Spettacoli

Il sole di Francesco cantore del mondo

A tutta voce. La vocazione musicale del poverello di Assisi rivive dall’azione scenica «Il Santo folle» a «Sora nostra morte corporale» al repertorio delle voci maschili dei Chanticleer di San Francisco

di Raffaele Mellace

Viaggio nella coralità. Con il progetto «Cantare amantis est» il Maestro Riccardo Muti (di profilo) dirige oltre 3500 coristi al Pala De André di Ravenna (Silvia Lelli)

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Colto e inclusivo, raffinato e popolare al tempo stesso: non manca nulla al progetto – si eviterà di chiamare concept l’idea portante della grande manifestazione culturale della città che ha accolto esule il Sommo poeta e da sette secoli ne custodisce le spoglie – della XXXVII edizione di Ravenna Festival. Proprio un verso del Paradiso dantesco, «Nacque al mondo un sole», è il motto scelto per celebrare un altro gigante del Medioevo: Francesco d’Assisi. Vissuto un secolo prima di Dante, come lui modernissimo, Francesco è in grado d’impartire lezioni all’odierna convivenza civile su tutta una serie di temi. Ce ne sarebbe già a sufficienza per farne l’ispiratore d’un evento culturale a tutto tondo come il festival ravennate, se non che vi si aggiunge anche uno specifico musicale. Francesco è infatti un santo canoro: il suo Cantico delle creature non rappresenta soltanto, come sosteneva Gianfranco Contini, la prima prova consapevole della letteratura volgare: è con ogni probabilità destinato al canto, di lode al creatore e di fratellanza con l’intero creato. Una vocazione musicale cui l’ordine francescano ha conservato nei secoli memoria e fedeltà: da padre Martini, riferimento continentale della scienza del comporre nel Settecento (Mozart incluso) a Stanislao Mattei, maestro di Rossini, alla storica orchestra dell’Angelicum, inizialmente soltanto femminile, fondata a Milano nel 1941 e protagonista per mezzo secolo della scena musicale del Novecento.

Non sorprenderà, dunque, se attorno a Francesco si rinnova l’impegno per la vocalità – una vocazione al canto – che Riccardo Muti aveva introdotto tanto felicemente lo scorso anno nella programmazione di Ravenna Festival. Il successo di quel “viaggio nella coralità”, intitolato, sull’autorità di sant’Agostino, Cantare amantis est, una chiamata alla musica di compagini corali dall’intera Penisola, convocate per una due giorni di prove aperte in cui «fare comunità cantando insieme», ha riscosso un tale successo da suggerirne una seconda edizione. Su questo sfondo corale e popolare, che dice come il canto sia «espressione della nostra anima e delle differenze che abitano in ognuno di noi», si stagliano altre, numerose e preziose occasioni.

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Ravenna, con le sue basiliche millenarie, offre peraltro le sedi più adatte per il canto. A cominciare naturalmente da quella di S. Francesco, “casa” degli ospiti ravennati del Sommo poeta, i Da Polenta, e luogo delle esequie stesse di Dante. Il Santo folle, azione scenica di Guido Barbieri con musica di Marcello Fera, vi impegna quest’ultimo, le voci di Nicola Zambon e Ludovico Dal Pra, l’attrice Astra Lanz, il Conductus Ensemble e il Gruppo Vocale Heinrich Schütz in una riflessione musicale sul viaggio profetico di Francesco presso il Sultano d’Egitto. Lo storico Franco Cardini contestualizzerà invece la figura di Francesco tramite laudi umbre e fiorentine dell’ensemble La Reverdie, mentre il progetto Giullari di Dio, concepito dal musicologo medievista Francesco Zimei, propone con l’Ensemble Micrologus di Patrizia Bovi la ricostruzione musicale del Cantico delle creature, contornata sempre dal sound filologico di laudi coeve. Allargando lo sguardo oltre il Medioevo, il concerto Sora nostra morte corporale del Coro & Ensemble 1685 del Conservatorio di Ravenna diretto da Antonio Greco, propone mottetti di Bach e il Requiem di Zelenka; quello del Poème Harmonique di Vincent Dumestre, ugualmente impegnato con Bach, il Magnificat BWV 243a e i pezzi che nel 1723 ne accompagnarono la prima esecuzione. Specialisti del barocco napoletano, Leslie Visco, Marta Fumagalli e la Cappella Neapolitana diretti da Antonio Florio offrono nel concerto Per la nascita del Verbo un seducente repertorio di ninnenanne, cantate, tarantelle e pastorali.

Altre compagini corali importanti si alternano sulla scena ravennate anche quest’anno, come gli estoni di Vox Clamantis, interpreti di riferimento per Arvo Pärt, per i cui novant’anni è stato ideato il programma And I heard a voice. Lo stesso coro s’impegnerà contestualmente, insieme ad altri gruppi come l’“orchestra di voci” maschili dei Chanticleer di San Francisco (il cui repertorio non conosce letteralmente confini, dal mottetto del Medioevo e del Rinascimento al jazz al contemporaneo), i cori da camera Vikra e del Conservatorio di Ljubljana (impegnato nel confronto fra tradizione e contemporaneità nei repertori cattolico e ortodosso) nel tradizionale presidio delle liturgie nelle basiliche ravennati, intitolato In templo Domini.

La voce è protagonista anche nella novità della Bambina inglese, che rielabora un capitolo della storia infinita di Ravenna, assumendo a protagonista Allegra Byron, figlia del poeta romantico, che rivive nell’immaginazione di Elena Bucci (autrice di libretto, drammaturgia e regia), con la musica di Paolo Baioni, classe 1963, interpretata dal controtenore Helmar Hauser. Non mancano altre deviazioni, come il concerto della cantautrice portoghese Dulce Pontes, prima tappa italiana del tour dedicato ai 35 anni di una carriera all’incrocio tra pop, folk e fado, o quello di una cantautrice di una generazione più giovane come Emma Nolde, coadiuvata dall’Orchestra La Corelli. Ma si pensi anche al pasoliniano reading/omaggio/ orazione P.P.P. Profezia è Predire il Presente di Massimo Zamboni, della band CCCP, con il Coro Interculturale di Reggio Emilia. Intimamente vocale è anche il racconto Una panchina, due finestre, in cui Giovanna Baviera presta il suo “cantare alla viola” (da gamba) a una «storia di solitudine e incontri attorno a una panchina di via Mazzini». Né il canto si esaurirà con l’estate: la Trilogia d’Autunno Mozart 1791 proporrà tre meraviglie dell’estrema vocalità mozartiana con Ottavio Dantone alla testa dell’Orchestra Cherubini e la regia di Chiara Muti: La clemenza di Tito, L’ultimo incanto - un originale e visionario racconto della vita di Mozart a partire dalle arie e dai dialoghi di Die Zauberflöte - e l’incompiuto Requiem, lasciandoci con il rimpianto senza fine di quali altre vie il canto del Salisburghese avrebbe percorso, non fosse stato bruscamente interrotto.

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