Il mistero Baker Hughes: piano da 60milioni autorizzato e poi bloccato
La multinazionale stava per avviare un investimento nel porto di Corigliano Rossano ma il sindaco Flavio Stasi ha imposto il dietrofront
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L’avvio di un progetto di sviluppo di un’area logistica sulla banchina del porto di Corigliano Rossano muore sul nascere con la rinuncia di Baker Hughes a un investimento di 60 milioni di euro e 200 posti di lavoro. Un dietrofront sul quale cala un alone di mistero con punte di incredulità. Com’è possibile che l’amministrazione comunale di Corigliano Rossano abbia fatto desistere la multinazionale americana, da un investimento milionario, mostrando un atteggiamento che l’azienda ha percepito come una palpabile avversione? Il culmine della vicenda è stato il ricorso straordinario del sindaco Flavio Stasi, non al Tar, ma al Capo dello Stato per chiedere l’annullamento delle autorizzazioni – ritenute irregolari – e già accordate dall’Autorità Portuale. A quel punto, si è invertita la marcia: «Una decisione – spiega l’azienda – assunta con grande rammarico».
«Ho rilasciato io stesso l’autorizzazione unica Zes. È stata una scappatoia, visto che si tratta di un atto che va in deroga a ogni prescrizione urbanistica – spiega, tuttora contrariato, il presidente dell’Autorità portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio Andrea Agostinelli che si è battuto per la riuscita dell’operazione – Dopo una lunga trattativa, burocraticamente complessa, tra cavilli, veti incrociati, istruttorie e prescrizioni, con un atto di concessione per costruire accordato sulla base di un piano regolatore del 1971 ancora in vigore, Baker Hughes era pronta a occupare circa 100mila metri quadrati dell’ area di banchina. Una volta a regime e a capannone ultimato, ogni mese sarebbero entrate e uscite dal porto di Corigliano Rossano 5 navi per la consegna dei materiali e per la spedizione delle grandi strutture realizzate in porto alla sede di Carrara del Nuovo Pignone, società del gruppo Baker Hughes. Invece, è stato detto «no» a un’imperdibile occasione di sviluppo che si sarebbe realizzata nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale».
La multinazionale americana è operativa da oltre 60 anni nell’area industriale di Porto Salvo, dove realizza componenti strutturali per turbine con lavorazioni a elevato livello tecnologico. Ed è lì che confluirà parte dell’investimento che era previsto per il porto di Corigliano Rossano: circa 26 milioni di euro saranno recuperati nell’area Zes di Vibo Valentia. «La nostra scelta era ricaduta sul porto di Corigliano per la combinazione di diversi fattori – spiega Maria Francesca Marino, che ha diretto lo stabilimento Baker Hughes di Vibo Valentia e che ora è a capo di quello di Avenza, oltre a ricoprire l’incarico di presidente della sezione Metalmeccanica di Confindustria Vibo –. Caratteristiche geologiche della banchina, posizione strategica, totale assenza di inquinamento, dimensione della superficie disponibile ed elevato pescaggio, che consente l’arrivo delle navi adeguate alla spedizione dei grandi e complessi prodotti che si intende realizzare nel sito».
E in Calabria la porta resta aperta: «L’azienda conferma gli investimenti previsti per il sito di Vibo – prosegue l’ingegnera Francesca Marino – che consentiranno di potenziare la capacità produttiva e realizzare nuove infrastrutture, a testimonianza del ruolo della Calabria nelle strategie aziendali e nella filiera globale di Baker Hughes». Al via anche una scuola di alta formazione manageriale e un’academy per l’acquisizione di competenze tecniche specialistiche.
Al suo secondo mandato, il sindaco Stasi spiega di aver agito «a tutela degli interessi della comunità e della regolarità delle procedure», proponendo l’insediamento dell’azienda in un sito alternativo, nella zona industriale di Schiavonea, ma, evidentemente inadeguato al progetto.



