più elevato surplus al mondo. Trump ha attribuito il crescente surplus della Germania alla “manipolazione delle valute” - una bizzarra affermazione poiché la Germania, come parte della zona euro, non ha la propria moneta da manipolare. Come rileva Hans-Werner Sinn dell’Università di Monaco, una delle cause reali della «sottovalutazione dell’euro si trova nel paese guidato dal Presidente Trump».







