Il rischio bolla, l’incognita Fed, l’opportunità Bce
3' di lettura
3' di lettura
Il brutto, il cattivo ed il buono: il rischio bolla finanziaria (il brutto) è stato gestito in passato grazie Alla rete di sicurezza rappresentata dalla cooperazione tra banche centrali, nei fatti incardinata sulla disponibilità della Fed a concedere crediti in dollari. Ma se oggi si avanzano dubbi sul poter ancor fare affidamento sul ruolo della Fed (il cattivo), aumentano le opportunità per sviluppare il ruolo della Bce aumentano il peso internazionale dell’ euro (il buono).
Il punto di partenza non può che essere la rete di sicurezza che le banche centrali hanno inaugurato a partire dal dicembre del 2007. Se è vero che già da decenni le banche centrali avevano utilizzato linee di credito reciproche per affrontare soprattutto le tematiche legate alla dinamica dei tassi di cambio, come all’indomani dell’ 11 settembre del 2001, per attutire gli effetti economici dell’attacco terroristico, la data del 2007 rappresenta uno spartiacque, visto che gli accordi di credito con cui la la Fed alimentava, creando dollari, la capacità di credito di altre banche centrali furono sottoposti ad un battesimo del fuoco allo scoppio della Grande Crisi Finanziaria: nel periodo tra il settembre 2008 ed il gennaio 2009 furono utilizzati complessivamente 586 billioni di dollari per gestire l’instabilità finanziaria mondiale, causata dall’effetto domino innescato dal fallimento di Lehman Brother.
In quel tragico 15 settembre, la quarta più grande banca d’investimento del mondo, con 25000 dipendenti in tutto il mondo, crollò come un castello di carte: la crisi finanziaria, partita da Wall Street, divenne mondiale, e poi si trasformò nella più dura recessione dal Dopoguerra. La rete di sicurezza, con cui la Fed creava dollari, alimentando simultaneamente non solo la sua capacità di fornire credito, ma anche quella delle altre maggiori banche centrali dei Paesi avanzati risultò uno strumento decisivo per mitigare i costi reali e finanziari di quella Grande Crisi.
La stessa rete di sicurezza rientrò nuovamente in azione nel maggio 2010, e divenne un patto permanente nel 2013: gli accordi di credito legarono la Fed ed altre cinque banche centrali – la Bce, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Giappone, la Banca centrale svizzera, la Banca centrale canadese. La rete risultò nuovamente uno strumento cruciale per garantire la stabilità finanziaria internazionale nel marzo del 2020, quando occorreva rispondere in maniera coordinata e sistematica alla crisi innescata stavolta da una miccia non economica: il virus pandemico Covid-19; altri nove Paesi entrarono nella rete di accordi reciproci; altri 500 bilioni di dollari entrarono in azione. Da allora lo strumento si è sempre più rinforzato: al 2020 si contavano 170 accordi bilaterali reciproci tra banche centrali.
Il meccanismo che spiega il successo della rete di sicurezza è quello su cui si fondò l’ormai famosa azione di politica monetaria basata sulle tre parole pronunziate da Mario Draghi il 26 luglio 2012 - “Tutto (quello che sarà) il necessario”: la credibilità. I mercati finanziari rispettano gli annunzi monetari credibili, mentre attaccano quello che non lo è. Se è credibile una rete di sicurezza in cui la banca centrale che crea l’attività finanziaria in assoluto più sicura – il dollaro – è pronta ad alimentare non solo le sue necessità, ma anche quelle di altre banche centrale “per quanto sarà necessario”, al fine di affrontare – per prevenire o gestire – una crisi finanziaria sistemica, la sua probabilità di essere efficace è alta. Ed infatti finora la rete ha funzionato.








