Così si è creato un “gruppone”, che ora arriva alla soglia dei dieci anni, il termine stabilito dalla Motorizzazione per la sostituzione obbligatoria delle bombole del Gpl. Non ci poteva essere momento peggiore: gli uffici della Motorizzazione, sempre più sguarniti di personale, non riescono a garantire che la «visita e prova» (che non è altro che un controllo per vedere se è stata installata davvero una nuova bombola e che sia del tipo indicato dai documenti) avvenga in tempi da Paese civile. È così per tutte le operazioni di competenza della Motorizzazione (tanto che l’ultima legge di Bilancio ha autorizzato anche i centri privati a effettuare le revisioni dei mezzi pesanti, disposizione che comunque è ancora inattuata).
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Dunque, per mettere in regola la nuova bombola appena montata non bastano pochi giorni come sarebbe naturale per un’operazione così semplice: ci vogliono alcuni mesi. Durante i quali la nuova bombola non può essere utilizzata: occorre circolare a benzina. Chi usa l’impianto a gas se ne prende tutte le responsabilità se dovesse innescarsi un incendio, magari in seguito a un incidente.
Già normalmente il cambio obbligatorio delle bombole è un’operazione che richiede di fare bene i calcoli, perché il costo del nuovo pezzo, della manodopera e della pratica burocratica rischia di mandare in fumo parte dei risparmi ottenuti usando il gas al posto della benzina. Ora si aggiunge il danno dovuto all’impossibilità di circolare a gas per mesi.
L’emergenza-Motorizzazione è nota a tutti gli addetti ai lavori. E anche ai politici, tanto che proprio ieri alcuni parlamentari M5S hanno sentito il bisogno di ricordare che ora sono finalmente previste nuove assunzioni. Ma non sarà abbastanza per coprire i buchi causati da un quindicennio di blocco delle assunzioni, senza contare che il nuovo personale non entrerà in servizio a breve.