Il sogno di un’economia culturale
Emirati Arabi Uniti, Qatar e più di recente Arabia Saudita impegnati a rimodellare le identità nazionali attraverso l’arte e gli sviluppi immobiliari collegati. Il turismo e l’intrattenimento riusciranno a riconvertire l'industria dei combustibili fossili?
di Maria Adelaide Marchesoni
4' di lettura
I punti chiave
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A che punto è la costruzione di un’economia culturale nei paesi dell’area del Golfo? Stanno funzionando i massicci programmi di trasformazione nazionale degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar e più di recente dell’Arabia Saudita, che a suon di miliardi di dollari hanno effettuato colossali sviluppi immobiliari per continuare a rimodellare le loro identità nazionali, acquisire peso culturale e affermarsi come centri culturali internazionali?
Prima di rispondere a questa domanda ce n’è un’altra più drammatica che, dallo scorso ottobre, pone seri problemi non solo allo sviluppo culturale in atto nell’area del Golfo, ma alla salvaguardia delle vite umane. La guerra di Israele contro Hamas nella Striscia di Gaza ha infiammato tensioni decennali in tutta la regione. Con le forze sostenute dall’Iran, come Hezbollah in Libano e i ribelli Houthi dello Yemen, coinvolte nei combattimenti, ogni nuovo attacco nel Medio Oriente rischia di far degenerare il conflitto in una più ampia guerra regionale. E questo rende fragile tutta l’area e mette a repentaglio anche il forte sviluppo dell’economia culturale di cui gli Emirati Arabi Uniti hanno iniziato a vedere i frutti con la conclusione dei progetti sull'isola di Saadiyat, iniziati nel 2004, dove stanno “sorgendo” i musei a brand occidentale. Recentemente è stata lanciata la Dubai Creative Economy Strategy, con l'obiettivo di raddoppiare il numero di imprese creative operanti nel Paese entro il 2025 e portare il contribuito dell’economia economia culturale al Pil di Dubai dal 2,6% nel 2020 al 5% entro il 2025. Tutto questo comprende anche le iniziative artistiche in materia di arte pubblica per sostenere gli artisti locali. La incertezze derivate dalla guerra in corso lascia però sospese le previsioni.
Gli sforzi arabi
In Arabia Saudita lo sviluppo del settore culturale è avvenuto in tempi diversi e nel 2021 rappresentava solo l’1,7% del Pil, come indicato dalla Banca Mondiale. Per raggiungere un’incidenza maggiore con un apporto da parte del settore culturale pari a quasi il 3% del Pil, come indicato nell’avveniristico e ambizioso progetto Vision 2030 lanciato nel 2016, necessita di circa 700 miliardi di dollari da destinare ad una riconversione dell’economia che trasformi il Paese in un nuovo hub per capitali, imprese, attività d’intrattenimento e un turismo che esuli dal solo pellegrinaggio alla Ka’ba alla Mecca. I tempi sono ancora lunghi e il paese deve intensificare gli investimenti nelle infrastrutture e sullo sviluppo dei talenti per sbloccare il potenziale economico del settore culturale e artistico. Nel 2021 è stata lanciata la prima biennale d'arte, la Biennale d'arte contemporanea di Diriyah, che quest’anno, dallo scorso febbraio, è tornata con la direzione artistica di Ute Meta Bauer. La Diriyah Biennale Foundation (DBF) ha promosso anche la prima Biennale d'arte islamica al mondo, lanciata nel gennaio 2023, nel gennaio 2025 si terrà la seconda edizione. Si stanno realizzando distretti dedicati a nuovi musei e alle gallerie d’arte, oltre agli sviluppi immobiliari di lusso anche nel deserto dove a promuovere l’afflusso turistico è sempre un evento artistico come nel caso di Desert AlUla, tra gli eventi artistici più spettacolari in Arabia Saudita.
La svolta è il turismo
Pertanto, le diverse iniziative hanno iniziato a dare i primi risultati: il turismo nella penisola arabica è cresciuto del 156% dal 2019 al 2023. Gli esperti tuttavia segnalano che, per ora, è difficile vedere la spesa per l'arte e la cultura come una svolta rispetto all'industria dei combustibili fossili. E il motivo va ricercato nel fatto che le due entità, ovvero cultura e petrolio, sono ancora intrecciate. Per esempio il King Abdulaziz Centre for World Culture (Ithra) di Dhahran è sostenuto da Aramco, il gigante petrolifero saudita (nel 2023 ha chiuso con un utile di 121 miliardi di dollari) che gestisce anche l'Ithra Prize da 500.000 dollari, lanciato nel 2017 è il più importante in Medio Oriente e Nord Africa (MENA) ad essere assegnato ad artisti della regione. La sesta edizione dell’Ithra Art Prize è stato assegnato all'artista saudita Obaid Alsafi che riceverà un premio in denaro di 100.000 dollari e un'ulteriore sovvenzione di 400.000 dollari per la realizzazione del progetto.
Qatar
Non ultimo il Qatar dove il settore culturale sta progredendo a una velocità vertiginosa stanziando miliardi per erigere musei di livello mondiale, restaurare importanti siti del patrimonio e allestire installazioni d’arte pubblica, molte delle quali in zone lontane del deserto. Negli ultimi 15 anni il paese mediorientale ha aperto non meno di cinque grandi musei. È il caso della Collezione Mathaf, la più grande collezione d’arte moderna del mondo arabo che oggi conta oltre 9.000 opere, avviata dallo sceicco Hassan bin Mohammed bin Ali al-Thani, membro della famiglia reale del Qatar e nipote dell’ex re del Qatar, è una delle più preziose ed estese del Medio Oriente.
Tra le ultime iniziative culturali quest’anno si è svolta l’edizione inaugurale della Design Doha Biennal, aperta il 24 febbraio e fino al 5 agosto, che ospita oltre 100 designer provenienti da tutto il Medio Oriente e dal Nord Africa (MENA), che lavorano in diverse discipline, dall’architettura, all’urbanistica e alla progettazione del paesaggio, fino al design grafico, ai tessuti, alla lavorazione del legno, al vetro e alla ceramica con la direzione artistica di Glenn Adamson, storico dell’arte e del design con sede a New York.


