Migranti e imprese innovative

Il rischio di bloccare anche l’ingresso di talenti qualificati

Gli immigrati hanno avuto un ruolo fondamentale nella creazione di alcune delle più grandi aziende tecnologiche statunitensi. Tra queste figurano società come Google, Uber, e le stesse Tesla e SpaceX di Elon Musk

di Alfonso Giordano

Il muro al confine meridionale degli Stati Uniti, visto da Mexicali, in Messico

3' di lettura

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Le restrizioni sull’immigrazione già avviate dall’amministrazione Trump si preannunciano come un fattore di destabilizzazione non solo per i settori tradizionali dell’economia americana, ma anche per quelli ad alta intensità di conoscenza.

Mentre l’attenzione pubblica si è concentrata sulla possibile espulsione di milioni di lavoratori irregolari, meno dibattuta è la questione sull’afflusso di talenti qualificati sul suolo americano che rischia di compromettere la leadership tecnologica degli Stati Uniti.

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Una delle misure più significative ha riguardato l’inasprimento dei criteri per l’ottenimento dei visti H-1B, utilizzati da professionisti altamente qualificati per lavorare negli Usa. Secondo il National Foundation for American Policy queste politiche hanno portato, durante il primo mandato di Trump, a frenare anche questi ingressi.

Già nel primo mandato alla Casa Bianca, le politiche di Trump - giudicate poi illegali da tribunali federali - hanno portato a tassi di rifiuto elevati per le richieste di visti H-1B del 24% nel 2018, del 21% nel 2019 e del 13% nel 2020, rispetto al 6% nel 2015 prima dell’elezione del leader repubblicano.

Una ricerca dell’American Immigration Council spiega come i lavoratori H-1B, specialmente nei settori Stem - Science, Technology, Engineering e Mathematics - non solo contribuiscano alla crescita economica, all’innovazione e all’aumento dei salari medi, ma colmino lacune critiche nel mercato del lavoro e creino opportunità per i lavoratori statunitensi. Inoltre, i dati forniti dalla stessa organizzazione non profit sottolineano come le competenze degli H-1B siano state fondamentali anche durante emergenze nazionali, come la pandemia di Covid-19. Va, infatti, ricordato che circa un medico su quattro che opera negli Stati Uniti è nato fuori dai confini del Paese, laureato in medicina all’estero. Il numero di medici arrivati dall’estero è ancora maggiore nelle aree svantaggiate, essenzialmente nelle zone rurali e a basso reddito del Paese, dove molti medici nati negli Usa non vogliono lavorare .

Gli immigrati hanno avuto un ruolo fondamentale nella creazione di alcune delle più grandi aziende tecnologiche statunitensi. Tra queste figurano società come Google, Uber, e le stesse Tesla e SpaceX di Elon Musk. Uno studio della National Foundation for American Policy ha analizzato il ruolo fondamentale svolto dagli immigrati nella creazione di imprese “unicorno”, definite come startup private del valore di un miliardo di dollari o più. Si rileva che gli immigrati hanno fondato più della metà (319 su 582, pari al 55%) di queste aziende. Eventuali restrizioni all’immigrazione qualificata potrebbero quindi limitare la nascita di nuove imprese innovative, con ripercussioni sull’intero ecosistema imprenditoriale americano.

Anche le università, tradizionalmente di eccellenza, svolgono un ruolo importante. Secondo gli economisti Michel Beine, Giovanni Peri e Morgan Raux, l’aumento della presenza di studenti stranieri nelle università statunitensi è correlato a una maggiore nascita di startup, spesso frutto della collaborazione tra laureati americani e stranieri. D’altronde, la competizione globale per i talenti si intensificando. Un rapporto dell’Ocse mostra come Paesi quali Nuova Zelanda, Svezia, Svizzera e Regno Unito stiano implementando politiche migratorie più flessibili per attrarre lavoratori qualificati, mentre gli Stati Uniti rischiano di perdere il loro tradizionale vantaggio competitivo in questo ambito.

Politiche restrittive anche verso i qualificati potrebbero spingere molti imprenditori tecnologici verso altri Paesi. Il Canada, per esempio, ha visto un aumento nelle startup fondate da ex residenti negli Stati Uniti negli ultimi anni.

Di fronte a queste evidenze empiriche cosa farà Trump nel suo secondo mandato? La sua coalizione è divisa tra la fazione nazionalista del Maga, contraria all’aumento dell’immigrazione, e la componente pro-business, rappresentata da Musk e Vivek Ramaswamy, che vede nei lavoratori qualificati un’opportunità per l’innovazione.

Trump si è schierato a favore dell’immigrazione altamente specializzata, considerandola essenziale per la crescita economica a lungo termine. Ha sostenuto l’idea di concedere la carta verde ai laureati stranieri per trattenerli nel Paese, evitando una perdita di talenti. Tuttavia, il suo passato suggerisce politiche restrittive, soprattutto sull’immigrazione irregolare. Il suo recente allineamento con il settore tecnologico potrebbe indicare un’apertura, ma resta da vedere quale fazione prevarrà nella sua amministrazione. Gli Stati Uniti hanno costruito la propria potenza economica sulla capacità di attrarre le migliori menti da tutto il mondo. Chiudere le porte non significa solo un rischio immediato per alcuni settori, ma un freno strutturale allo sviluppo di lungo periodo.

Luiss - Demography and Social Challenges

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