Banga (World Bank): «Jobs for young people is the best way to eliminate poverty in developing countries»
di Gianluca Di Donfrancesco
di Davide Madeddu
3' di lettura
3' di lettura
Dagli scarti della lavorazione del granito una materia prima più pregiata: dai feldspati (minerali importanti come materia prima per le industrie ceramiche) alle terre rare. L’economia circolare inizia nella cava e continua poi nella discarica con il recupero e il riutilizzo, dopo alcuni trattamenti, degli scarti delle prime lavorazioni. La sperimentazione parte dalle cave di granito di Buddusò in provincia di Sassari e arriva sino all’Università di Ferrara.
È lungo questa linea che nasce il progetto di ricerca Life Regs II (Recycling of Granite Scraps II), finanziato dall’Unione europea (coordinato dal partner industriale Internazionale Graniti SpA di Masera nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola) e guidato dalla professoressa Carmela Vaccaro del dipartimento di Scienze dell’ambiente e della prevenzione dell’Università di Ferrara.
«L’obiettivo di Life Regs II è realizzare una tecnologia innovativa con cui, a partire da sfridi di granito, cioè dagli scarti residui dell'attività estrattiva, si possano produrre minerali fondenti per l’industria ceramica – dice la docente –. I risultati attesi sono importanti: la rimozione di 47.000 tonnellate di sfridi di granito e la rinaturalizzazione di dieci ettari di paesaggio con un totale di 200 tonnellate di CO2 non emesse».
La sperimentazione ha permesso di appurare che gli scarti del granito contengono anche elevate percentuali (fino al 15%) di allanite, un minerale magmatico raro che si caratterizza per essere ricco di terre rare (lantanio, cerio, praseodimio, samario e neodimio) e interessanti quantità di ferro, tantalio e niobio. Si distinguono da altri graniti per concentrazioni utili di Germanio e Gallio, elementi importanti per la produzione di componenti green come ad esempio pannelli solari.
Il riutilizzo degli scarti provenienti dalle discariche delle cave di granito ha un altro effetto sulla catena dei prodotti ceramici. «Una volta avviato il processo che porta a sfruttare questi materiali – aggiunge la docente – non si dovrà più dipendere da quelli che arrivano da Turchia o Cina, raggiungendo contemporaneamente due obiettivi: risanare le aree interessate da questi scarti e sfruttare la potenzialità locale». Non solo, un altro utilizzo riguarda l’ambito dell’automotive. «Parecchi materiali estratti – aggiunge ancora – possono trovare impiego proprio in questo settore che, sia per quanto avviene negli scenari internazionali sia per i rincari, hanno difficoltà a reperirli sui mercati».