Il lutto

Il ricordo del «verde» Monguzzi, per tutti un lottatore

Dalla militanza giovanile alla sua battaglia contro la vendita di San Siro: non ha mai fatto sconti nemmeno alla sua parte politica. Si è spento dopo una veloce malattia

di Sara Monaci

CARLO MONGUZZI  CONSIGLIERE E' MORTO CARLO MONGUZZI - FOTO ARCHIVIO 7146

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Carlo Monguzzi, storico leader dei Verdi a Milano e in consiglio comunale, non c’è più: si è spento dopo una breve malattia, a 74 anni. In queste ore tutti ricordano le sue battaglie, vere e sincere, senza indugi, che hanno caratterizzato sempre la sua politica e soprattutto i suoi ultimi anni, durante i quali non ha risparmiato critiche feroci alla stessa maggioranza di centrosinistra, che pure aveva sostenuto alle amministrative.

I temi che ultimamente lo avevano appassionato sono stati la visione urbanistica milanese, secondo lui poco lungimirante e incapace di dare risposte ai più deboli, e la vendita di San Siro, contro cui si è sempre schierato animatamente, ritenendola un’operazione speculativa che avrebbe avvantaggiato solo le due squadre, ma non la città.

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La sua voce arrivava da sinistra, ed è questo che faceva più male alla giunta milanese. Ma c’è di più: Monguzzi era anche ascoltato. Dagli altri politici, dalla cittadinanza, dai giornalisti, dalle associazioni. Era una voce feroce e al tempo stesso pacata. Franco e diretto, ma mai sgarbato. Un mix potentissimo che lo ha reso protagonista di una lunga stagione politica a Milano. Per lui, professore di matematica, la politica era diventata la sua vita da decenni: il suo però non era solo il punto di vista di un ambientalista, ma anche di un uomo a favore dei diritti civili, attento osservatore delle dinamiche cittadine così come di quelle internazionali.

Considerato - soprattutto dal centrosinistra - spesso velleitario e troppo ideologico, Monguzzi non ha mai tradito se stesso. Anche il sindaco Giuseppe Sala lo ha ricordato così: «se ne è andato un lottatore. Spesso non la vedevamo allo stesso modo, ma lo rispettavo per il suo impegno politico e il nostro affetto reciproco non è mai venuto a mancare. Era l’unico che in aula consiliare si rivolgeva a me non con “Sindaco”, ma con “Beppe”. Chi non frequenta la politica non può capire come possano coesistere duri scontri pubblici e solidi rapporti privati. Anche l’ultima volta che è venuto nel mio ufficio, nei mesi scorsi, avevamo discusso animatamente e ci eravamo lasciati con un abbraccio». In questa descrizione c’è tutto Carlo Monguzzi, militante dal volto umano.

Il suo ultimo incarico è stato quello di consigliere milanese con Europa Verde. Era nato a Milano, era diventato ingegnere chimico al Politecnico, quindi insegnante di matematica.

E poi, senza sosta, attivista: negli anni Settanta si unisce al movimento studentesco e negli anni Ottanta è tra i fondatori di Legambiente. All’inizio degli anni Novanta approda alla politica regionale, diventando assessore all’Ambiente tra il 1993 e il 1994 (e da lì firma una legge in anticipo sulla normativa nazionale, per rendere la Lombardia la prima Regione in Italia ad avere un sistema di raccolta differenziata).

Tra le sue battaglie degli anni successivi ricordiamo quella contro il traffico illecito di rifiuti, il nucleare, ma anche a favore della popolazione carceraria e di una ì maggiore trasparenza nelle istituzioni. Fino ad arrivare, appunto, alla più attuale lotta contro la vendita dell’area dello stadio Meazza, che lo spinge a dimettersi dalla presidenza milanese della Commissione ambiente e mobilità.

In consiglio comunale ci entrò nel 2011, con Giuliano Pisapia sindaco. Durante l’amministrazione Sala diventò più critico e si ricordano ancora gli scontri animati in aula di cui era protagonista. Il suo occhio vigile non ha mai smesso di guardare anche al contesto politico internazionale, denunciando la guerra a Gaza, srotolando a Palazzo Marino la bandiera palestinese e chiedendo lo stop al gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. La mozione fu respinta: è una delle sue tante battaglie rimangono. Eppure nel giorno della sua morte tutti rendono onore alle sua forza da lottatore, anche quella contro la sua malattia e la morte.

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