Diplomazia

Il Papa riceve il presidente israeliano Herzog: la ricerca di una road map per la popolazione di Gaza

Con il Segretario di Stato Parolin verranno affrontati i dossier più “concreti”, tra cui i Luoghi Santi

di Carlo Marroni

Papa Leone XIV: "Non rassegnarsi alla logica del conflitto e delle armi"

5' di lettura

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La “ripresa” dell’attività internazionale di Leone XIV vede come primo grande appuntamento l’udienza di giovedì 4 settembre del presidente israeliano Isaac Herzog, che poi vedrà anche il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin. L’incontro cade in un momento molto delicato, che coincide con una crescente pressione internazionale verso Tel Aviv, che agisce nei due fronti: aumento dell’espansione militare a Gaza City, azione prevista dalla seconda fase dell’operazione Carri di Gedeone per realizzare gli obiettivi della guerra, e l’approvazione di un nuovo insediamento nella zona E1 che praticamente spacca in due la Cisgiordania, come pure la minaccia di annessione dell’Area C dei Territori Palestinesi, che peraltro è già sotto il pieno controllo di Israele senza essere mai stata formalmente annessa.

Da molti osservatori l’incontro è visto come una “missione impossibile” del Papa americano, ma forse una delle ultime carte della diplomazia internazionale verso Tel Aviv.

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Il “giallo” dell’invito a Herzog

La missione a Roma, secondo quanto riferito inizialmente dall’ufficio di Herzog, è stata organizzata dalla Santa Sede: in pratica sarebbe stato il papa a “invitare” il presidente, circostanza di fatto smentita dalla Santa Sede che ha ricordato come sia il Papa ad accettare le richieste di udienze. Il piccolo corto circuito informativo della sera di martedì 3 settembre di per sé cambia poco, ma certamente segnala come l’incontro sia stato preceduto da un intenso scambio di comunicazioni diplomatiche, arrivate non caso dopo alcune tensioni a seguito di dichiarazioni di Leone contro i bombardamenti, la mancanza di cibo per popolazione civile e il progetto di spostamento forzato della popolazione. È passato quasi sotto silenzio a metà agosto un articolo su Middle East Forum Observer in cui si criticava un articolo del gesuita padre David Neuhaus – nato ebreo, professore di sacra scrittura presso il seminario del patriarcato di Gerusalemme dei Latini e in passato vicario patriarcale per i cattolici di lingua ebraica e per i migranti – che sull’Osservatore Romano aveva affrontato il tema “Leggere la Bibbia dopo la distruzione di Gaza”, in cui si affermava che la paola di Dio non può essere usata per giustificare le guerre e le occupazioni. Nel commento sul sito Middle East l’Osservatore Romano veniva definito “antisemita”. Ma la questione delicata è nata dopo che l’articolo è stato rilanciato su X dall’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Yaron Sideman. Il fatto non aveva innescato reazioni e la cosa era finita lì, ma di certo l’agenda dei rapporti diplomatici con Israele andava ripresa in mano.

Herzog era alla messa di insediamento

 L’incontro tra Leone XVI e Herzog «si concentrerà sugli sforzi per riportare indietro gli ostaggi da Gaza, sulla lotta contro l’antisemitismo nel mondo e sulla protezione delle comunità cristiane in Medio Oriente», e successivamente, il presidente israeliano visiterà gli Archivi e la Biblioteca Vaticani, prima di tornare in Israele nel pomeriggio. Si tratta del secondo incontro fra papa Leone e il presidente. Il 18 maggio scorso, Herzog (laburista) aveva partecipato alla cerimonia di insediamento del nuovo pontefice e in quella occasione si era detto grato per il fatto che uno dei suoi primi atti fosse stato quello di chiedere «l’immediato ritorno di tutti gli ostaggi» ancora prigionieri nella Striscia. Da ricordare che nessun esponente di rilievo di Israele aveva partecipato ai funerali di Francesco a rimarcare che i rapporti con il papa argentino erano ridotti al minimo, e lo stesso anche con le comunità ebraiche della diaspora (compresa quella italiana). La visita di Herzog aveva quindi un valore di “nuovo corso”, tanto che lo stesso presidente aveva detto di auspicare l’inizio di «una nuova era di cooperazione tra le fedi» durante il suo papato e il rafforzamento contestuale «dell’amicizia tra ebrei, cristiani e musulmani». Nell’occasione, Herzog aveva anche invitato Leone XIV in Israele.

La telefonata Prevost-Netanyahu

 Ma poi a Gaza le cose sono via via peggiorate sempre di più e si sono sommati gli appelli di Prevost, oltre che dei vescovi di Terra Santa, in testa il patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, e dei francescani della Custodia. In quella fase c’era stata – il 18 luglio – la telefonata tra il papa e il primo ministro Benjamin Netanyahu, a seguito all’attacco militare dell’esercito israeliano che aveva colpito la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, causando la morte di tre persone e ferendone altre, tra cui alcuni gravemente. Secondo il comunicato rilasciato dalla Sala Stampa della Santa Sede, durante il colloquio (era stato il premier a chiamare, naturalmente) Leone XIV aveva rinnovato il suo appello «affinché venga ridato slancio all’azione negoziale e si raggiunga un cessate il fuoco e la fine della guerra». Il Pontefice aveva inoltre espresso ancora «preoccupazione per la drammatica situazione umanitaria della popolazione a Gaza, il cui prezzo straziante è pagato in modo particolare da bambini, anziani e persone malate». Infine Leone XIV aveva «ribadito l’urgenza di proteggere i luoghi di culto e soprattutto i fedeli e tutte le persone in Palestina e Israele».

 Tornielli (media vaticani): nella Striscia delle no combat zone

Nell’udienza del 4 settembre quindi al centro di colloqui ci sarà certamente la situazione di Gaza, la politica degli insediamenti, gli altri fronti (Iran, Hezbollah, Houti) e le possibilità sempre più remote che si possa andare gradualmente verso una soluzione di “due stati”, ripercorrendo quando possibile la strada degli accordi di Abramo. Ma si tratta di prospettive al momento davvero remote. Una possibile traccia dell’agenda della Santa Sede emerge da un articolo sui media vaticani del direttore editoriale, Andrea Tornielli: «L’espandersi degli insediamenti, le aggressioni continue e impunite dei coloni, le pubbliche affermazioni di alcuni ministri del governo israeliano che auspicano la fine dell’autorità palestinese, l’annessione di tutti i territori e la deportazione dei palestinesi, inducono infatti a pensare che l’obiettivo vada ben oltre l’eliminazione di Hamas, o la garanzia di sicurezza per lo Stato di Israele». E nell’editoriale di Tornielli, pubblicato da Vatican News, si chiede «che gli ostaggi siano trattati in modo degno e umano, e al contempo che in modo degno e umano siano trattati i palestinesi di Gaza. Auspichiamo che vengano stabilite in ogni parte della Striscia delle no combat zone, vere zone franche sotto la protezione internazionale, dove possano essere accolti gli ammalati, i fragili, i civili inermi».

I contatti con l’Anp, unico interlocutore

È chiaro che per la Santa Sede l’interlocutore è l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp): Leone ha sentito al telefono il presidente Mahmūd Abbās lo scorso 21 luglio, tre giorni dopo che la chiesa cattolica di Gaza era stata colpita dai tank israeliani. Due giorni fa a Roma è stata in vista la ministra degli esteri dell’Anp, Varsen Aghabekian, che ha incontrato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: con lui si è recata in vista all’ospedale pediatrico Bambino Gesù, di proprietà della Santa Sede, presente anche il vicario della Custodia di Terra Santa padre Ibrahim Faltas, uno degli interlocutori più attivi con il mondo palestinese. Probabilmente nell’udienza si accennerà anche – con Parolin – della gestione dei Luoghi Santi, sia nella Città Vecchia che di Betlemme, e la libera circolazione dei religiosi e cooperanti, che molto speso hanno passaporti di paesi arabi (Giordania, Egitto, Libano). Infine un segnale di distensione (ma anche di riaffermazione delle posizioni) arriva da Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti italiani le cui bozze sono viste a approvate dalla Segreteria di Stato: la sera prima dell’incontro è uscito il nuovo numero con un articolo a firma proprio di padre Nehuas, che tratta della dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano II, il documento storico che dopo secoli ha spiantato il dialogo tra le due religioni. La sintesi dell’articolo dice: «Il dialogo contemporaneo tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico si fonda sulle prospettive che hanno caratterizzato i Padri del Concilio, quando la Chiesa ha formulato una posizione che afferma, da un lato, la lotta contro l’antisemitismo e il dialogo con gli ebrei e, dall’altro, l’impegno per la promozione dell’uguaglianza, della giustizia e della pace in Terra Santa, insistendo sui diritti dei palestinesi».

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