Il ritorno dei “valori asiatici”
di Andrew Sheng
9' di lettura
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HONG KONG – Nel 1998, quando l’ascesa economica della Cina era appena ai suoi albori, Kishore Mahbubani scatenò una sorta di tempesta intellettuale globale con il suo libro Can Asians Think? Vent’anni dopo, con l’Asia che forma il cuore dell’economia mondiale, e la Cina che sfida gli Stati Uniti per l’egemonia nella regione Asia-Pacifico e anche per la leadership globale, la domanda di Mahbubani guadagna una nuova, e forse più profonda, risonanza.
C’è da dire che Mahbubani non si chiedeva se agli asiatici mancassero le abilità cognitive degli altri, si domandava se l’Asia – una regione che comprende Paesi del tutto differenti, dal Giappone a Singapore – possedesse un proprio quadro intellettuale, un quadro che non rientra nel paradigma occidentale dominante. C’erano forse specifici valori asiatici a cui le persone della regione si attenevano? E questa domanda era ancora una strada praticabile per comprendere il funzionamento di una regione che si stava rapidamente modernizzando?
Alcuni osservatori rispondevano alla domanda di Mahbubani asserendo che i principali valori asiatici – come il duro lavoro, il pragmatismo e la famiglia – non sono esclusivi dell’Asia. Altri ribattevano che i valori asiatici non solo fossero unici, ma anche superiori a quelli dell’Occidente. Mahbubani concordava sul fatto che l’Asia avesse i propri valori e le proprie tradizioni intellettuali, che a suo avviso meritavano almeno pari rispetto e considerazione di quelli dell’Occidente – visti anche i mediocri risultati del sistema occidentale. Nel momento in cui Mahbubani pubblicò il suo libro, la crisi finanziaria asiatica del 1997 aveva appena decimato molte delle economie della regioni, grazie – e di questo erano convinti molti asiatici – alle predominanti idee economiche occidentali.
Oggi, 20 anni dopo che Mahbubani diceva la sua su quello che è diventato noto come il “dibattito sui valori asiatici”, parlare del carattere intellettuale distintivo dell’Asia riguadagna popolarità ancora una volta, grazie in parte all’assertiva leadership politica del presidente cinese Xi Jinping e del primo ministro indiano Narendra Modi. E si solleva una domanda tripartita: Cosa possiamo imparare dal dibattito sui valori asiatici? Quali aspetti trascura? E in che modo potrebbe essere più proficuo?


