Lo studio Bain-Ebay

Il Passaporto digitale spinge il second hand: raddoppia il valore del prodotto nel suo ciclo di vita

di Marta Casadei

3' di lettura

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Il passaporto digitale potrebbe raddoppiare il valore nel ciclo di vita dei prodotti di moda, con i consumatori che ne traggono beneficio maggiore, “incassando” l’equivalente del 65% dei guadagni.

È questa la principale evidenza del nuovo rapporto che Bain & Company ha realizzato con eBay analizzando gli effetti che la normativa europea potrebbe avere sul valore dei prodotti, specialmente nella rivendita. Il passaporto digitale del prodotto (Dpp) è uno degli obblighi introdotti dal regolamento Ecodesign (Espr) entrato in vigore lo scorso anno, i cui effetti si dispiegheranno in modo concreto a partire dal 2027 e consentiranno a consumatori, aziende e autorità di regolamentazione di tracciare e valutare i prodotti durante tutto il loro ciclo di vita. Secondo lo studio, il Dpp raddoppierà il valore del prodotto lungo il suo ciclo di vita con il consumatore che incasserà la quota più significativa (65%) dei guadagni. La parte restante (35%) sarà incassata dai brand grazie, per esempio, a servizi di manutenzione e riparazione.

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«Abbiamo fatto questo studio per cercare di capire come qualcosa che nasce per un’esigenza di compliance ha in realtà la possibilità di creare valore. Il Dpp, in particolare, sarà un volàno per il mercato del second hand», spiega Matteo Capellini, partner di Bain&Company tra gli autori dello studio.

Secondo Capellini, però, «i marchi non hanno ancora capito l’opportunità commerciale e i consumatori saranno i veri “vincitori”». Molti marchi – circa il 90% di quelli intervistati da Bain – attualmente considerano i Dpp principalmente come un onere normativo e non come un investimento strategico in grado di generare ricavi costanti, promuovere la sostenibilità e rafforzare le relazioni con i consumatori. «Le aziende stanno affrontando il processo di adozione di questo strumento in ottica emergenziale, di concerto con i loro team legali e di sostenibilità. Stanno tralasciando una chance importante di creazione del valore: quando tutti i prodotti di abbigliamento avranno un passaporto digitale ci si può immaginare che alcune delle barriere che ancora limitano l’accesso al mercato del second hand - come le informazioni sui materiali o il certificato di autenticità - verranno automaticamente abbattute».

Secondo Capellini «il second hand potrebbe portare ai brand una serie di nuovi consumatori, per esempio quelli che non possono permettersi i prodotti a prezzo pieno, ma anche avvicinarli ai propri obiettivi di decarbonizzazione».

A fargli eco è Alexis Hoopes, vp Global Fashion presso Ebay: «I passaporti digitali sono fondamentali per sostenere il futuro della circolarità nella moda. Come marketplace globale all’avanguardia nel resale, stiamo capendo come migliori dati relativi ai prodotti possano favorire uno shopping più smart, la responsabilità nelle vendite e l’affidabilità della piattaforma».

Le norme europee green in fase di revisione

Il regolamento Ecodesign è uno dei pochi provvedimenti del pacchetto Green Deal che, a oggi, non ha subito revisioni o rallentamenti in seguito alla nuova strategia europea che privilegia la competitività industriale e che, attraverso i pacchetti Omnibus, ha portato a una revisione delle direttive Csrd (sulla rendicontazione green) e Csddd (sulla due diligence nella catena di fornitura). È già stato posticipato di un anno, invece, l’applicazione del regolamento Deforestazione (Eudr) che “colpirebbe” la filiera della pelle. Nei giorni scorsi, poi, a Bruxelles si è bloccata la discussione, giunta ormai al trilogo delle istituzioni, sulla direttiva Green Claims pensata per contrastare il greenwashing. «Nonostante questi avvenimenti, in linea con il cambio di narrativa che è avvenuto a livello europeo, in passi avanti si continuano a fare: le aziende, soprattutto le grandi, hanno investito molto nella transizione - continua Capellini - e il percorso è in un certo senso segnato. Forse in questo momento si comunicano di meno le cose, ma si fanno comunque».

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