Gravi le conseguenze della farsa: un decennio perduto di crescita e stagnazione, in cui i governi occidentali hanno accumulato massicci debiti e le banche centrali hanno ampliato i propri bilanci con esperimenti tipo “quantitative easing”. Allo stesso tempo, la disuguaglianza economica, la fragilità sistemica e la polarizzazione politica si sono intensificate, rinforzando i dubbi asiatici non solo sulle idee occidentali, ma anche sulla leadership occidentale dell’economia globale.
La crescente sensazione che le prescrizioni politiche del mercato libero che comprendevano il cosiddetto Washington Consensus, e i politici che le avevano sostenute, avessero fallito alimentò l’ascesa delle democrazie illiberali e dell’autocrazia in Ungheria, Polonia, Turchia e in altri Paesi. Anche gli Stati Uniti – portavoce del capitalismo democratico occidentale – hanno fanno i conti con queste pressioni, esemplificate dall’elezione del presidente Donald Trump, che ha abbracciato il protezionismo e attaccato – almeno a livello retorico – il sistema di “checks and balances” alla base della democrazia americana.
Non sorprende che i dubbi asiatici sulle idee occidentali abbiano continuato a crescere. In Cina, il governo insiste sul fatto che scuole e università ripongano maggiore enfasi sull’insegnamento del pensiero cinese (una riforma che si affianca al desiderio del governo di consolidare la propria legittimità intellettuale e politica). Anche altri Paesi asiatici, come la Corea del Sud e l’India, stanno cercando di promuovere le proprie tradizioni intellettuali domestiche, anche se non da diretti competitor delle idee occidentali, almeno come tradizioni analitiche paritarie per comprendere il mondo.
Un’apertura per il “Resto”
A dirla tutta, Fukuyama e i teoreti democratici con idee affini non sono mai stati quegli assoluti sostenitori dell’Occidenti come volevano dipingerli gli esperti. Anzi, Fukuyama riconosceva che il sistema democratico liberale dominante dell’Occidente non fosse né inevitabile né applicabile in tutti i Paesi. Nel suo libro del 2014 Political Order and Political Decay: From the Industrial Revolution to the Globalization of Democracy , Fukuyama si spinse oltre, riconoscendo come la recente esperienza della Cina abbia dimostrato che «i governi autoritari possono talvolta essere più capaci di quelli democratici di rompere in modo decisivo con il passato».
Come osserva Robert Skidelsky della Warwick University, un problema chiave con il pensiero economico occidentale risiede nell’aridità intellettuale della categoria degli economisti. La Grande Depressione degli anni Trenta, osserva Skidelsky, ha prodotto l’economia keynesiana. La stagflazione degli anni 70 ha prodotto il monetarismo di Milton Friedman, che ha rivoluzionato la formulazione delle politiche. Eppure, un decennio dopo l’inizio della Grande Recessione, non c’è consenso su una svolta nel pensiero economico occidentale dominante.