Affitti brevi, il flop della cedolare al 26%: vale solo 17 milioni di gettito extra
di Dario Aquaro e Cristiano Dell’Oste
di Giulia Crivelli
4' di lettura
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Il 2022 è iniziato molto bene per l’orologeria di qualità: a certificarlo sono i dati sull’export elvetico, indicatore di rilievo per il settore a livello globale, perché l’industria orologiera elvetica rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale ed esporta oltre il 90% della sua produzione. I più recenti dati della Fédération de l’industrie horlogère suisse (Fh), diffusi il 26 aprile, riguardavano il primo trimestre, con previsioni cautamente ottimiste per il resto dell’anno e per aprile. Non trovate i dati del quarto mese dell’anno in questo articolo perché – congiunzione temporale non esattamente fortunata – la pubblicazione era prevista per il 31 maggio (ieri, per chi legge), ma questo Speciale è andato in stampa il 26 maggio.
Il quadro alla fine del primo trimestre era dunque questo: nel solo mese di marzo le esportazioni di segnatempo elvetici avevano raggiunto i 2,09 miliardi di franchi (2,04 miliardi di euro), con un aumento dell’1,8% rispetto a un anno prima. Il primo trimestre 2022 si era chiuso con un export di 5,79 miliardi di franchi (5,65 miliardi di euro), in progresso del 14,3% se confrontato con lo stesso periodo del 2021.
All’inizio di questo Speciale si trovano approfondimenti tematici, dalle aste all’occupazione specializzata (pagina 2), dai cambiamenti nei canali distributivi alla ricerca su nuovi materiali, passando per l’attenzione alla sostenibilità (pagina 3). A seguire, gli approfondimenti sulle singole maison, dando voce ai manager che le guidano e che rafforzano la fotografia scattata dalla Fh. Sperando che non sia wishful thinking e considerando che la maggior parte delle interviste sono state realizzate dopo il 24 febbraio, giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, c’è unanimità, da parte dei vertici delle diverse aziende, sul rimbalzo post Covid dell’orologeria, una ripresa per ora solo lambita dalle tensioni geopolitiche partite dall’Europa e dalla nuova ondata di contagi – e conseguenti lockdown – in Cina, che negli ultimi anni è diventato il mercato trainante per l’alta gamma, orologeria compresa.
Per gli orologi di alta gamma il nostro Paese è da sempre importante, come si vede dal peso in percentuale delle esportazioni dalla Svizzera. Negli ultimi dati della Fédération de l’industrie horlogère, l’Italia è al decimo posto dopo Stati Uniti, Cina Hong Kong , Giappone, Regno Unito, Singapore, Germania, Francia , ed Emirati Arabi Uniti e nel solo mese di marzo le esportazioni di orologi svizzeri verso il nostro Paese è cresciuto del 17,8%, riportandoci, appunto al decimo posto, con la Corea del sud scivolata all’undicesimo. Come abbiamo detto però, i dati della Fh fotografano le fasce medio-alta e alta del mercato.
Per un quadro più completo è utile l’analisi condotta da Assorologi, che rappresenta le aziende della filiera, dai produttori ai distributori, e presentata alla fine di marzo: il valore del mercato degli orologi in Italia nel 2021 è stato di 1,86 miliardi, una valutazione fatta in collaborazione con Gfk e che indica una crescita del 23% rispetto al 2020, anno fortemente condizionato dalla pandemia.