Lettera del Quirinale

Caso Minetti, lettera del Quirinale al ministero della Giustizia: ok a nuove verifiche. Lei si difende: «Notizie lesive»

Nuovi accertamenti dalla procura generale della Corte d’Appello di Milano. Dal dicastero di Nordio, intanto,

di Redazione Roma

NICOLE MINETTI

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Una lettera dal Quirinale al ministero della Giustizia per chiedere ulteriori verifiche dopo la grazia concessa dal capo di Stato Sergio Mattarella a Nicole Minetti. Ad annunciarla è l’ufficio stampa del Colle che, in merito al decreto dello scorso 18 febbraio, ricorda che è arrivato «su proposta favorevole» del titolare del dicastero Carlo Nordio.

In particolare, si tratta di una richiesta di verifiche dopo le notizie del Fatto Quotidiano su una «supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza». Quindi, «su indicazione del Signor Presidente - si legge - prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa».

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Il Colle non può indagare

Dal Colle, infatti, ricordano che il presidente della Repubblica non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall’autorità giudiziaria e dal ministro della Giustizia.

I dubbi

La lettera del Quirinale è partita in seguito a notizie di stampa dalle quali emergerebbe la sussistenza di circostanze diverse da quelle rappresentate al presidente della Repubblica con la domanda di grazia. Nel caso in questione - si rileva - il procuratore generale di Milano e il ministro hanno motivato il loro parere favorevole alla grazia in quanto l’affidamento in prova della Minetti le avrebbe reso estremamente difficile la cura e l’assistenza di un minore, sottoposto, per una grave patologia, a periodiche visite e a terapie specialistiche all’estero. Fonti del Quirinale, a questo proposito, fanno notare che la richiesta è stata rivolta al ministero della Giustizia, competente in via esclusiva a svolgere l’attività istruttoria in merito alle domande di grazia, come affermato dalla Corte Costituzionale (sentenza 200 del 2006).

Via alle verifiche

Il ministero della Giustizia, in primis, ha fatto sapere che «nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura». «Alla domanda dell’atto di clemenza proposta dall’interessata alla presidenza della Repubblica - si legge nella nota - ha fatto seguito l’istruttoria di rito, in esito alla quale il procuratore generale di Milano ha espresso parere favorevole. Ad esso hanno fatto seguito - in assenza di elementi di connotazione negativa a carico della Minetti - analogo parere della competente direzione del ministero della Giustizia ed il conseguente parere favorevole, espresso dal ministro e trasmesso alla Presidenza. Il ministero ha rappresentato oggi alla Procura generale presso la Corte d’appello di Milano, conformemente alle sue richieste in data odierna, la necessità di acquisire ogni informazione ed elemento utile a consentire l’opportuna valutazione circa le notizie comparse su organi di stampa».

È dalla procura generale della Corte di Appello di Milano, infatti, che è arrivato il parere favorevole, non vincolante. Parere firmato da sostituto Gaetano Brusa, che all’Ansa ha detto di aver «acquisito i dati e svolto gli accertamenti che richiedeva il ministero. La procedura riguardante la richiesta di grazia ci è arrivata dal ministero a fine 2025. Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non emergevano dati anomali. L’acquisizione documentale è avvenuta attraverso i riscontri sanitari dei carabinieri».

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