Le grandi sfide industriali si giocano sempre più nelle simulazioni virtuali prima ancora che negli impianti fisici veri e propri. Un assunto che trova concretezza in una tendenza ormai consolidata: la capacità di elaborare enormi quantità di dati in tempi ristretti, di sviluppare e addestrare modelli di intelligenza artificiale e di riprodurre digitalmente il comportamento di materiali, processi e infrastrutture è diventata uno dei principali fattori di competitività e di innovazione per un sistema Paese. Ed è su questa frontiera che il supercalcolo sta assumendo un ruolo di infrastruttura strategica ed essenziale per la crescita dell’industria e del mondo della ricerca e per gli obiettivi di transizione energetica. La progressiva diffusione dell’AI ha impresso un’ulteriore accelerazione a questo processo, in considerazione del fatto che i grandi modelli generativi, così come i “digital twin” utilizzati per replicare il comportamento di impianti, reti e sistemi industriali, richiedono una disponibilità di potenza computazionale senza precedenti. Non è quindi un caso che l’Europa abbia individuato proprio nell’integrazione tra High Performance Computing e intelligenza artificiale uno dei pilastri della propria strategia tecnologica, investendo nella rete dei supercomputer EuroHPC e nello sviluppo delle nuove AI Factory per rafforzare la sovranità digitale del Vecchio Continente. La dinamica degli investimenti globali in infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale conferma la portata del fenomeno: secondo le principali società di ricerca di mercato, nel 2025 la spesa mondiale ha superato il doppio dei livelli registrati l’anno precedente.
Dall’energia ai materiali: dove il supercalcolo fa la differenza Il settore energetico è a detta di molti esperti uno degli ambiti nei quali la trasformazione indotta dall’AI è più evidente, in relazione a un’esigenza sempre più stringente di coniugare sicurezza degli approvvigionamenti, competitività e decarbonizzazione. La transizione richiede una conoscenza sempre più approfondita dei fenomeni fisici e una capacità di simulazione in grado di ridurre tempi, costi e rischi della ricerca; il supercalcolo risponde a questi bisogni assicurando gli strumenti per elaborare modelli geologici ad altissima risoluzione, simulare il comportamento dei fluidi nei giacimenti, ottimizzare la progettazione degli impianti e accelerare lo sviluppo di nuovi materiali per batterie, celle fotovoltaiche e sistemi di cattura delle emissioni di gas a effetto serra. Allo stesso tempo, una piattaforma computazionale affidabile ed altamente scalabile rende possibili simulazioni atmosferiche sempre più accurate per migliorare la resa degli impianti alimentati da fonti rinnovabili e affrontare problemi scientifici di estrema complessità, come per esempio lo studio del plasma nella fusione a confinamento magnetico. La crescente convergenza tra tecnologie HPC (High Performance Computing) e tecnologie di intelligenza artificiale è l’altra faccia della stessa medaglia: la disponibilità di grandi risorse di elaborazione consente infatti di sviluppare modelli specialistici addestrati su dati industriali, rendendo più efficiente la manutenzione predittiva, il monitoraggio degli impianti, l’ottimizzazione dei processi e l’analisi di scenari complessi. Per le imprese, gli impatti sono evidenti: poter contare su infrastrutture proprietarie, integrate con il cloud ma dedicate alle applicazioni più strategiche, rappresenta un elemento di autonomia tecnologica e di tutela del patrimonio di dati e competenze che possono fare la differenza in uno scenario competitivo sempre più globale.
HPC7: il nuovo salto tecnologico di Eni HPC7, il nuovo supercomputer di Eni entrato in funzione nelle scorse settimane con una capacità di oltre 571 Pflop/s “sustained” e 861 Pflop/s di picco, si posiziona al sesto posto della classifica mondiale TOP500 e al secondo in Europa, risultando ancora una volta il più potente al mondo tra quelli destinati a uso industriale. Prestazioni a parte, l’elemento distintivo e di reale valore del sistema risiede però nella possibilità di operare in sinergia con HPC6, il supercomputer operativo dal 2024: la combinazione delle due macchine supera infatti la soglia dell’Exascale, raggiungendo oltre un Exaflop al secondo di capacità computazionale (più di un miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse ogni secondo). Una potenza di calcolo di questa scala amplia significativamente le opportunità di ricerca e sviluppo lungo tutta la catena del valore, dalla caratterizzazione del sottosuolo agli studi geologici e fluidodinamici dedicati allo stoccaggio della CO₂ fino allo sviluppo di nuovi materiali e biocarburanti. Una piattaforma di calcolo come quella realizzata da Eni costituisce inoltre un’infrastruttura a supporto dello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale specializzati per il settore energetico, consentendo di integrare simulazione numerica e modelli AI in applicazioni sviluppate internamente per supportare le diverse attività di business. Un elemento distintivo del progetto è rappresentato anche dalla rapidità di realizzazione di HPC7, progettato e messo in esercizio valorizzando le competenze specialistiche sviluppate all’interno dell’azienda attraverso un percorso avviato già nei primi anni ‘70 e consolidato, dal 2013, con le successive generazioni di infrastrutture HPC. Grazie a un approccio “fast track”, la macchina è stata infatti resa operativa in circa dieci giorni, riducendo drasticamente tempi che, per sistemi di questa complessità, normalmente si misurano in mesi. HPC7 è ospitato, insieme a HPC6, nel Green Data Center proprietario di Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia, uno dei poli europei che meglio rispondono all’imperativo di coniugare elevate prestazioni ed efficienza energetica. Il sistema di raffreddamento diretto a liquido di HPC6 e HPC7 consente di dissipare circa il 96% del calore prodotto, mentre ad alimentare l’intero sito concorre anche un impianto fotovoltaico dedicato. L’attenzione alla sostenibilità è confermata anche dal posizionamento di HPC7 nella Green500, la classifica internazionale che misura le prestazioni energetiche dei supercomputer, dove questo supercomputer figura ai vertici tra quelli della propria categoria.
Questo ecosistema tecnologico rappresenta inoltre un valore distintivo per Eni, poiché è in grado di attrarre nuove iniziative e talenti anche dall’esterno della società, come già avvenuto con HPC6 attraverso la Call4Innovators. Eni ha infatti aperto le proprie infrastrutture di supercalcolo a imprese, startup e centri di ricerca, mettendo a disposizione capacità computazionale, competenze specialistiche e strumenti avanzati per sviluppare soluzioni di intelligenza artificiale e innovazione digitale. Tra le prime realtà interessate all’iniziativa figurano Domyn, Mercuria, Dompé, Almawave, Reply e la Fondazione Bruno Kessler. L’accesso alle capacità di supercalcolo di Eni avverrà attraverso servizi AI, con l’obiettivo di valorizzare infrastrutture, dati e modelli in modo sicuro e competitivo, in coerenza con gli interessi industriali e istituzionali italiani ed europei e a sostegno della sovranità digitale. Per Eni, l’aver portato a termine questo progetto di calcolo di livello Exascale rappresenta un doppio traguardo strategico su cui costruire la competitività industriale del prossimo decennio: da un lato fare leva su un’infrastruttura tecnologica allo stato dell’arte a supporto delle attività aziendali tradizionali e di quelle legate alla transizione energetica, dall’altro disporre di una piattaforma aperta all’innovazione, in grado di favorire nuove collaborazioni con il mondo della ricerca e di attrarre ulteriori competenze specialistiche per accelerare lo sviluppo di soluzioni digitali di nuova generazione.
In questa puntata parliamo dei nuovi mutui fino a 40 anni che possono aumentare la cifra finanziabile per gli under 36; delle nuove regole europee sugli imballaggi e di cosa cambia per imprese e consumatori;...