Osservatorio Conlegno

Il settore del legno italiano tiene con le costruzioni

Il mercato si trova a fare i conti con tensioni sui prezzi, cambiamenti climatici e carenza di materia prima

di Flavia Carletti

(Adobe Stock)

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il mercato del legno si trova in una fase “agitata” in cui il settore si trova a fare i conti con alcune difficoltà, in particolare le prospettive economiche di bassa crescita, l’attuale cronica mancanza di offerta di legname e le incognite legate al nuovo Regolamento dell'Unione europea sui Prodotti a Deforestazione Zero (EUDR). In un quadro in cui si assiste a una carenza di offerta in paesi come Austria, Germania, Francia e Svizzera – con conseguente aumento dei costi – e in cui si dovrà fare i conti con i cambiamenti climatici – che porteranno a una diversificazione della materia prima – in Italia attualmente il settore si è mostrato resiliente ma altamente dipendente dal Pnrr. Gli ultimi dati nel settore dell’edilizia in legno evidenziano la resilienza del comparto delle costruzioni in legno, che, a fronte di una flessione del -4,9% nel volume d’affari residenziale nel 2024, mostra una significativa capacità di tenuta grazie agli investimenti pubblici e al rinnovamento del patrimonio edilizio scolastico, in crescita del +9,1% rispetto all’anno precedente (Fonte Osservatorio Federazione Filiera Legno), che confermano come sia importante anche per il comparto delle costruzioni in legno il Pnrr. Il settore mantiene così una quota di mercato stabile e un turnover complessivo di circa 2,4 miliardi di euro, confermandosi un pilastro della filiera edilizia sostenibile. Tuttavia, le imprese dovranno affrontare nei prossimi mesi sfide cruciali legate al progressivo ridimensionamento degli incentivi fiscali destinati agli interventi di riqualificazione, miglioramento energetico e demolizione-ricostruzione.

L'abete rosso minacciato dai cambiamenti climatici

Con particolare riferimento al cambiamento climatico, soprattutto in Germania sta colpendo l’abete rosso: nel 2021-2022 le scorte sono diminuite di 191 milioni di metri cubi (da 1.206 a 1.015 milioni di metri cubi). Per il futuro, il calo è destinato ad aggravarsi, con stime che prevedono un residuo di soli 500 milioni di metri cubi nel 2050 e 300 milioni di metri cubi nel 2100. Il problema tocca meno l’Austria: ha la maggior parte dell'abete rosso sopra i 600 metri (578 milioni di metri cubi, ed è quindi meno vulnerabile, mentre per quanto riguarda l’Italia, pur con una perdita stimata del 25% delle foreste di abete rosso nei prossimi 30 anni, il dato è più contenuto rispetto alla Germania, assicurandole ancora un futuro in questa risorsa. Questa situazione sta avendo come conseguenza una crescente attenzione verso altre specie forestali, che vanno dal pino alle latifoglie come il faggio e il castagno. Tutto ciò conferma la necessità e volontà di abituare l’industria e il mercato in generale all’utilizzo massivo di altre specie maggiormente disponibili nel prossimo futuro.

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L’EVOLUZIONE DEI PREZZI

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IL SUPER INDICE

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Segnali di ripresa per la domanda di legno incollato

Guardando alle costruzioni, nonostante il quadro generale economico non brillante, il settore del legno per l'edilizia incollato mostra segnali di ripresa negli ordini per il quarto trimestre. Con riferimento alla situazione italiana, da gennaio a maggio, l'Italia ha importato 275.000 metri cubi di legno lamellare, ovvero il 5% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Si tratta del terzo volume più grande mai registrato. Infine, guardando ai settori dei pallet e dell’imballaggio industriale, che in Italia sono strategici per la logistica nazionale ed internazionale e continuare ad esportare il nostro made in Italy, secondo i dati Fitok, hanno registrato una crescita nei volumi di consumo (+6,80% circa da inizio anno a fine agosto), ma si trova ad affrontare da una parte l’aumento dei prezzi dei semilavorati da parte austriaca e tedesca e dall’altra il mercato ha difficoltà a riconoscere nel breve periodo questi aumenti.

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