Il museo cambia pelle: così il design trasforma l’esperienza culturale
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Scenari
Il museo cambia pelle: così il design trasforma l’esperienza culturale
Da Varsavia a Torino fino a Schengen, Ico Migliore e Mara Servetto progettano musei sempre più immersivi e partecipativi, dove digitale e analogico si intrecciano per avvicinare nuovi pubblici alla cultura
Il museo del futuro esiste e si diffonde. Non è un luogo da visitare ma un laboratorio d’idee in cui chiunque, a qualsiasi età, con culture diverse ha la possibilità di accedere, interagire e conoscersi meglio. Il museo del futuro porta la firma di Ico Migliore e Mara Servetto che spiegano: «Design significa progetto. Chi entra in uno spazio espositivo museale temporaneo o permanente deve uscirne trasformato, il design crea la drammaturgia del luogo per regalare a ogni visitatore un’esperienza tangibile e, per quanto il termine sia abusato, il museo deve emozionare». Non più musei “conservatori” che rendono l’opera inavvicinabile ma, attraverso le nuove tecnologie digitali, la possibilità di attraversare spazi toccando materiali, oggetti, ascoltando suoni, annusando profumi.
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I nuovi progetti tra digitale e analogico
Con l’intreccio del digitale e dell’analogico il progettista porta il visitatore ad avere un’esperienza concreta e non passiva del museo. Ne sono ben consapevoli le nuove generazioni (Millenians e GenZ) e lo confermano dati ben precisi: l’80% dei visitatori under 35 visita i musei interattivi con tecnologie integrate, mentre il 42% dei giovani prima di entrare in un museo s’informa attraverso i canali social e il sito web per comprendere come le strutture applicano la tecnologia. La filosofia della coppia di architetti, designer milanesi si raccoglie nella definizione di “Museum Seed”: «Un luogo di cultura come un seme deve innestarsi nel tessuto urbano e sociale del territorio circostante per rendersi attivatori di nuovi comportamenti. Il valore di oggi è la divergenza, la capacità di muoversi attraverso mondi diversi. Il design d’interni è un incrocio di arti, non dobbiamo dimenticarlo».
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L’inizio a Varsavia
Tutto inizia nel 2010 quando lo studio Migliore+Servetto realizza il Fryderyk Chopin Muzeum a Varsavia all’interno di Palazzo Ostrogski costruito come una sequenza di undici paesaggi appassionanti e sonori. Fra queste la stanza dedicata al periodo in cui l’autore ha vissuto con George Sand a Nohant; suddivisa in due sezioni vede esposte sulla parete sinistra opere pittoriche riferite al luogo e le lettere scritte da Chopin in cui lo racconta svelando il piacere di vivere in campagna. Sulla parete destra Migliore+Servetto hanno creato dei cassetti «Ognuno rivela una traccia sonora se si aprono insieme sembra una cacofonia ma è il paesaggio sonoro generato dalla musica, dal fruscio del vento che ascoltava l’autore». Aprendo un cassetto si avverte un intenso profumo di violette, il suono accompagna la sorpresa di scoprire il fiore preferito da Chopin. Il design entra con potenza attraverso la progettazione dei cassetti, del cubo nero, anecoico che accoglie la morte di Chopin.
Da Milano al museo di Schengen
Al museo di Storia Naturale di Milano Migliore+Servetto ha progettato la Sala dell’Uomo collaborando con Anna Alessandrello, conservatrice della sezione di paleontologia che ha seguito la parte scientifica e portato in evidenza i temi principali: «Li abbiamo trasformati in quattro torri, accenti del racconto dello spazio, il time line segue il visitatore in ogni area fornendo informazioni. I reperti sono esposti nelle teche all’interno delle torri in cui si può entrare e avvicinandosi ai pezzi scoprire nuove narrazioni». Il museo è in evoluzione, il sistema espositivo concepito per la Sala dell’Uomo è stato pensato per poi essere applicato ad altre sale.
«Oggi i musei hanno maggior successo perché riescono a parlare a un pubblico più ampio, una volta per entrarvi si doveva essere preparati, conoscere gli autori, le tematiche» continua Migliore. Il turista che visita una città vuole vedere il suo museo; per questo il design è fondamentale a qualsiasi approccio culturale innovativo. «Dovremmo trattare i nostri musei in modo scientifico e meno umanistico, la gente vuole interagire con le opere per imparare cose nuove come accade nei musei anglosassoni».
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È il 2012 quando inizia la collaborazione con il museo Egizio di Torino e con il direttore Christian Greco, insieme progettano alcune sale tematiche e la nascita del nuovo logo del Museo Egizio «Christian legge perfettamente i geroglifici e ce ne ha mostrati diversi. Siamo rimasti colpiti da quello che rappresenta l’acqua, l’abbiamo ridisegnato come un fosse una emme che si può guardare, girare da ogni punto. È un logo da abitare, un segno che si può dilatare, chiudere aprire e contiene reperti». Dopo dieci anni Migliore+Servetto vengono richiamati per adattare il logo, lo stesso crittogramma, l’acqua unisce il Nilo al Po, «L’abbiamo reso più calligrafico meno digitale per dare un aspetto più amanuense».
Lo scorso anno Migliore+Servetto ha ricevuto il Premio della Giuria per il Miglior Interno Culturale dell’Anno agli Archello Awards 2025 per il museo di Schengen. Realizzato in collaborazione con lo studio di multimedia design Karmachina si compone di quattro sezioni tematiche, diciannove installazioni fisiche e digitali; al centro della narrazione “Cube”: un’installazione immersiva e partecipativa, emblema di un mondo senza frontiere. La sua superficie è composta da pattern di bandiere per rappresentare visivamente i valori di unione e cooperazione, specchi e luci dinamiche la trasformano una torre infinita che supera i confini fisici e ideali. All’interno del Cube vengono raccontate testimonianze personali, provenienti da dentro e fuori lo spazio Schengen a ricordare il sogno di un mondo senza confini.
In questa puntata parliamo dei nuovi mutui fino a 40 anni che possono aumentare la cifra finanziabile per gli under 36; delle nuove regole europee sugli imballaggi e di cosa cambia per imprese e consumatori;...