Il patrimonio, risorsa viva che dà valore a tutti
Changes ha già attivato corsi e una summer school di progettazione tra ricercatori e imprese
di Ilaria Manzini *
4' di lettura
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Cosa ci viene in mente quando pensiamo al patrimonio culturale italiano? Forse, la prima immagine che ci sovviene è quella familiare e rassicurante di piazze, musei, monumenti, parchi che narrano storie dal passato e si intrecciano con le nostre emozioni e memorie. Ma oggi quel panorama ci chiede qualcosa in più: non solo di essere tutelato, ma di essere messo in gioco come risorsa viva, capace di generare valore, opportunità, comunità.
È con questa visione che nasce e opera la Fondazione Changes – acronimo di Cultural Heritage Active Innovation for Next-Gen Sustainable Society. Il nostro compito non è semplicemente conoscere e custodire, ma aprire e abilitare: far dialogare ricerca, tecnologia e imprese; moltiplicare le relazioni tra chi studia, chi opera nel settore e i cittadini; proporre al patrimonio ruoli innovativi per il tempo presente.
La Fondazione è il cuore operativo di un partenariato esteso a scala nazionale (sono venticinque i partner tra università, enti di ricerca, imprese) che opera nell’ambito del Pnrr come hub strategico per il patrimonio culturale italiano. Mette in rete nove Spoke tematici – dai paesaggi storici alle tecnologie virtuali per musei, dalle risorse culturali per il turismo sostenibile alla resilienza e tutela dei beni culturali di fronte ai rischi naturali e antropici – ciascuno progettato per generare conoscenze applicabili e servizi concreti.
Non è una mera infrastruttura tecnologica: Changes è un laboratorio di modelli, sperimentazioni, prototipi con un respiro nazionale. Vogliamo che ciò che funziona in un contesto possa essere adottato (e adattato) altrove: dalle collezioni dei grandi musei ai siti del patrimonio diffuso, dalle grandi città ai piccoli borghi. In questo orizzonte, il concetto stesso di “valorizzazione” cambia: non è solo marketing culturale, ma processo inclusivo che parte dalle comunità e attiva competenze locali.
I modelli che ispirano il nostro lavoro seguono tre direttrici fondamentali. In primo luogo, ricerca, impresa, istituzioni e società civile che collaborano in modo stabile, non occasionale. Non vogliamo interventi calati dall’alto, ma piattaforme cooperative costruite su rapporti strutturali. In secondo luogo, i dati (archivistici, 3D, diagnostici) che sviluppiamo devono essere pienamente accessibili, interoperabili e riutilizzabili, nel rispetto degli standard internazionali. L’ultima direttrice riguarda la sostenibilità sociale e territoriale: nello spirito della Convenzione di Faro, che mette in relazione patrimonio culturale, diritti umani e sviluppo sociale e democratico, Changes mira a ridurre il divario tra chi ha accesso al patrimonio e chi ne resta ai margini.


