Il risiko dei taxi e la riforma a metà. In città un’auto ogni 2mila abitanti
In Italia ci sono 23.139 licenze di taxi e quasi 5mila autorizzazioni Ncc. Il prezzo medio di una corsa (5 km e 5 minuti) è di 12,18 euro mentre sale a oltre 20 euro per una corsa lunga (10 km e 10 minuti)
di Flavia Landolfi
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Un taxi ogni 2mila abitanti. O meglio, per essere precisi, 0,56 auto per mille persone. Non sono dati freschi, risalgono al 2019 e sono stati elaborati dall’Autorità di regolazione dei trasporti nella sua ultima Relazione annuale, quella del 2022.
Eppure sono dati “buoni” perché come in molti sanno in Italia poche cose sono immobili come le licenze per nuove auto di servizio pubblico non di linea.
Ferme da sempre. Paralizzate dalla mancata liberalizzazione del servizio che continua a funzionare impermeabile al tempo e anche allo spazio delle città che si allargano. Annunciata come una spallata all’immobilismo, con la promessa di aumentare il numero delle auto bianche nelle città, la riforma del governo ha fatto un passo indietro di fronte alle minacce della categoria. E l’aumento strutturale delle licenze a nuovi conducenti si è trasformata in una sperimentazione da gestire con il contagocce e solo in caso di eventi straordinari come imponenti flussi turistici.
La riforma
Il restyling uscito dal Consiglio dei ministri il 7 agosto con il decreto Omnibus prevede la possibilità da parte dei Comuni e degli enti locali di rilasciare, a titolo straordinario, licenze in più a nuovi operatori.
Nel dettaglio il decreto contiene la previsione per cui le città metropolitane, i capoluoghi e i comuni sede di aeroporti internazionali possono bandire il concorso straordinario, sino a un incremento del 20% rispetto alle licenze esistenti, aperto a nuovi operatori, «con una procedura più celere, certa e semplificata, rispetto all'assetto normativo previgente».








