I SONDAGGI SUL CONGRESSO

Il nuovo presidente potrà avere ancora un Congresso diviso

Il Paese è spaccato. C’è l’ipotesi di maggioranze ridotte e difficoltà di governo

di Roberto D'Alimonte

La candidata presidente dei democratici  Kamala Harris durante un comizio a  Charlotte, North Carolina.

3' di lettura

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È tale l’attenzione rivolta alla corsa per la Casa Bianca che si tende a dimenticare che le elezioni del prossimo 5 novembre decideranno anche quale partito controllerà la Camera e il Senato. E questo non è proprio cosa di poco conto.

Supponiamo che Trump vinca.

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Farebbe una bella differenza se avesse dalla sua parte entrambi i rami del Parlamento. A dire il vero, questo è già successo quando è stato eletto nel 2016 ma allora il partito repubblicano non era ancora diventato il partito di Trump. Oggi è diverso. Trump è un personaggio unico nella storia americana: ha preso il partito repubblicano e ne ha fatto praticamente un partito personale cambiandone radicalmente il profilo. Per questo la concentrazione di potere che si verificherebbe nel caso di una sua vittoria con una maggioranza repubblicana nelle due camere sarebbe tale da rischiare di mettere in crisi il sistema di pesi e contrappesi che è il fulcro della democrazia americana. Tanto più che dalla sua parte, come si è visto per esempio con la recente sentenza sulla immunità presidenziale, avrebbe anche la Corte Suprema a maggioranza conservatrice.

Negli ultimi venti anni il governo diviso, cioè un governo in cui partiti diversi controllano la presidenza e una o entrambe le camere, è stata la norma della politica americana.

Oggi i democratici hanno una maggioranza risicata al Senato: 51 a 49. I repubblicani invece hanno una maggioranza risicata alla Camera.

LA SFIDA ALLA CAMERA

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Su 435 seggi ne hanno 220 contro i 212 dei democratici, con tre seggi vacanti. Solo in due occasioni si è verificato il caso di un governo unificato, cioè di un partito che ha vinto tutto: nel 2008 quando è diventato presidente Barack Obama e appunto nel 2016 con Trump, ma nelle elezioni immediatamente successive di midterm sia Obama che Trump hanno perso il controllo della Camera. Ciò premesso, cosa ci si può aspettare da queste elezioni?

Come nel caso della presidenza, i pronostici per entrambe le camere sono molto incerti. Più incerti alla Camera che al Senato. Il Cook Political Report, l’analisi più autorevole sulle possibilità di vittoria dei due partiti al Congresso, divide i 435 collegi in diverse categorie. I sicuri sono quelli in cui esiste una solida maggioranza a favore dell’uno o dell’altro partito. I probabili sono quelli in cui le chanche di vittoria sono buone. I possibili sono quelli in cui un partito ha qualche chance. E poi ci sono i collegi in bilico. Nel caso delle presidenziali ci sono gli Swing States, nel caso delle parlamentari ci sono gli Swing Districts. Nel computo totale i repubblicani sono in vantaggio: 220 a 215. Ma in realtà la differenza è minima e i collegi in bilico sono 22.

È difficile prevedere come andrà a finire. La cosa altamente probabile è che il vincitore - qualunque esso sia - avrà una maggioranza risicata.

Al Senato la situazione è più definita. A differenza della Camera, solo un terzo dei senatori viene rieletto. Per la precisione sono 34. Gli uscenti sono 23 democratici e 11 repubblicani. Ricordiamo che attualmente i democratici sono 51 e i repubblicani 49. Anche in questo caso è il Cook Political Report che ci aiuta a fare il punto. Alle categorie di collegi di cui abbiamo parlato in precedenza sono stati aggiunti anche i collegi sicuramente persi e quelli probabilmente persi. I repubblicani sono messi meglio dei democratici.

LA SFIDA AL SENATO

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Prima di tutto perché i loro seggi in ballo sono meno della metà di quelli dei democratici. In secondo luogo perché sono già certi di recuperare un seggio in West Virginia e probabilmente quello del Montana.

Alla luce di questi calcoli la conclusione più ragionevole è che per i democratici sia veramente difficile mantenere il controllo del Senato. Anche se vincessero tutti i collegi sicuri, i probabili , i possibili e i quattro in bilico, insieme agli attuali 28 senatori che già hanno, arriverebbero a 49 con i repubblicani che ne avrebbero 51.

Il quadro della competizione al Congresso ricalca sostanzialmente quello per la corsa per la Casa Bianca. È il quadro di un Paese profondamente diviso. Chiunque vinca avrà difficoltà a governare, così come è stato da Ronald Reagan in poi. Il nuovo presidente avrà probabilmente davanti un Parlamento diviso o comunque una maggioranza risicata in entrambe le camere. In tutto ciò in un contesto in cui la polarizzazione ha eliminato la disponibilità al compromesso.

Sono pochi i deputati e i senatori disposti a collaborare nell’interesse generale del Paese. Tra questi merita segnalare due senatrici repubblicane moderate, Lisa Murkowski dell’Alaska e Susan Collins del Maine. Se Trump vincesse e i repubblicani avessero una maggioranza risicata al Senato su queste due donne graverà una grande responsabilità. Sono le poche rappresentanti di un mondo che non c’è più.

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