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Il Papa dal Libano invoca la pace: «Il mondo guarda al Medio Oriente con timore»

Secondo giorno di visita di Leone XIV a Beirut

di Carlo Marroni

Gaza, il Papa: due Stati unica soluzione, Israele ancora non accetta

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Da Beirut, luogo simbolo (in passato) di un conflitto che sembrava senza fine, il Papa americano dice che il Libano, oggi, è un esempio al quale guardare per superare la conflittualità del Medio Oriente.

«Talvolta l’umanità guarda al Medio Oriente con un senso di timore e scoraggiamento, di fronte a conflitti così complessi e di lunga data. Eppure, in mezzo a queste lotte può trovare speranza e incoraggiamento quando ci concentriamo su ciò che ci unisce: la nostra comune umanità e la nostra fede in un Dio di amore e misericordia».

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Allora in quest’epoca «in cui la convivenza può sembrare un sogno lontano, il popolo del Libano, pur abbracciando religioni diverse, rappresenta un potente esempio: paura, sfiducia e pregiudizio non hanno qui l’ultima parola».

Leader sciita al Papa: «Aggrediti da Israele, aiutateci»

Nell’incontro con i rappresentati delle religioni, avvenuta nella simbolica Piazza dei Martiri, irrompe la questione del conflitto tra Libano e Israele: «Siamo convinti nella necessità dell’esistenza dello Stato, ma, in sua assenza, siamo stati costretti a difendere noi stessi resistendo all’occupante che ha invaso la nostra terra, e non siamo certo amanti delle armi, né del sacrificio dei nostri figli», ha detto - rivolto a Leone - il vicepresidente del Consiglio islamico sciita superiore, lo Sceicco Ali El-Khatib.

«Poniamo la questione del Libano nelle Sue mani, con tutte le Sue capacità a livello internazionale, affinché il mondo possa aiutare il nostro Paese a liberarsi dalle crisi accumulate, in primis l’aggressione israeliana e le sue conseguenze sul nostro Paese e sul nostro popolo».

«Organizzazioni senza scrupoli speculano su disperazione»

Leone, parlando alla comunità cattolica ad Harissa, ha detto che l’amore ha «una potenza unificatrice» anche «nei momenti di prova». Se si parte da questa considerazione «non si rimane schiacciati dall’ingiustizia e dal sopruso, anche quando», ha detto Leone XIV, «si è traditi da persone e organizzazioni che speculano senza scrupoli sulla disperazione di chi non ha alternative. Solo così si può tornare a sperare per il domani, pur nella durezza di un presente difficile da affrontare. In proposito, penso alla responsabilità che tutti abbiamo, in tal senso, nei confronti dei giovani».

Per il Papa «è importante favorire la loro presenza, anche nelle strutture ecclesiali, apprezzandone l’apporto di novità e dando loro spazio. Ed è necessario, pur tra le macerie di un mondo che ha i suoi dolorosi fallimenti, offrire loro prospettive concrete e praticabili di rinascita e di crescita per il futuro».

«Si deve sempre sperare anche se attorno tuonano armi». Il simbolo del Santuario di Harissa

Poi il Papa sempre ad Harissa ha invitato la comunità cattolica del Libano a confidare sempre nella preghiera, «ponte invisibile che unisce i cuori, ci dà la forza per continuare a sperare e a lavorare, anche quando attorno tuona il rumore delle armi e le stesse esigenze della vita quotidiana diventano una sfida».

Il santuario, considerato la Lourdes di questo Paese del Medio Oriente, fu costruito nel 1904, in occasione del 50° anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione da parte del Papa Pio IX. L’inaugurazione avvenne nella prima domenica di maggio del 1908, divenuta da allora festa annuale di Nostra Signora del Libano. La bianca statua della Madonna, in bronzo, fusa a Lione (Francia), misura 8,50 metri di altezza e pesa circa 15 tonnellate.

La torre-piedistallo di pietra tagliata a mano, di forma conica, è alta 21 metri, ed è tra i più importanti santuari mariani del Medio Oriente. I pellegrini vi affluiscono lungo tutto l’arco dell’anno, ma in special modo in maggio, quando le processioni notturne partono dal litorale. Numerosi anche i visitatori musulmani che si recano al Santuario, spesso di domenica.

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