Hotellerie

Il Puccini Hotel Milano riapre come Hilton Tapestry Collection

L’intervento su circa 2.700 mq distribuiti su quattro livelli, 59 camere e spazi comuni, tra cui il ristorante rooftop con terrazza. Un investimento complessivo, sulla ristrutturazione, pari a circa 10 milioni di euro realizzata da Progetto CMR per il progetto architettonico e Progetto Design & Build per la costruzione

di Laura Cavestri

La lounge dell’Hotel Puccini Hilton Tapestry Collection

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L’insegna - discreta - sembra indicare l’entrata del teatro. In realtà, nel cuore di Milano, il Puccini Hotel Milano – Tapestry Collection by Hilton – è uno “scrigno” silenzioso lungo la trafficatissima Corso Buenos Aires. L’hotel nasce dalla riqualificazione integrale di un edificio a lungo abbandonato, restituito alla città come nuova destinazione ricettiva contemporanea e si configura come un’operazione di rigenerazione urbana a ridosso di Porta Venezia.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’hotel

La realizzazione del nuovo hotel ha visto impegnate diverse società del Gruppo Progetto CMR International: Progetto CMR per il progetto architettonico, Progetto Design & Build per la parte di construction site management, InFire per la fire safety engineering e Stain Engineering per la progettazione degli impianti, avvalendosi inoltre del know how dell’architetto Chiara Caberlon per l’interior design.

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Un approccio integrato e multidisciplinare che ha consentito di gestire in modo coordinato tutte le fasi dell’intervento e le relative complessità logistiche e amministrative legate alla trasformazione di un edificio storico.

La lounge

Il processo progettuale, sviluppato in stretta sinergia tra le diverse competenze coinvolte, ha permesso di rispettare tempistiche particolarmente sfidanti, dalla ricezione dell’incarico alla consegna del progetto nello stesso anno, fino alla realizzazione e all’apertura al pubblico quest’anno.

L’intervento si sviluppa su una superficie di circa 2.700 mq distribuiti su quattro livelli, che ha visto lo sviluppo di 59 camere e degli spazi comuni, tra cui il ristorante rooftop con terrazza, che introduce un rapporto diretto con il paesaggio urbano e con la galleria urbana che ne rappresenta un elemento identitario. Un investimento complessivo, sulla ristrutturazione, pari a circa 10 milioni di euro.

Rooftop

Il riferimento al teatro, suggerito dalla prossimità al Teatro Puccini e dal naming dell’hotel, viene assunto come matrice narrativa del progetto. Il progetto architettonico si è focalizzato sulla riorganizzazione distributiva e sul miglioramento delle prestazioni dell’edificio, attraverso una rilettura in chiave contemporanea degli spazi esistenti. L’intervento ha comportato una ristrutturazione integrale dell’immobile, con una profonda trasformazione degli spazi interni e una completa riqualificazione impiantistica, finalizzata ad adeguare la struttura agli standard richiesti dalla funzione alberghiera.

Particolare attenzione è stata dedicata anche all’efficientamento energetico, attraverso lo sviluppo di un sistema impiantistico ibrido che integra una componente fotovoltaica in copertura, impianti meccanici tradizionali e un sistema a gas a supporto dei picchi di consumo. Parallelamente, il progetto ha risposto al rilevante fabbisogno idrico della struttura alberghiera con l’inserimento di serbatoi di grande capacità, che hanno richiesto specifici interventi di rinforzo strutturale all’interno di un edificio storico risalente agli anni ’30 e realizzato in muratura portante.

Il brand e il contesto

Il brand Tapestry, che sarà in franchising, si caratterizza come collezione di boutique hotel di lusso, con una decisa attenzione al design, all’architettura degli edifici e anche agli elementi artistici locali. Con l’apertura sotto la Madonnina, Hiton conta cinque Tapestry in Italia: due a Roma, uno a Venezia e uno a Marina di Modica, in Sicilia.

La sala colazione

«Il Puccini Hotel Milano - ha spiegato l’architetto Massimo Roj, fondatore di Progetto CMR - si configura come un boutique hotel dal carattere contemporaneo, dove la riqualificazione diventa occasione per costruire un dialogo con il contesto urbano e culturale, ampliando l’offerta ricettiva. Il valore più profondo di un progetto non sta solo in ciò che si costruisce, ma in ciò che si riesce a restituire alla città. Perché è lì che l’architettura smette di essere oggetto e diventa infrastruttura di relazioni, e l’ospitalità - ha concluso Roj - si trasforma in un gesto urbano capace di ricucire luoghi, generare vita e tenere insieme memoria e futuro».

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