Meteo

Il Servizio Meteorologico degli Usa: è iniziato El Niño nel Pacifico tropicale

Il fenomeno consiste in un riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico centro-meridionale e orientale che si verifica ogni 2-7 anni. La sua durata oscilla tra i 9 e i 12 mesi

di Pietro Menzani

 (NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration)

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È ufficialmente tornato El Niño: il Servizio Meteorologico degli Stati Uniti (Noaa) ha annunciato che il fenomeno si è sviluppato nell’Oceano Pacifico tropicale. Sembrano dunque trovare conferma le anticipazioni fatte dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) nel rapporto “Global annual-to-decadal update”, dove si collocava il suo arrivo entro la fine del 2026. Proprio in ragione di ciò, l’Omm ritiene possibile che il 2027 prenda il posto del 2024 come anno più caldo mai registrato.

Di cosa si tratta

El Niño consiste in un riscaldamento periodico delle acque superficiali del Pacifico centro-meridionale e orientale, di fronte alle coste dell’America Latina, che si verifica ogni 2-7 anni. L’aumento delle temperature è compreso tra 0,5 e 3 gradi. Il Noaa annuncia il presentarsi di questo fenomeno meteorologico quando le temperature delle acque dell’Oceano Pacifico equatoriale sono di 0,5 gradi superiori alla media per numerosi mesi consecutivi.

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El Niño dura solitamente tra i 9 e i 12 mesi. Insieme alla corrispettiva fase di raffreddamento - che, per analogia, prende il nome di La Niña - costituisce l’Enso (“El Niño-Southern Oscillation). Il fenomeno tende ad avere maggiore forza durante i mesi invernali e i suoi effetti sono più visibili nell’emisfero settentrionale. Infatti, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, il più recente evento significativo ha raggiunto il picco fra la fine del 2023 e l’inizio del 2024.

I possibili sviluppi

Secondo le previsioni, in autunno El Niño si intensificherà fino a raggiungere un livello considerato “moderato” o “forte”. I meteorologi ritengono che vi sia un 63% di probabilità che le temperature della superficie del mare superino i 2,0 gradi nell’area interessata dal fenomeno. E, se questa soglia viene superata, l’evento viene considerato “molto forte”.

«Non tutti gli El Niño sono uguali; ognuno è unico e lascia la propria impronta sul nostro clima. Il monitoraggio avanzato e una migliore comprensione dei modelli di El Niño consentono all’Nws di prevedere e preparare meglio il pubblico e i nostri partner principali a ciò che ci aspetta», ha spiegato Ken Graham, direttore del Servizio Meteorologico Nazionale (Nws) della Noaa.

Gli effetti

Tipicamente, durante un inverno caratterizzato da El Niño, la corrente a getto (jet stream) sopra il Pacifico settentrionale tende a spostarsi verso sud, portando la traiettoria delle tempeste sulla fascia meridionale degli Stati Uniti. Questa dinamica porta anche a condizioni più secche sulle Montagne Rocciose settentrionali e nelle valli dell’Ohio e del Tennessee. Per quanto riguarda le temperature, El Niño causa spesso inverni più caldi della media nel nord degli Usa.

Durante El Niño, poi, i venti in quota più forti tendono a sopprimere lo sviluppo di tempeste e uragani nel bacino atlantico, mentre i venti più deboli tendono a favorire lo sviluppo di cicloni tropicali nei bacini del Pacifico orientale e centrale. Noaa avverte che il rischio di inondazioni dovute all’alta marea potrebbe aumentare in alcune zone degli Stati Uniti, soprattutto sulla costa occidentale.

Gli effetti di El Niño si ripercuotono anche sulla fauna marina: il fenomeno causa anche cambiamenti nella migrazione di pesci e altri organismi oceanici: le specie che abitano acque calde si spostano verso nord, mentre le specie di acque fredde si spostano più a nord o in acque più profonde.

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