Titoli e depositi

Il risparmio delle famiglie cresce del 7%, Roma e Milano fuori dalla top 20

Più ricchezza a prezzi costanti sul 2018: titoli a custodia su del 20%, in banca giù del 2%. Si allarga il divario pro capite Bolzano-Crotone

di Michela Finizio

3' di lettura

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Sale il risparmio degli italiani fermo sui conti correnti o investito in titoli di Stato. In termini nominali l’aumento delle somme detenute dalle famiglie consumatrici è del 25,6% rispetto al 2018; invece a parità di potere d’acquisto — cioè attualizzando gli importi del 2018 ai prezzi di oggi — si riduce a +7,1 per cento. Ma il trend ha due velocità: negli ultimi sei anni i risparmi investiti in titoli — complice il grande recente ritorno dei BTp — sono saliti del 20% a prezzi costanti; mentre i depositi bancari hanno perso il 2% circa. A dirlo sono i dati Infostat della Banca d’Italia, rielaborati dal Sole 24 Ore del Lunedì, aggiornati ad aprile scorso.

In particolare, in 68 province delle 103 monitorate (sono escluse le province sarde in mancanza di dati confrontabili su più anni) i conti correnti delle famiglie chiudono in calo rispetto al 2018, sempre ragionando a prezzi costanti: qui l’impatto dell’inflazione ha eroso il potere d’acquisto. E l’effetto più evidente si rileva ad Alessandria (-10,2%), Rimini (-11%) e Macerata (-14,4%).

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Come cambia il mix dei risparmi

In termini nominali complessivamente ci sono comunque più soldi rispetto a sei anni fa nelle tasche delle famiglie, ma le scelte di risparmio stanno cambiando. Venuto meno l’effetto degli accumuli di liquidità post Covid, alimentati dal blocco dei consumi durante la pandemia, le somme trattenute nei depositi bancari sono tornate a calare (-2,5% da aprile 2023 ad aprile 2024), complice l’aumento dei tassi di interesse e quindi l’appeal crescente di investimenti più convenienti: anche se sui conti correnti resta circa il 30% del risparmio familiare, le cifre investite nei titoli a custodia alla fine del primo trimestre 2024 hanno toccato quota 925 miliardi euro, 218,5 miliardi in più rispetto al dato consolidato di fine marzo 2022 (+22,7%).

Rispetto al 2022 — quando si registrarono le prime fiammate dei prezzi — il saldo totale dei depositi bancari delle famiglie consumatrici è crollato di 59 miliardi di euro, da 1.173 miliardi a 1.114 miliardi. In questo periodo le famiglie hanno dovuto attingere ai propri risparmi per far fronte al caro vita e all’incremento dei tassi di interesse sui prestiti. Ad essere cambiato, infatti, è il valore del denaro: attualizzando la liquidità ferma nei depositi bancari al costo della vita di oggi — attraverso l’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati — emerge l’erosione del potere d’acquisto.

L’effetto soglia e i BTp

Ci sono province come Bolzano, Brescia e Sondrio in cui la ricchezza complessiva delle famiglie (titoli a custodia più depositi) è aumentata, anche in modo marcato, rispetto al 2018: in 41 province su 103 l’aumento supera il trend medio nazionale.

Osservando i soli conti correnti, spiccano Ragusa, Trieste, Gorizia, Udine, e altre province pugliesi come Lecce e Brindisi, che chiudono il periodo esaminato con una crescita della liquidità in banca: 13 province registrano un incremento superiore al 3%, anche a prezzi costanti.

Ma come interpretare questi movimenti? In generale, dove la ricchezza pro capite è più elevata, accelera la corsa ai titoli in custodia: qui la volontà di investire alla ricerca di rendimenti maggiori alimenta la fuga dai conti correnti. Accade ad esempio a Rimini o a Pesaro Urbino, dove in sei anni le somme ferme sui depositi sono solo lievemente aumentate, mentre quelle investite nei titoli salgono quasi del 60 cento.

Nelle province meno dinamiche, infine, la ricchezza complessiva aumenta solo lievemente e i depositi perdono potere d’acquisto: tra queste realtà si incontrano alcuni territori del Centro Italia e del Nord Ovest, penalizzati da una crescita economica ridotta; che si affiancano alle storiche province del Mezzogiorno dove pesa l’impoverimento (come Crotone, Messina o Caltanissetta).

Si allarga la forbice

La geografia dei conti correnti in termini pro capite, comunque, resta immobile e riflette gli storici divari tra Nord e Sud: da un lato Bolzano e Milano (dove rispettivamente si registrano in media 29.100 e 26.400 euro pro capite nei conti correnti), dall’altro Crotone e Trapani (con 9.100 e 19.200 euro in banca). Ad essersi allargato, in modo progressivo, è solamente il divario tra i primi e gli ultimi: nel 2018 i crotonesi detenevano in media 15mila euro in meno rispetto agli alto atesini; oggi 20mila euro in meno. Una forbice che dimostra come i trend più recenti della ricchezza privata si siano tradotti in aumento delle disuguaglianze.


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