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Il Mef frena il Salva Milano: pesano le minori entrate ai Comuni

di Giuseppe Latour e Sara Monaci

Tra gli obiettivi del Pgt anche quello di eliminare la previsione di nuove direttrici di entrata in città

2' di lettura

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Stallo sul Salva Milano. Dopo due giornate di attesa, la commissione Ambiente della Camera non ha ancora votato l’atteso emendamento che dovrebbe chiudere l’intricata vicenda delle inchieste nel capoluogo lombardo. Martedì e mercoledì sono passati in attesa del parere del ministero dell’Economia che, attraverso una serie di condizionalità, chiederà modifiche alla proposta depositata dal relatore Tommaso Foti (Fratelli d’Italia). Le osservazioni, però, non sono ancora state depositate ufficialmente. Così, bisognerà aspettare la prossima settimana per provare a chiudere la partita. Riformulando, con ogni probabilità, la prima versione del testo. E molto probabilmente annullando quei benefici che avrebbe dato subito una norma con un’interpretazione autentica, che avrebbe non solo sanato il passato ma anche permesso di proseguire per il futuro con le stesse modalità, ovvero in sostanza una Scia al posto di un piano attuativo.

Ma niente da fare. I dubbi della Ragioneria generale dello Stato, secondo quanto emerge in ambienti parlamentari, sarebbero concentrati sui minori introiti dei Comuni, collegati all’emendamento. La proposta in discussione prevede, attraverso un meccanismo di interpretazione autentica, che le operazioni di rigenerazione, che hanno portato all’avvio delle inchieste della Procura di Milano, possano essere condotte con autorizzazioni semplificate e Scia e non con titoli più costosi, come il permesso di costruire, con l’approvazione dei relativi piani particolareggiati.

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Al di là degli aspetti procedurali, questo ha un riflesso sulle entrate delle amministrazioni locali. L’interpretazione autentica, infatti, non ha soltanto l’effetto di sanare il passato, blindando le operazioni già autorizzate dal Comune di Milano in questi anni, ma ha anche l’effetto di dare un orientamento per il futuro. Le procedure semplificate, quindi, diventerebbero la strada privilegiata da percorrere, anche per chi finora ha fatto diversamente. Così i Comuni incasseranno di meno. Proprio le inchieste sul presunto di abuso edilizio avrebbero messo in rilievo, secondo i pm, che nelle operazioni immobiliari finite sotto indagine gli oneri di urbanizzazione incassati da Palazzo Marino sarebbero stati nettamente inferiori rispetto alla cifra prevista da una procedura più complessa (tra il 40 e il 60% in meno).

Proprio su questi punti si concentrerebbero i dubbi del ministero dell’Economia, che in questi giorni avrebbe preso la strada di un parere positivo all’emendamento Foti, ma condizionato a una serie di richieste di modifica. Modifiche che, però, si concretizzeranno solo la prossima settimana, quando è stato rinviato il voto della commissione Ambiente della Camera. Non è ancora chiaro che strada prenderanno le correzioni, che potrebbero far tornare il dibattito al punto di partenza di qualche mese fa, quando si ipotizzava l’apertura di un tavolo per delineare una nuova legge.

Nel frattempo, negli uffici di Palazzo Marino aumentano le perplessità per una soluzione che, dopo l’accelerazione dei giorni scorsi, sembra allontanarsi ancora una volta.

Tra i pareri negativi sulla situazione che si sta creando, va citato anche quello del presidente dell’Ordine degli architetti di Milano, Federico Aldini, che definisce «inaccettabile» la scelta del Comune di chiudere per il pubblico e i professionisti gli sportelli per l’edilizia, perché in questo modo «l’unica modalità di dialogo con l’amministrazione rischia di diventare - per chi se lo potrà permettere - quella delle diffide legali a funzionari e dirigenti per ottenere risposte circa lo stato dei procedimenti».

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