Il ruolo della cattura e stoccaggio della CO2 nel processo di decarbonizzazione
Da sola non basta, ma sempre più governi le riconoscono un ruolo chiave. L’Italia gioca un ruolo di primo piano con il progetto di realizzazione, a Ravenna, di uno dei siti di stoccaggio della CO2 più grandi del mondo
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La Carbon Capture and Storage (CCS) consiste nella cattura della CO2 emessa da impianti di grandi dimensioni e nel suo stoccaggio permanente all’interno di formazioni geologiche profonde o giacimenti esauriti, impendendone così il rilascio nell’atmosfera.
Come sottolineato dall’Agenzia internazionale dell’energia, la via prioritaria per decarbonizzare resta la riduzione nella produzione e nell’uso di combustibili fossili e la parallela crescita delle energie rinnovabili.
Di conseguenza, la CCS non deve essere considerata una opzione per mantenere lo status quo negli attuali livelli di consumo di petrolio e gas naturale. Basandosi esclusivamente su questa tecnologia, sarebbe infatti necessaria la cattura di 29 miliardi di tonnellate metriche di CO2 entro il 2050 per limitare l’aumento della temperatura della superficie terrestre a 1,5 °C. Un dato ritenuto inconcepibile, pari a 66mila volte la capacità di cattura globale prevista al 2030.
Tuttavia, questo non significa che la CCS non possa rappresentare uno strumento prezioso per raggiungere gli obiettivi climatici al 2050, specialmente nei settori hard to abate, come la produzione di cemento o acciaio, che presentano difficoltà nel ridurre le proprie emissioni sulla base delle tecnologie ad oggi disponibili.
Ecco perché i governi di tutto il mondo stanno riconoscendo sempre più il ruolo, più o meno importante, di questa tecnologia nei loro piani climatici. Di tutti i Paesi che si sono ufficialmente impegnati in un percorso di zero emissioni nette, circa la metà contempla la CCS tra le tecnologie che potranno contribuire a raggiungere questo scopo.


