Il Parlamento europeo vuole un bilancio più ricco ma è scontro sulle risorse proprie
La plenaria di Strasburgo ha approvato la posizione negoziale dell’Europarlamento: un bilancio più ricco grazie a maggiori entrate dirette. Ma rimangono grandi distanze con il Consiglio dell’Unione europea, dove siedono i 27 Stati membri
di Paolo Riva
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BRUXELLES - Il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sul prossimo bilancio Ue, il Quadro finanziario pluriennale (Qfp) per il 2028-2034. Gli eurodeputati hanno chiesto un bilancio più ricco di circa il 10% rispetto alla proposta della Commissione europea per finanziare adeguatamente politiche storiche e nuove priorità. Si tratta di poco meno di 200 miliardi di euro.
La relazione in cui sono contenute le richieste degli europarlamentari già approvata a metà aprile dalla commissione per i bilanci, è stata confermata dalla plenaria di Strasburgo, con una maggioranza di 370 voti, composta dal Partito popolare europeo (Ppe), dai Socialisti e democratici (S&D), dai liberali di Renew e dai Verdi.
“Con il voto di oggi, il Parlamento europeo ha definito il livello di ambizione e i tempi (dei negoziati)” ha dichiarato Siegfried Mureşan, eurodeputato romeno del Ppe e uno dei due relatori del delicato e ampio file, insieme alla socialista portoghese Carla Tavares. “Invitiamo il Consiglio a fare un passo avanti. Siamo pronti a dialogare” ha concluso.
Ora le trattative si svolgeranno all’interno del Consiglio dell’Unione europea, che riunisce i 27 stati membri dell’Ue, ma le posizioni tra le due istituzioni sono molto distanti.
Per gli europarlamentari, il nuovo bilancio Ue dovrebbe valere 2.014 miliardi di euro, 197 miliardi in più rispetto alla proposta della Commissione presentata lo scorso luglio (entrambi i valori sono a prezzi correnti) e, soprattutto, a differenza di quest’ultima, non dovrebbe comprendere il rimborso del debito di NextGenerationEU (lo strumento che ha finanziato i PNRR, i piani di ripresa post-pandemia attraverso debito comune). Queste scelte consentirebbero di finanziare in maniera simile al passato le voci storiche di spesa europea come agricoltura, coesione e investimenti sociali, evitando che questi ultimi due settori subiscano pesanti tagli.








