Il credito

Il risiko bancario attende Mps, ma lo sguardo è già oltre l’Italia

Per gli avvocati d’affari Siena sarà al centro del consolidamento nei prossimi mesi. Eppure l’Europa si profila il vero banco di prova per gli istituti italiani, regolamentazione permettendo

di Luca Davi

3' di lettura

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Atteso, auspicato, per certi versi temuto, il risiko bancario continua a essere al centro delle attenzioni degli avvocati d’affari esperti di M&A. Un mondo che si ritrova accomunato da una certezza: e cioè che qualunque scenario aggregativo in Italia non potrà prescindere da Mps quale pezzo fondamentale del nuovo puzzle. Ma se questo è l’obiettivo di breve periodo, nel medio-lungo le banche italiane devono guardare oltre confine. Il 2023, come noto, è stato l’anno dell’avvio dell’uscita del Mef di Mps. Il 2024 si profila dunque come l’anno dell’alleggerimento definitivo. Con quali modi (e tempi) lo si vedrà. «Il lavoro fatto dal management di Mps in questi anni è molto buono – spiega Michele Crisostomo, partner e fondatore di Cappelli Rccd – e stante il percorso di uscita del Governo dall’azionariato dalla banca, che renderà la banca sempre più una public company, è difficile immaginare un terzo polo bancario in Italia senza Siena». Tuttavia, aggiunge l’avvocato d’affari ed ex presidente Enel, oggi il «risiko bancario appare in pausa: in un contesto in cui il margine di interesse vive una grande vivacità, i multipli attuali non favoriscono le fusioni e quindi raffreddano il processo di consolidamento». Una lettura condivisa anche da Paolo Sersale, managing partner per l’Italia di Clifford Chance, secondo cui «c’è spazio per un ulteriore consolidamento delle attività bancarie in vista di un loro efficientamento e ha molto senso avere un terzo polo bancario nazionale». Tuttavia, aggiunge Sersale «non credo che oggi ci sia ancora sufficiente pressione per un’accelerazione che è ancora opportunistica. Più realistico che si assista a qualcosa una volta che si registrerà un riallineamento dei tassi su impieghi e depositi, magari tra fine 2024 e inizio 2025». Mentre l’attenzione degli operatori è concentrata, inevitabilmente, sugli scenari di M&A nel territorio nazionale - che coinvolgono Mps, UniCredit, BancoBpm, Bper, Pop Sondrio in un gioco a perimetro variabile - resta da chiedersi se ci sia però anche spazio per operazioni cross-border, come anche la Vigilanza bancaria europea auspica. Per Crisostomo ci sono pochi dubbi. «Le banche italiane devono guardare oltre confine anche per seguire i nostri imprenditori verso l’estero, con un network di supporto verso i paesi di approdo. Pensiamo alle banche spagnole in Sud America o alle francesi su scala globale: Unicredit, che ha la scala che permette di avere una capillarità, ne è un esempio con l’operazione fatta con Grecia e Romania».

«Il settore bancario italiano sembra in generale solido e molte banche italiane paiono pronte a guardare ad operazione di aggregazione e consolidamento – dice Andrea Giannelli, senior partner di Legance – Tuttavia, per quanto alcuni istituti bancari italiani primeggino, per dimensioni e valore, anche in ambito europeo, la sensazione è che allo stato essi siano focalizzati più su potenziali operazioni di consolidamento sul territorio nazionale, piuttosto che ad espansioni cross-border od operazioni aggregative con altri leader del mercato europeo». Anche perché resta un nodo da sciogliere: quello regolamentare. «Al di là degli auspici siamo in una situazione in cui la normativa europea non è ancora sufficientemente armonizzata e anzi manca condivisione sui depositi - chiosa Sersale - Inoltre le autorità locali sono riluttanti a cedere giurisdizione». Il nodo di fondo, nota Francesco Lombardo, partner di Freshfields Bruckhaus Deringer, è che «la mancanza di un sistema bancario unico in Europa non agevola di certo la competizione e, di sicuro, non facilita la concertazione di operazioni trans-nazionali». Se da un lato «è comprensibile che si voglia evitare il fenomeno del “too big too fail”, visto anche cosa ci si porta dietro dalla crisi del 2008, dall’altra parte vale per l’Europa quanto detto anche per l’Italia: basta col piccolo e bello». Del resto «siamo di fronte ad una scelta: diventare presto o tardi target di colossi di rilevanza globale, oppure, preparare il terreno per la nascita di campioni europei che possano partecipare alla competizione e avere le spalle larghe per affrontare un mercato sempre più ampio e senza confini continentali. Le banche italiane possono avere un ruolo significativo nello scacchiere europeo».

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