Change management

Il ruolo strategico della Direzione del personale nelle trasformazioni aziendali

In Italia le operazioni di M&A sono numerose, ma molte non raggiungono i risultati attesi perché trascurano l’aspetto umano

di Luca Brambilla* e Alessandra Cintelli**

 (Adobe Stock)

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In Italia ogni anno si concludono tra le 1.300 e le 1.400 operazioni di acquisizione o fusione. Secondo i dati di Borsa Italiana, il 2026 è partito molto forte: sono 454 le M&A (mergers and acquisitions) già messe a punto, in prevalenza piccole o nell’ambito del mid market.

Insieme all’iniezione di capitali, le M&A sono tra le modalità più potenti e più sofisticate per creare valore. Eppure, nonostante solidi modelli finanziari, advisor di livello e processi organizzativi strutturati, molte di queste operazioni non raggiungono gli obiettivi attesi. Le ragioni sono molteplici, ma una più di tutte è sottovalutata: quella relativa alle persone, che sono la leva strategica per accompagnare (o frenare) la creazione di valore.

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Spesso le due diligence si concentrano sui numeri e sui processi, non considerando la componente umana e le conseguenti dinamiche relazionali e di potere. Ogni operazione di M&A parte da presupposti razionali; cioè: fare sinergia, efficienza, crescita, espansione. Ma raramente vengono analizzati elementi come la qualità della leadership, le dinamiche di fiducia interna, le reti informali di potere, la cultura decisionale e la resilienza al cambiamento. Questi elementi non compaiono in un bilancio, ma determinano se quel bilancio crescerà o meno.

Quanto incide la qualità delle relazioni

Il rischio nascosto è la mancanza di coinvolgimento della Direzione HR nelle prime fasi di due diligence. Al contrario, le Risorse Umane dovrebbero stare da subito al tavolo delle negoziazioni per ragionare oltre l’attualità finanziaria e l’EBITDA, andando a incidere sulla capacità delle persone di continuare a generare business anche dopo il cambiamento. Diversamente l’HR finisce per gestire il post fusione, limitandosi a rivedere organigrammi, predisporre retention plans o redigere valutazioni più formali che sostanziali.

Un approccio riduttivo, perché le organizzazioni non funzionano solo per strutture ma per dinamiche relazionali. Le aziende comprano aziende ma ereditano persone. E la maggior parte dei problemi tra le persone sono di relazione, non di contenuto. Diversi studi mostrano che la qualità delle relazioni all’interno di un team è tra i principali driver delle performance.

Una vera “human due diligence” dovrebbe dunque rispondere a domande pragmatiche, sapere chi prende veramente le decisioni al di là dell’organigramma, chi influenza i comportamenti, quanto è alta la fiducia interna, se il management vuole restare o solo negoziare. È allora necessario un progetto culturale, altrimenti la somma delle due o più aziende non darà i risultati sperati (almeno non nei tempi attesi).

La guida per i primi cento giorni

In questa fase l’HR ricopre il ruolo di costruttore della nuova leadership che guiderà il cambiamento. Costruire una mappa delle influenze reali in azienda è un’operazione fondamentale nei primi cento giorni dall’M&A. Spesso, nelle organizzazioni in cui prevale l’incertezza su chi decide, i migliori talenti iniziano “a guardarsi intorno” e il middle management lavora sulla difensiva. Non solo. Imprenditori abituati all’autonomia si ritrovano dentro logiche che faticano a comprendere e i nuovi manager non hanno legittimazione interna. Ed ecco che i numeri del fatturato iniziano a ridursi.

Come incidere su queste dinamiche? Non facendo un nuovo piano industriale ma lavorando con le persone. Occorre chiarire i ruoli, costruire un linguaggio comune, identificare e valorizzare le competenze e le best practice interne. Soprattutto, bisogna costruire una leadership che ispiri fiducia e capace di prendere decisioni. Per cambiare serve coraggio.

Una nuova leadership

Il ruolo della Direzione HR è fondamentale per affiancare il Ceo nel processo di change management: l’obiettivo è creare un “leadership team” in grado di moltiplicare (e non disperdere) valore. In un contesto di M&A, un leader strategico deve essere in grado di dare da subito una direzione chiara e di comunicarla in modo continuo e coerente. Così saprà anche proteggere i collaboratori e i talenti chiave sui quali fare affidamento: è questo il team che lo aiuterà nel creare quel senso di “nuovo inizio” che, oltre a qualche comprensibile timore per ciò che non si conosce, porta con sé il naturale entusiasmo proprio di tutti i cambiamenti. Perché il cambiamento non è mai solo una questione di strategia: riguarda sempre le persone.

*Direttore Accademia di Comunicazione Strategica

**CHRO & Sustainability Italy Mitsubishi Chemical Group

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