Festival dell’economia di Trento

Il Nobel Spence: «Serve un Cern dell’intelligenza artificiale»

L’economista al Festival di Trento ha lanciato l’appello: servono investimenti Ue ingenti per non lasciare la gestione dell’IA alle multinazionali

di Laura La Posta

Il premio Nobel Michael Spence al Festival dell’economia 2024 con gli studenti del liceo economico Curie di Tradate (Varese) portati a Trento dai docenti Antonio Bianco e Alessandra Fraschini. (foto Elena Sacchi)

4' di lettura

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«Serve un Cern per l’intelligenza artificiale: un grande centro europeo che raccolga le migliori menti in tanti ambiti diversi, per gestirne l’architettura e gli impieghi strategici e non li lasci decidere alle grandi multinazionali come Google, Amazon, Meta e Microsoft: non basta solo mitigarne i rischi come i Governi stanno ipotizzando di fare, ma servono imponenti investimenti per diventare protagonisti di questa rivoluzione che si sta svolgendo adesso, sotto i nostri occhi».

Michael Spence, Premio Nobel per l’Economia 2001 (con due big come George Akerlof e Joseph Stiglitz), con il suo ottimismo e la sua visione positiva su un tema controverso come l’intelligenza artificiale ha incantato la platea di giovani, famiglie e docenti del Teatro Sociale, nella giornata conclusiva del Festival dell’economia di Trento 2024.

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E ha lanciato un’idea utile per spingere la crescita economica, in particolare in Europa, dove vive con la moglie Giuliana e due dei suoi cinque figli. Milano è la sua base di partenza per tanti viaggi in ogni continente – a Trento è arrivato direttamente dalla Cina – e lì torna ogni volta, anche per insegnare all’Mba della Sda Bocconi, dopo anni come professore emerito della Stanford University (è stato anche preside della Graduate School -of Business della Stanford University).

L’ottimismo di Spence è stato controbilanciato al Festival da un’altra dozzina di eventi sull’intelligenza artificiale, dove sono emerse preoccupazioni in particolare sulla possibilità di essere un vero motore di crescita (visti gli ingenti investimenti che richiede) e di far perdere, nel frattempo posti di lavoro. Ma sulla prima preoccupazione, Spence è stato categorico.

«La crescita verrà, grazie alla IA generativa, perché si otterrà l’aumento della produttività che inseguiamo da tempo e che non siamo riusciti per decenni a ottenere – ha chiarito -. È tempo di liberarsi di pregiudizi e di una narrazione dannosa.

La IA generativa non sarà nemica dei lavoratori e non li soppianterà, ma sarà un partner di lavoro importante, che libera tempi di lavoro occupati da attività ripetitive e noiose liberando energie per spostarsi su attività a maggiore valore aggiunto e creatività. Non solo: l’intelligenza artificiale sarà una rivoluzione democratica, perché, ad esempio in campo medico, è in grado di fornire servizi ad alto valore, ad esempio nel campo della diagnostica, anche a chi non se li potrebbe permettere, perché in aree remote o in Paesi in via di sviluppo. Infine, ci saranno effetti benefici nel campo della ricerca scientifica, perché abbrevia i tempi per mettere sul mercato cure e prevenzione, ad esempio nel campo della terapia genica e della biochimica».

C’è da credergli? Di certo, Spence si intende di crescita: è stato premiato con il Nobel per il contributo dato alla comprensione di come funziona il mercato e ha presieduto la Commissione crescita della Banca mondiale per molti anni. E sostiene che anche l’altra transizione in atto può spingere la crescita: la transizione ecologica.

«Serviranno investimenti ingenti anche per la transizione energetica – ha detto – ma si tratta di una svolta inevitabile, che sta già catalizzando ingenti investimenti privati e ci libererà dalla dipendenza dai combustibili fossili. Anche su questo fronte, il digitale aiuterà: le infinite micro-centrali elettriche per gestire l’energia da fonti rinnovabili (in particolare eolico e fotovoltaico), saranno gestite da grandi reti comandate dall’intelligenza artificiale, liberando capacità di creazione di energia elettrica di cui ci sarà una domanda crescente e imponente».

Eppure, Spence non nasconde le difficoltà di questo scenario, caratterizzato da grandi shock geopolitici, sanitari, energetici e sociali. Del resto, a Trento ha presentato il suo ultimo libro, scritto con l’ex premier britannico Gordon Brown e con il capo-analista di Allianz, Mohamed El-Erian, pubblicato in Italia da Egea e intitolato “Permacrisi: Un piano per riparare un mondo a pezzi”.

Le crisi multiple e permanenti in atto (permacrisi, appunto), sono destinate a durare a lungo. «Quello attuale – ha spiegato Spence - è un contesto estremamente complesso, che confonde molto le idee, in cui bisogna fare i conti con numerosi shock che si verificano contemporaneamente, da guerre a disruption globali. Eppure, nonostante le tensioni geopolitiche in atto e una pandemia mondiale di grande impatto, l’Europa si è rivelata più resiliente del previsto e questa è una cosa positiva».

Questo scenario di permacrisi non deve scoraggiarci, secondo il Nobel. «Abbiamo comunque a disposizione degli strumenti fenomenali, creati dalla tecnologia e dall’avanzamento della ricerca in tutti i campi; per questo, io spero che si possa trasformare un contesto veramente complesso in un’opportunità: non succederà domani, ma bisogna lavorare in quel senso – ha concluso Spence -. Di sicuro, bisogna aiutare i lavoratori a non cedere alla disinformazione e al disfattismo derivante dal timore di essere sostituiti dall’intelligenza artificiale. E bisogna aiutare le piccole e medie imprese, che non sanno come orientarsi in uno scenario così complesso, ma non possono essere lasciate indietro nella doppia transizione in atto, ecologica e digitale, perché costituiscono la base dell’economia di quasi tutti i Paesi, compresa l’Italia».

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