Stati Uniti

Pil Usa +2,8% annualizzato nel terzo trimestre

L’inflazione in calo e i forti aumenti salariali hanno alimentato la spesa dei consumatori anche in vista delle elezioni presidenziali

dal nostro inviato a New York Luca Veronese

Un supermercato a Rosemead in California, la spesa per alimentari e i prezzi della casa sono tra le maggiori preoccupazioni degli elettori americani

3' di lettura

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Il Pil degli Stati Uniti è aumentato al tasso annualizzato del 2,8% nel periodo tra luglio-settembre, mantenendo un ritmo sostenuto e in linea con il trimestre aprile-giugno nel quale l’incremento era stato del 3 per cento.

A pochi giorni dalle elezioni del 5 novembre, i dati pubblicati dal Bureau of Economic Analysis del dipartimento del Commercio hanno mostrato come l’inflazione in calo e i forti aumenti salariali abbiano sostenuto la spesa dei consumatori - in aumento del 3,7% - anche nel mezzo di una corsa per la Casa Bianca piena di tensioni e di incertezze.

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La crescita dell’economia americana è stata leggermente inferiore alle attese degli economisti (che avevano stimato un’espansione del 3%), ma gli Stati Uniti hanno comunque allontanato i rischi di recessione che all’inizio dell’anno erano stati prospettati. E hanno confermato di stare meglio di tutte le altre grandi economie occidentali: l’Fmi prevede una crescita degli Usa del 2,8% per l’intero anno e del 2,2% per l’anno prossimo.

Anche la fiducia dei consumatori statunitensi è aumentata e ha raggiunto il massimo degli ultimi nove mesi a ottobre, secondo un rapporto del Conference Board. Mentre il mercato del lavoro continua a tenere, in modo sorprendente. Nel settore privato a ottobre - secondo il rapporto mensile redatto da Automatic Data Processing (Adp), l’agenzia che si occupa di preparare le buste paga - sono state aggiunte 233mila posizioni nette rispetto al mese precedente: un dato ben superiore alle attese, che segna l’incremento più alto dal luglio del 2023.

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Crescita dell’economia, inflazione in calo, fiducia e mercato del lavoro solido: i dati degli ultimi giorni di campagna elettorale potrebbero dare qualche sostegno alla vicepresidente Kamala Harris, candidata del partito democratico, contro il candidato repubblicano, l’ex presidente Donald Trump.

I sondaggi continuano a indicare un testa a testa fino all’ultimo voto tra i due candidati, non solo nei consensi nazionali, ma anche nelle analisi che riguardano i sette Stati in bilico e decisivi, a cominciare dalla Pennsylvania.

Negli ultimi mesi i cittadini americani hanno sempre messo i temi economici in testa alle loro preoccupazioni: l’inflazione accumulata dagli scorsi anni non smette di farsi sentire nelle tasche della famiglie, nonostante l’indice dei prezzi segnali aumenti annui intorno al 2%, quindi vicini all’obiettivo della Federal Reserve. Pesano soprattutto la spesa per i beni alimentari e i costi legati alla casa.

L’economia Usa ha saputo resistere al rialzo dei tassi di interesse - 5,25 punti tra il 2022 e il 2023 - deciso dalla Federal Reserve per riportare l’inflazione sotto controllo, dopo la crisi pandemica e le successive tensioni sui prezzi. E già la prossima settimana la Banca centrale statunitense potrebbe allentare ulteriormente la stretta dopo avere tagliato i tassi di mezzo punto percentuale, il mese scorso, con la prima riduzione dal 2020, portando il tasso di riferimento al 4,75-5%.

Nonostante la tenuta dell’economia negli anni dell’amministrazione democratica di Joe Biden, i sondaggi mostrano che gli elettori hanno costantemente dato il loro favore a Trump quando si tratta di crescita e inflazione. «Sembra che la crescita economica sia forte, proprio prima delle elezioni», ha affermato Christopher Rupkey, economista capo di FwdBonds. «Ci sono alcune difficoltà e opinioni che si incrociano nel Paese, ma - aggiunge - l’economia è sicuramente in una situazione migliore rispetto a quattro anni fa e non mostra segni di rallentamento».

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