Fondi Ue

Il Parlamento europeo vuole un bilancio più ricco ma è scontro sulle risorse proprie

La plenaria di Strasburgo ha approvato la posizione negoziale dell’Europarlamento: un bilancio più ricco grazie a maggiori entrate dirette. Ma rimangono grandi distanze con il Consiglio dell’Unione europea, dove siedono i 27 Stati membri

di Paolo Riva

Una veduta dell'emiciclo del Parlamento europeo a Strasburgo, in Francia, il 28 aprile 2026. L'attuale sessione plenaria si svolge dal 27 al 30 aprile 2026.  EPA/RONALD WITTEK

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BRUXELLES - Il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sul prossimo bilancio Ue, il Quadro finanziario pluriennale (Qfp) per il 2028-2034. Gli eurodeputati hanno chiesto un bilancio più ricco di circa il 10% rispetto alla proposta della Commissione europea per finanziare adeguatamente politiche storiche e nuove priorità. Si tratta di poco meno di 200 miliardi di euro.

La relazione in cui sono contenute le richieste degli europarlamentari già approvata a metà aprile dalla commissione per i bilanci, è stata confermata dalla plenaria di Strasburgo, con una maggioranza di 370 voti, composta dal Partito popolare europeo (Ppe), dai Socialisti e democratici (S&D), dai liberali di Renew e dai Verdi.

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“Con il voto di oggi, il Parlamento europeo ha definito il livello di ambizione e i tempi (dei negoziati)” ha dichiarato Siegfried Mureşan, eurodeputato romeno del Ppe e uno dei due relatori del delicato e ampio file, insieme alla socialista portoghese Carla Tavares. “Invitiamo il Consiglio a fare un passo avanti. Siamo pronti a dialogare” ha concluso.

Ora le trattative si svolgeranno all’interno del Consiglio dell’Unione europea, che riunisce i 27 stati membri dell’Ue, ma le posizioni tra le due istituzioni sono molto distanti.

Per gli europarlamentari, il nuovo bilancio Ue dovrebbe valere 2.014 miliardi di euro, 197 miliardi in più rispetto alla proposta della Commissione presentata lo scorso luglio (entrambi i valori sono a prezzi correnti) e, soprattutto, a differenza di quest’ultima, non dovrebbe comprendere il rimborso del debito di NextGenerationEU (lo strumento che ha finanziato i PNRR, i piani di ripresa post-pandemia attraverso debito comune). Queste scelte consentirebbero di finanziare in maniera simile al passato le voci storiche di spesa europea come agricoltura, coesione e investimenti sociali, evitando che questi ultimi due settori subiscano pesanti tagli.

Parlando con la stampa prima del voto, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini ha dichiarato che “il sostegno agli agricoltori, alle aree rurali e alle regioni è stato rafforzato”, ma ha precisato di non poter “sostenere così com’è” la relazione a causa di “lacune” in ambito migratorio, “troppa enfasi su politiche legate al Green Deal”, “l’introduzione di nuove risorse proprie” e “un’ulteriore centralizzazione”.

Il voto delle delegazioni italiane

Sul voto, la maggioranza di Governo italiana si è divisa. Forza Italia ha votato a favore, la Lega contro mentre il gruppo di Fratelli d’Italia si è astenuto. Anche l’opposizione ha avuto posizioni diverse, con il Movimento 5 Stelle contrario, alcuni eurodeputati di Avs astenuti e altri favorevoli. Favorevole anche l’intera delegazione del Partito democratico, con Stefano Bonaccini soddisfatto del “cambio di rotta” che l’Europarlamento ha chiesto rispetto alla proposta della Commissione e alle richieste “dei governi frugali e conservatori”.

Gli esecutivi di diversi stati membri, come Germania, Paesi Bassi e alcuni Paesi nordici, hanno già chiesto un bilancio pluriennale ancora più piccolo di quello proposto dalla Commissione. Il Qfp, insieme all’attualità internazionale, è stato al centro del Consiglio europeo informale che si è tenuto a Cipro la scorsa settimana. I capi di Stato e di Governo dei 27 hanno discusso per tre ore, senza arrivare a una sintesi.

“È un negoziato difficilissimo”, ha commentato in quell’occasione la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Le linee rosse dell’Italia riguardano i fondi della coesione e della Politica agricola comune (Pac)”, ha aggiunto, dicendosi però anche d’accordo nel finanziare le nuove priorità come “difesa e competitività”. Il punto è dove trovare le risorse per tutti questi obiettivi.

Poiché non sembra più all’ordine del giorno la possibilità di emettere debito comune europeo, una delle opzioni al centro del dibattito è aumentare le cosiddette risorse proprie dell’Ue, in pratica quei fondi che non passano dagli Stati membri ma che vengono raccolti direttamente dall’Unione con delle tasse continentali. La Commissione ha inserito cinque linee di finanziamento nella sua proposta e il Parlamento ha avanzato delle alternative, sottolineando l’importanza di generare 60 miliardi di euro annui di entrate. Alcuni Stati però si oppongono, sia per evitare nuove tasse sia per non dare eccessiva autonomia all’UE.

A conclusione del vertice di Cipro, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha insistito sul fatto che queste entrate sono “essenziali” per rimborsare il debito contratto durante la pandemia e che, senza di esse, “si tratterebbe o di aumentare i contributi nazionali oppure di ridurre la capacità di spesa” dell’intero bilancio europeo.

Su una linea molto simile si è espressa anche la Presidente dell’Europarlamento Metsola, commentando il voto sul Qfp: “Se gli Stati vogliono ridurre i propri contributi — ed è una posizione che sentiamo esprimere da molti di loro — allora dobbiamo finalmente compiere progressi sulle risorse proprie. Questo si basa anche sul lavoro svolto in seno alla Commissione e sul dibattito condotto dai nostri correlatori, che ha raccolto un’ampia maggioranza in questo Parlamento”, ha dichiarato.

Di tutt’altro parere, invece, la posizione di Fratelli d’Italia, espressa sempre da Procaccini. “Siamo fermamente contrari a nuove risorse proprie. Non crediamo in un ulteriore super bilancio. Non lo vogliamo perché non vogliamo un super Stato europeo”, ha concluso.

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