Credito

Il risiko bancario ora punta su Bpm tra ipotesi rilancio su Mps e mire UniCredit

Gli analisti si attendono nuove mosse per rimescolare il settore e vedono all'orizzonte «un crescente consolidamento nel sistema creditizio italiano»

di Enrico Miele

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Spiazzata dall’Opas di Intesa Sanpaolo -Unipol su Banca Monte Paschi Siena , Banco Bpm resta uno degli istituti protagonisti del risiko, con gli analisti che si attendono nuove mosse per rimescolare il settore.

I primi a suggerire che la partita è ancora lunga sono gli analisti di S&P che citano sia l’offerta di Ca’ de Sass sul Monte che quella di Bpm per una fusione alla pari: «Sebbene gli esiti potenziali di queste operazioni siano incerti, nei prossimi mesi potrebbero emergere ulteriori operazioni o transazioni nel settore bancario italiano». L’agenzia di rating vede all'orizzonte «un crescente consolidamento nel sistema bancario italiano» con «ulteriori fusioni e acquisizioni, poiché le grandi banche cercano di aumentare le proprie dimensioni per far fronte alle sfide future».

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Da capire se e come si muoverà la politica, visto che in passato il governo Meloni è sceso in campo con il 'golden power' per difendere Bpm dall'assalto di Unicredit (anche se stavolta tra la Lega e FdI si registrano distinguo nel giudizio sull'Opas di Intesa). Ma la partita ora è soprattutto finanziaria. Più espliciti sono gli analisti di Deutsche Bank che sul titolo Bpm hanno “buy” e non escludono un rilancio da parte del ceo Giuseppe Castagna: «Nonostante una posizione difficile, Banco Bpm conserva diverse opzioni, tra cui la possibilità di una controfferta per Mps». La banca milanese potrebbe «decidere di proseguire il dialogo con il cda di Mps e tentare di strutturare un'offerta autonoma per competere» con quella di Intesa Sanpaolo. Ovviamente, «il supporto degli azionisti, con Crédit Agricole come principale controparte, è fondamentale per procedere con una controfferta». Senza dimenticare che Bpm rimane azionista del Monte con una quota di circa il 3% e «ha tutto l'interesse a massimizzare il valore del proprio asset in qualsiasi scenario». L’ultima carta è quella di valutare M&A alternativi, perché un accordo con Credit Agricole Italia «potrebbe generare sinergie e valore».

Secondo altri osservatori, però, potrebbe esserci un ritorno di fiamma di UniCredit, che «potrebbe procedere con l'offerta alla Commerz e valutare cosa fare in seguito in Italia, il prossimo anno o nel medio termine, se ad esempio Bpm rimarrà un'entità indipendente e se si raggiungerà un accordo con il suo principale azionista Credit Agricole» come scrive Barclays. Intanto, il mercato è in fermento.

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