Il Real estate avverte la frenata e fa rotta sulla riconversione Esg
Gli studi sono concentrati sulla chiusura delle operazioni avviate nel 2022 ma studiano nuove formule per l’asset management e per trovare investitori alternativi al circuito di banche e fondi
di Laura Cavestri
4' di lettura
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mantenere avviato il motore in attesa di ripartire. Andare a chiudere deal e operazioni avviate nei mesi scorsi. Ma anche riposizionare l’offerta di prestazioni dal dinamismo di cessioni/acquisizioni a una più attenta manutenzione in ottica asset management. La “gelata” sugli investimenti immobiliari, in Europa e in Italia, impatta anche sull’attività degli studi legali che, tradizionalmente, sono specializzati su questo segmento.
Dopo l’inatteso exploit del post covid, con una virata decisamente positiva degli investimenti in tutte le asset class, dall’ultimo trimestre del 2022, il comparto sconta un rallentamento evidente. Sia sul lato degli investimenti sia su quello dello sviluppo immobiliare, imponendo un cambio di rotta anche all’attività degli studi.
In Italia dal 2015, Dentons ha tra le principali aree attività il settore Real Estate, soprattutto M&A. Ad aprire la strada, il managing partner Federico Sutti, con un team che oggi conta 24 professionisti (su un totale di 170) solo sull’immobiliare. «Siamo cresciuti molto negli ultimi 2-3 anni, assieme al settore in Italia – spiega Sutti – ma da settembre osserviamo un rallentamento per l'aumento dei tassi che hanno fortemente accresciuto i costi di finanziamento e l'inflazione che ha incrementato i costi di costruzione. Molte delle operazioni che stiamo chiudendo sono un “residuo” dell’attività avviata nell’estate 2022. Viaggiavamo a una media di cinque nuove operazioni al mese e 45 operazioni chiuse l’anno. Da settembre ad oggi abbiamo iniziato a lavorare solo su 10 nuove operazioni straordinarie. Siamo impegnati su un certo dinamismo degli hotel, mentre notiamo un rallentamento nella logistica». Sul tema, proprio in questi giorni, di case più ”accessibili”, la posizione di Sutti è chiara: «Complessivamente l’aumento sia dei costi di costruzione che di finanziamento fa sì che sotto a una certa soglia non si riesca più a sviluppare. Per avere un minimo di margine e offrire un rendimento che non porti l’investitore verso i titoli di Stato o altri asset, oggi diventa necessario acquistare i terreni a prezzi più bassi di quanto i venditori siano attualmente disponibili ad accettare».
«Affianchiamo i nostri clienti lungo tutta la vita dell'investimento – spiega Nicola Franceschina, responsabile della practice Real Estate italiana di Freshfields Bruckhaus Deringer – dalla strutturazione, all’acquisizione, alla gestione e fino alla dismissione: ciò ci offre una buona visibilità sui movimenti del mercato nelle diverse asset class». Con un team integrato di una ventina di professionisti con competenze trasversali in operazioni immobiliari che vengono coinvolti sulla base delle diverse esigenze del mandato, Franceschina conferma che, dopo un 2022 entusiasmante grazie al risultato dei primi tre trimestri, già nel quarto trimestre dello scorso anno si è assistito a un forte rallentamento che prosegue nel 2023. «Il mercato – aggiunge – ha frenato, e le cause del rallentamento (guerra, inflazione, tassi) non sono ancora rientrate. In questa fase è in corso un esercizio, non semplice, di price discovery ad esito del quale le attività potranno proseguire a ritmi più sostenuti; nel frattempo, dato il nuovo paradigma finanziario, si è allargato lo spazio per l’alternative len ding da parte di soggetti non bancari».
In Greenberg Traurig Santa Maria nel real estate opera un team di oltre 30 professionisti, in grado di garantire un’offerta full service: «Ci occupiamo – dice Federico Barbàra, partner dello studio – di tutto ciò che ha un sottostante immobiliare, fondi immobiliari (compravendite, sviluppo e valorizzazione di immobili o portafogli, acquisizione di asset tramite Npl o procedure concorsuali, operazioni di ristrutturazione, contratti di costruzione e appalti, sino ai contenziosi».


