
Rooftop
Il riferimento al teatro, suggerito dalla prossimità al Teatro Puccini e dal naming dell’hotel, viene assunto come matrice narrativa del progetto. Il progetto architettonico si è focalizzato sulla riorganizzazione distributiva e sul miglioramento delle prestazioni dell’edificio, attraverso una rilettura in chiave contemporanea degli spazi esistenti. L’intervento ha comportato una ristrutturazione integrale dell’immobile, con una profonda trasformazione degli spazi interni e una completa riqualificazione impiantistica, finalizzata ad adeguare la struttura agli standard richiesti dalla funzione alberghiera.
Particolare attenzione è stata dedicata anche all’efficientamento energetico, attraverso lo sviluppo di un sistema impiantistico ibrido che integra una componente fotovoltaica in copertura, impianti meccanici tradizionali e un sistema a gas a supporto dei picchi di consumo. Parallelamente, il progetto ha risposto al rilevante fabbisogno idrico della struttura alberghiera con l’inserimento di serbatoi di grande capacità, che hanno richiesto specifici interventi di rinforzo strutturale all’interno di un edificio storico risalente agli anni ’30 e realizzato in muratura portante.
Il brand e il contesto
Il brand Tapestry, che sarà in franchising, si caratterizza come collezione di boutique hotel di lusso, con una decisa attenzione al design, all’architettura degli edifici e anche agli elementi artistici locali. Con l’apertura sotto la Madonnina, Hiton conta cinque Tapestry in Italia: due a Roma, uno a Venezia e uno a Marina di Modica, in Sicilia.

La sala colazione
«Il Puccini Hotel Milano - ha spiegato l’architetto Massimo Roj, fondatore di Progetto CMR - si configura come un boutique hotel dal carattere contemporaneo, dove la riqualificazione diventa occasione per costruire un dialogo con il contesto urbano e culturale, ampliando l’offerta ricettiva. Il valore più profondo di un progetto non sta solo in ciò che si costruisce, ma in ciò che si riesce a restituire alla città. Perché è lì che l’architettura smette di essere oggetto e diventa infrastruttura di relazioni, e l’ospitalità - ha concluso Roj - si trasforma in un gesto urbano capace di ricucire luoghi, generare vita e tenere insieme memoria e futuro».