Arte

Il Museo Savitsky, ovvero il “Louvre delle avanguardie russe”

La febbre di un uomo visionario e il suo sogno diventato realtà: in una remota regione dell’Uzbekistan una incredibile collezione ha salvato opere pre e post rivoluzione d’Ottobre

di Micaela Zucconi

A sinistra; K.N. Suryaev (1900-1965), Rock and Roll, 1962, olio su tela. Museo I.V. Savitsky (Karapalkastan State Museum of Art), Nukus ©Micaela Zucconi; al centro   V.A. Volkov (1928-2020), Portrait of the painter E. Kravchenko, 1971, olio su legno. Museo I.V. Savitsky (Karapalkastan State Museum of Art), Nukus. ©Micaela Zucconi ; a destra   N.I. Kinisheva (1935), Portrait of Irina Plamenevskaya, 1960-70, olio su tela. Museo I.V. Savitsky (Karapalkastan State Museum of Art), Nukus ©Micaela Zucconi

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Nukus è una piccola città, capitale della repubblica autonoma del Karakalpakstan, a sud di quello che un tempo era il Mare d’Aral. Una meta apparentemente anonima, che riserva invece una sorpresa: una delle più importanti collezioni al mondo dedicata alle avanguardie artistiche russe. Il Louvre del Deserto, come è stato definito, ovvero il Museo I. V. Savitsky, ha una storia romanzesca.

Tashkent

Se ora la località si raggiunge con un comodo volo dalla capitale Tashkent, ai tempi dell’occupazione sovietica era a dir poco remota. Alla fine degli anni Quaranta, vi era giunto come disegnatore di una spedizione archeologica un artista catapultato in Uzbekistan nel 1942. Igor Vital’evich Savitsky (1915-1984) si era ritrovato a Samarcanda, al seguito dell’Istituto d’arte I.V. Surikov, evacuato da Mosca a causa della Seconda Guerra Mondiale.

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Dopo gli anni di una giovinezza segnata da tragedie familiari, sotto il regime sovietico, gli sconfinati e desertici paesaggi del Karakalpakstan - o Khorezem - diventano il teatro della sua nuova vita. Entrato nelle simpatie di Marat Nurmukhavedov, dell’Accademia delle Scienze di Nukus, viene assunto come ricercatore, mette insieme un’imponente raccolta di arte etnografica della regione e si guadagna così la fiducia delle autorità. Nel 1966 inaugura un primo nucleo del museo, di cui è nominato direttore e che diventa la missione della sua vita.

Le meraviglie del Museo Savitsky a Nukus

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La lontananza dal centro del potere e la tolleranza dell’intellighenzia locale, gli consentono di restare vicino al suo mondo di provenienza e di salvare opere - in gran parte degli anni Venti e Trenta del ’900 relative al complesso mondo delle avanguardie artistiche russe pre e post rivoluzione di Ottobre - a rischio perché non nel solco del Realismo socialista, diventato l’arte ufficiale dell’Unione Sovietica. Il direttore non si tira indietro neanche davanti alle operazioni più audaci per portare a Nukus dipinti, sculture e disegni di artisti spesso deportati nei gulag.

Nella collezione sono conservati più di 80 mila reperti, di cui circa ottomila sono opere di artisti russi, uzbeki e turkmeni, più disegni e dipinti di Savitsky stesso. Preziosi spezzoni di film ce lo mostrano: magro, quasi ascetico, dalla voce acuta. Dopo la sua scomparsa, il suo operato è stato portato avanti dalla direttrice Marinika Babanazarova fino al 2015 (nel 2003 il museo è stato ampliato con altri due edifici) e dall’attuale direttore, Tigran Mkrtycher.

Art and Culture Development Foundation

Ora, sotto l’egida della Art and Culture Development Foundation (ACDF), emanazione del governo uzbeko, si profilano importanti novità. Grazie a un accordo di collaborazione internazionale, durante il periodo della Biennale d’Arte, una selezione di opere sarà esposta in due mostre collegate tra loro, a Firenze e a Venezia (negli spazi espositivi dell’Università Ca’ Foscari).

Igor Savitsky, sempre ottimista nonostante le difficoltà che incontrava, usava dire: “un giorno la gente verrà a Nukus per vedere il museo”. Intanto però, un pò del suo museo sarà visibile in Italia.


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