Il Papa in Angola: basta sfruttare risorse africane. Trump? Non mi interessa discutere
Il Papa approda a Luanda per la terza tappa del suo viaggio africano dopo Algeria e Camerun. Focus sulle disuguaglianze e maledizione risorse
dal nostro inviato Alberto Magnani
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LUANDA - «Non è affatto nel mio interesse» dibattere con Donald Trump. Sul volo dal Camerun all’Angola, la penultima tappa del suo tour de force africano, Papa Leone ha liquidato così le polemiche con la Casa Bianca, relegandole sullo sfondo del suo obiettivo principe: stimolare l’attenzione sull’Africa, il Continente più in crescita sul versante demografico e della popolazione cattolica. La missione fra quattro Paesi e 11 città è stato accompagnata dalle scintille con il leader Usa, scattato all’attacco di un Papa definito «terribile» e «debole» per le sue esternazioni contro la guerra: «Qualcuno potrebbe per favore dire a Papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42mila innocenti» ha ribadito Trump su Truth, il suo social network, mentre il suo vice JD Vance ha invitato il pontefice alla «prudenza» sulle questioni teologiche.
Leone ha tentato ieri di accantonare il capitolo, parlando di una «narrazione, non del tutto accurata» e di «commenti sui commenti», come nel caso del suo attacco alla «manciata di tiranni» internazionali: «È stato interpretato come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente» ha obiettato Leone, «quando era stato preparato due settimane prima» e andava intesa nella sua dimensione più puntuale: quella della città dove è stato pronunciato, la camerunense Bamenda, epicentro della crisi anglofona che martoria da un decennio il Paese e vede contrapporsi indipendentisti di lingua inglese e il governo del 93enne Paul Biya.
In Africa «per incoraggiare i cattolici»
«Vengo in Africa principalmente come pastore, come capo della Chiesa cattolica» per «incoraggiare e accompagnare tutti i cattolici africani» ha dichiarato il Pontefice, prima di avviare formalmente la visita in Angola da ieri al 21 aprile: la terza tappa della missione che lo ha già condotto in Algeria (13-15 aprile), Camerun (15-18 aprile) e si concluderà in Guinea equatoriale dal 21 al 23 aprile, con un faccia a faccia fra il Pontefice e il leader 83nne Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. La missione africana di Leone ha consacrato un cambio di rotta nella retorica del pontefice. Se il suo anno di esordio era stato dominato dalla cautela, i primi giorni del viaggio africano hanno improntato un crescendo dialettico contro disuguaglianze, pulsioni belliche e corruzione, culminati in sortite come la critica ai «tiranni» e quella ai «capricci di ricchi e potenti». Toni simili a quelli adottati anche a Luanda, la capitale angolana, dove il Papa ha incontrato ieri il leader locale João Lourenço e ribadito la condanna del cortocircuito fra ricchezza naturale, disuguaglianze radicali e un tasso di povertà stimato sopra il 40% dalla Banca africana di sviluppo.
L’Angola si contende con la Nigeria il primato delle esportazioni di greggio, ha rilanciato le sue aspirazioni diamantifere fino a insidiare il dominio del Botswana e ricopre un ruolo strategico come sbocco del corridoio di Lobito: la maxi-opera infrastrutturale che salderà hub minerari come Zambia e Repubblica democratica del Congo ai flussi di esportazioni sull’Oceano Atlantico. Ma la crescita su scala macro non si è mai riversata a beneficio di una popolazione piagata da tassi elevati di disoccupazione e disparità fra le più alte su scala africane, un connubio sfociato in proteste di piazza come quelle esplose nel 2025 contro il caro carburante.
L’attacco alla «logica estrattivistica»
Leone si è soffermato esplicitamente sul nodo nel suo intervento alla presenza dei vertici angolani, contestando le derive della «logica estrattivistitca» e le ripercussioni sofferte da un Paese da poco più di 40 milioni di persone.








