Le città

Il real estate prevede la ripresa agganciata al calo dei tassi

Alto costo del denaro, inflazione e caos normativo continuano a frenare molte operazioni di sviluppo e riqualificazione immobiliare ma spunta un interesse selettivo su hotel, glamping e logistica

di Laura Cavestri

4' di lettura

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L’inflazione, il costo dei materiali edili, i tassi d’interesse impennati che hanno paralizzato l’erogazione dei mutui e chiuso il “rubinetto” dei prestiti agli sviluppatori, i fallimenti dei colossi cinesi del mattone e delle grandi illusioni di edificare “a costo zero” in Europa, che ha mandato in bancarotta società immobiliari, il cui caso più eclatante è il crollo dell’impero dell’austriaco Benko.

È stato un anno difficile, il 2023, per il real estate. Dopo i numeri record del 2022, il motore si è ingrippato. L’agognata ripresa – a partire dal 2024 – si fa attendere, perché legata al taglio dei tassi d’interesse da parte della Bce, che dovrebbe far scendere il costo del denaro sia per i grandi investitori sia per chi dai mutui dipende per comprar casa. Ora la “lattina” del cambio di passo è stata calciata in avanti, alla seconda metà del 2024, con un’effettiva inversione di rotta attesa per il 2025.

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«Il 2023 è stato un anno difficile – ammettono gli avvocati Dario Spinella ed Emanuela Molinaro, dello studio internazionale Simmons & Simmons (attivo a Milano dal 1993 e per il quale il real estate “cuba” circa un 25% di un fatturato complessivo di oltre 30 milioni) –. L’anno scorso è stato per lo più dedicato all’asset management e ad alcune episodiche operazioni di rifunzionalizzazione, come quella di Scalo Farini a Milano, che nascono già con una visione di lungo periodo. Ora qualcosa si muove. Anche se il mercato immobiliare italiano è meno reattivo e più vischioso. Dunque, un vero e profondo repricing non c’è stato».

Per Spinella e Molinaro (quest’ultima già responsabile del real estate di Orrick e giunta in Simmons & Simmons un anno fa con un team, a riprova che l’immobiliare è un settore su cui gli studi legali stanno aumentando gli investimenti) «il problema resta la difficoltà delle banche a finanziare operatori immobiliari anche dotati di equity. Per operazioni di bridge financing richieste da solidi operatori, ci siamo visti rifiutare finanziamenti da più istituti. Per questo, stiamo provando a ragionare su operazioni che coinvolgano il private debt, veicoli di cartolarizzazioni per supportare le necessità dei clienti».

«Ogni anno a Londra facciamo riunione a settembre coi grandi investitori internazionali del real estate – ha detto Federico Sutti, responsabile del desk real estate di Dentons (nel 2023 69,5 milioni e il 10% è il real estate) –. Su 24investitori, 12 hanno detto di vedere la ripresa non prima di fine 2024 e l’altra metà non prima della fine del 2025. Finchè i tassi non scendono, la situazione non varia. Difficile comprare un asset immobiliare con rendimenti al 3 o 4% quando i Bot sono al 5 per cento. Il mercato real estate è dinamico se la redditività arriva a 5, 6 o 7 per cento. Quando il denaro costava poco, i rendimenti potevano attestarsi al 3 o 4%, oggi lo stesso immobile non lo si vende a meno del 6 per cento. Difficile che in queste condizioni di mercato e di tassi l’immobiliare possa ripartire. E non basterà il primo annuncio di taglio da parte della Bce. Bisognerà portare i tassi sotto una certa soglia e poi occorreranno circa sei mesi per cominciare a vedere la chiusura dei primi deal».

Sui 110mila euro al metro quadrato pagati da Lvmh per l’acquisto di un edificio iconico in via Montenapoleone, Sutti è netto. «È un’operazione strategica sotto altri aspetti, non rappresentativa del real estate e dell’attuale situazione di mercato. I settori che mostrano più vivacità sono hotel, logistica. Si parla di data center ma servono due-tre anni, è un settore che, per sua natura, ha iter più lunghi di sviluppo».

Sulle costruzioni – concordano tutti gli avvocati – le norme sono vecchie di 50 anni e sono ora applicate, da parte della magistratura, con le ultime prese di posizione a Milano, in modo restrittivo. Per tutti , è essenziale che ci sia un intervento legislativo interpretativo al più presto. Il rischio è di paralizzare la ripresa e allontanare quegli investimenti che, ad esempio sul mercato Uk, sono ripartiti.

«È vero che il repricing non è ancora completo e che lo spread tra venditore e compratore ancora non si è riavvicinato – ha spiegato Francesco Macrì, head of Real Estate per Orrick Italia – ma in questo 2024 ci sono importanti differenze rispetto all’anno scorso. C’è un’inflazione sensibilmente calata e un orizzonte di primo taglio dei tassi già a giugno. Se sino a qualche mese fa si faticava a vedere, negli investitori, l’interesse, oggi sono tornati a valutare le operazioni e a selezionare asset per potenziali operazioni». Per Macrì resta un interesse “selettivo”: «Oltre all’inossidabile logistica – conclude Macrì – i settori che mostrano più dinamismo sono hotel e data center. Inoltre, sebbene di nicchia, cresce un certo interesse per attività alternative, ad esempio camping/glamping e tutto quello che fa parte, nell’operational real estate, della dimensione leisure».

«Spesso veniamo qualificati come studio Boutique, ma credo che questa definizione non sia calzante per noi perché impostiamo lo svolgimento di ogni incarico con approccio sartoriale – spiega Antonio Belvedere, fondatore dello studio milanese BLV - Belvedere & partner –. Non abbiamo subìto rallentamenti nell’anno 2023 malgrado le difficoltà del settore immobiliare, in quanto abbiamo fatturato quasi dieci milioni».

Pensiamo , ha aggiunto Belvedere, che «comunque il settore immobiliare potrà avere a breve una ripresa, considerando le prossime riduzioni dei tassi da parte della Bce e nell’auspicio che le situazioni create a Milano dagli interventi della magistratura si possano risolvere. È però necessario rendersi conto di quanto i rincari dei costi di materiale di costruzione dovuti prima alla pandemia, poi alla guerra in Ucraina e all’incauto Superbonus abbiano reso particolarmente difficile l’accessibilità alla casa per i ceti medi e medio-bassi».

«Occorre che il Governo – ha concluso l’avvocato – , le amministrazioni locali, gli operatori immobiliari e le loro associazioni si attivino per trovare forme, sia sotto il profilo procedurale che fiscale, per far sì che la casa diventi maggiormente accessibile anche per i ceti meno abbienti. In tal senso il nostro studio si sta attivando anche con confronti con il Governo».

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