Se da un lato non ho nascosto il mio personale favore verso una imposizione leggera sui grandi patrimoni (Il Sole 24 Ore, 11 febbraio 2020), dall’altro non posso che confermare la mia condivisione verso la proposta di Onida.
L’applicazione del principio di progressività anche alle rendite patrimoniali contribuirebbe a realizzare quel principio sostenuto dagli studiosi ispiratori della riforma tributaria degli anni ’70 ma mai attuato dal legislatore per vari motivi che sono a tutti noti, dell’applicazione dell’imposta personale al reddito complessivo e non solo ad alcune sue componenti. Inoltre, renderebbe il sistema più equo sia nella sua dimensione verticale che orizzontale.
Questo, proprio in virtù del fatto, riportato da Onida, che i due quintili più ricchi delle famiglie italiane detengono oltre l’80% della ricchezza netta (e dei relativi rendimenti) e i due quintili più poveri solo l’8%. Oltre alla circostanza, opportunamente ricordata, che in altri Paesi europei il carico fiscale non è così sbilanciato a favore delle rendite patrimoniali come in Italia.
Come si può facilmente verificare, l’aliquota sostitutiva massima del 26% oggi applicata alla tipologia di rendite in esame (perché altre sono sensibilmente inferiori), da un lato penalizza i soggetti che si trovano nei primi tre scaglioni di reddito (fino a 55mila euro), le cui aliquote medie variano dal 5,2 al 21,4%, dall’altro avvantaggia in misura progressivamente crescente quelli che dichiarano redditi superiori.
Se è vero che per svolgere una comparazione completa occorre considerare anche l’effetto che si produrrebbe applicando le aliquote marginali Irpef (anche più elevate) sulle stesse rendite, dall’altro, per mitigare o annullare la maggiore imposizione che potrebbe incidere sulle fasce più deboli, potrebbe essere presa in considerazione l’ipotesi di non assoggettare a tassazione complessiva (salvo l’obbligo dichiarativo), un importo minimo di tali rendite mediamente ritraibile dalle stesse fasce di soggetti, e rivedibile periodicamente in funzione dell’evoluzione dei tassi d’interesse di mercato.