Calcio

Il poster «celebrativo» della coppa può ledere l’immagine della società

La Fiorentina vince la causa con il quotidiano locale: fotografia «non autorizzata». Il Tribunale: non c’è contraffazione di marchi ma sfruttamento pubblicitario

di Alessandro Galimberti

Fiorentina's goalkeeper David De Gea penalty saved during the Italian serie A soccer match ACF Fiorentina vs AC Milan at Artemio Franchi Stadium in Florence, Italy, 06 October 2024 
ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI

2' di lettura

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Pubblicare sul quotidiano locale il poster della squadra di calcio del cuore può lederne l’immagine, quando non integrare una vera e propria contraffazione del marchio? È la questione che si è trovato a dirimere il tribunale di Firenze, Sezione specializzata in materia di impresa, investito del ricorso della Fiorentina contro l’editore de La Nazione.

La vicenda

La causa era nata, paradossalmente, a seguito del successo sportivo nella stagione 2021-22, quando la formazione gigliata aveva raggiunto la qualificazione alla Conference League, risultato celebrato pochi giorni dopo dallo storico quotidiano con la pubblicazione del poster dei «Fratelli d’Europa» in casacca viola, appunto. Iniziativa che la società sportiva a proprietà americana aveva cercato di bloccare sul nascere, tra l’altro, in considerazione del fatto che la gigantografia avrebbe riportato anche il nome («marchio») del quotidiano, in alto, e di otto aziende inserzioniste (del quotidiano, non sponsor della Fiorentina) in basso.

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Secondo i legali della “viola” - studio Spheriens - tanto basta per lamentare la contraffazione dei «Marchi Fiorentina», la «violazione dei diritti sugli emblemi notori caratteristici della Fiorentina» e la lesione «dei diritti di immagine della squadra». Argomentazioni a cui i legali dell’editore de La Nazione (Burgio) contrapponevano sostanzialmente il diritto di cronaca (tra l’altro la qualificazione era avvenuta anche grazie alla sconfitta inflitta alla Juventus, riportata sul poster) e una sorta di “via libera” ottenuto da esponenti della società - peraltro ritirato prima della comunicazione della liberatoria, mai avvenuta.

La decisione del Tribunale

Secondo il tribunale fiorentino (pres. Calvani, est. Maione) non si può parlare di contraffazione dei marchi «dal momento che non vi è stato nessun utilizzo di questi» da parte del giornale, che si è limitato alla riproduzione di una fotografia della squadra che sulle maglie porta «inevitabilmente» i segni distintivi della Fiorentina, ma «certamente» si può invocare la violazione del diritto all’immagine.

A giudizio del collegio «se è vero che non è necessario il consenso nei casi di notorietà del soggetto rappresentato e che è certamente da qualificare come pubblico l’evento rappresentato, tuttavia l’immagine della Fiorentina, illustrata nell’insieme dei giocatori, dell’entourage della squadra, dei tifosi e dei simboli riferibili alla stessa è stata inevitabilmente associata ai segni distintivi sia del giornale ma soprattutto dei suoi sponsor» che si sono fatti pubblicità attraverso l’immagine della Fiorentina: vendendo più copie il primo e beneficiando i secondi del “traino” del successo altrui «senza nessun accordo e senza corrispondere un compenso».

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