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Il Mondiale dei record: una macchina da 11,5 miliardi targata Fifa

Oggi a Città del Messico la partita inaugurale della Coppa del mondo di calcio 2026 tra Messico e Sudafrica

di Marco Bellinazzo

Articolo aggiornato il 17 giugno alle 15.05

FOTO D'ARCHIVIO: Immagine ripresa da un drone del Science World, trasformato in una riproduzione a 360 gradi di un pallone da calcio da competizione del diametro di 40 metri in vista dei Mondiali di calcio della FIFA, a Vancouver, nella Columbia Britannica, in Canada, il 3 giugno 2026. REUTERS/Jennifer Gauthier/Foto d'archivio REUTERS

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Questa edizione dei Mondiali di calcio è la prima organizzata da tre paesi - Messico, Stati Uniti, dove si giocano i due terzi dei match, e Canada - e soprattutto la prima in versione extralarge con 48 squadre nazionali (in Qatar nel 2022 erano ammessi solo 32 team). La competizione si svolge sull’arco di 39 giorni con la finalissima in programma al MetLife Stadium di New York il prossimo 19 luglio.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La Fifa World Cup, che Gianni Infantino ha definito senza esitazioni «il più grande evento che l’umanità abbia mai visto», si candida a diventare soprattutto il più grande affare economico nella storia dello sport globale. Il ciclo quadriennale che culminerà quest’estate porterà nelle casse della Fifa circa 14 miliardi di dollari, di cui circa 11,5 relativi al mondiale del 2026 (le altre grandi manifestazioni Fifa, il mondiale per club del 2025 e il mondiale femminile del 2023 hanno incassato rispettivamente 2 miliardi e poco meno di 600 milioni).

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La Fifa per il ciclo 2019-2022 aveva già raggiunto in effetti la cifra record di ricavi pari a 7,5 miliardi di dollari (con un aumento del 18% rispetto ai 6,4 miliardi del periodo 2015-2018), grazie alla Coppa del mondo in Qatar capace di produrre le entrate più alte nella storia per un torneo mondiale con 6,3 miliardi di dollari. Circa 930 milioni erano stati generati attraverso la vendita dei biglietti (666) e i diritti di ospitalità (243), 3,4 miliardi dai diritti tv, e circa due miliardi dai diritti commerciali (sponsor e licensing).

Da questa edizione, peraltro, la governance economica del mondiale è cambiata. Dopo l’esperienza intermedia in Qatar, per la prima volta la Fifa ha gestito autonomamente tutte le leve di ricavo (solo per l’hospitality si è affidata a On Location che l’ha curata anche per i Giochi di Milano Cortina). La piena indipendenza economica, insieme alla collocazione geografica favorevole con fasce orarie più appetibili per Europa e Nord America e all’allargamento del torneo, con il numero di partite salito da 64 a 104, ha permesso al Chief Business Officer della Fifa, Romy Gai, di far rendere al meglio le potenzialità della manifestazione.

A cominciare dai diritti tv e media che restano la prima fonte di introiti, con più di 5 miliardi provenienti dagli accordi con broadcaster e piattaforme. La Fifa ha anche iniziato a monetizzare nuovi spazi digitali, cedendo diritti per streaming parziali su piattaforme come YouTube e TikTok, nel tentativo di intercettare le nuove generazioni.

Sempre più consistenti sono le entrate da ticketing e hospitality, destinate a sfiorare i tre miliardi di dollari. Anche in questo caso, la scala dell’evento e la domanda del mercato nordamericano hanno consentito una forte spinta sui prezzi. Il modello di vendita dinamico ha reso il prezzo dei tagliandi variabile come un asset finanziario e in linea con quelli che sono i valori del settore dello sport-entertainment negli Usa.

Per la finale al MetLife Stadium di New Jersey, il ticket più caro sfiora gli 11mila dollari, quasi sette volte rispetto a Qatar 2022. Nonostante le polemiche , la domanda è stata straordinaria: oltre 500 milioni di richieste arrivate a gennaio 2026, per oltre 5 milioni di tagliandi già venduti su un potenziale di 6,5/7 mili. La Fifa ha creato una sezione ad hoc del sito dove far transitare le transazioni (del tutto legali negli Usa) del cosiddetto secondary market, in modo da gestire e non subire la rivendita dei biglietti tra privati.

Sul fronte commerciale, infine, si profila il sold out oltre che dei “Fifa Partners” - Adidas, Coca-Cola, Aramco, ADI Predictstreet, Visa, Lenovo, Qatar Airways e Hyundai/Kia - anche delle altre partnership sottoscritte per l’evento, tra sponsor (Budweiser/AB InBev, Bank of America, Lay’s, Hisense, McDonald’s, Mengniu Dairy, Unilever/Dove e Verizon) e supporters (come DoorDash, Valvoline e Globant) per un incasso di 2,7 miliardi di dollari. Ulteriori 670 milioni derivano dall’area licensing.

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