Carburanti: il Portogallo riduce le accise, la Francia vara controlli e l’Ungheria taglia i prezzi
Per quanto riguarda l’Italia, i tecnici del Mef e del governo stanno lavorando per adattare il decreto del 2023 sulle accise mobili alla nuova situazione che si è venuta a creare con la guerra all’Iran
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I punti chiave
- I ministri delle Finanze del G7: «Pronti allo svincolo delle scorte»
- Il Portogallo riduce le accise sul gasolio in vista dei forti rincari
- La Francia avvia controlli per contrastare gli aumenti della benzina
- Austria favorevole a riduzione temporanea delle accise sul carburante
- L’Ungheria taglia i prezzi dei carburanti
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Con la corsa del greggio e la strategia finale dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Iran che appare sempre più sfuggente, il livello di allerta è alto. L’impennata dei prezzi dei carburanti, il rialzo del petrolio a seguito delle limitazioni all’approvvigionamento energetico globale dovuto al conflitto in Medio Oriente, è in questo momento il dossier principale.
«Il rischio economico è di nuovo la fiammata provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia e sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria», ha sottolineato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto nelle ultime ore al G7 Finanze.
I tecnici del Mef e del governo stanno lavorando per adattare il decreto del 2023 sulle accise mobili alla nuova situazione che si è venuta a creare con la guerra all’Iran. Il governo guarda infatti allo strumento delle accise mobili, che discende da un provvedimento dell’allora ministro Bersani del 2007, come ha ricordato Giorgetti esiste già ed è pronto ma, rispetto alla legge di tre anni, deve essere modificato e definito in alcune sue parti.
Di per sè, per raffreddare gli aumenti dei prezzi dei carburanti, il meccanismo è piuttosto semplice ma non automatico: in caso di crescita del prezzo del greggio stabile e sopra una certa percentuale e quindi, a cascata, del carburante, aumenta anche la base su cui si calcola l’Iva (al 22%) che finisce nelle casse pubbliche.
Lo Stato può quindi rinunciare a quell’Iva aggiuntiva, non contabilizzata nelle previsioni di bilancio statale. utilizzandola per ridurre l’accisa, che è fissa ed è la terza parte (assieme al costo della materia prima) che costituisce il totale del prezzo alla pompa. Ma secondo la stessa norma, per attivarsi, lo strumento ha bisogno di un decreto del Mef di concerto con il Mase e che il rialzo dei prezzi sia stabile e non sia quindi una fiammata temporanee. Il testo del provvedimento del 2023 infatti recita che il taglio delle accise “possa essere adottato se il prezzo del carburante aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento” rispetto all’ultimo Def.








