Per veri collezionisti

Il “marketing” dei papi dalle monete alle medaglie

Il collezionismo numismatico della monetazione papalina include la medaglistica, dotata di un maggior contenuto d’arte rispetto ai coni

di Teresa Scarale

URBANO VIII (MAFFEO BARBERINI) 1623-1644 - QUADRUPLA 1634 Rarissima. Oro. q. FDC (Quasi fior di conio). Conservazione eccezionale. Stima € 35.000 - aggiudicazione lorda € 162.500

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Le medaglie papali, veri e propri capolavori di arte incisoria, fanno la loro comparsa all’inizio del Quattrocento, con papa Martino V (1417). Nel collezionismo, rappresentano una nicchia elitaria e colta all’interno della numismatica. Le medaglie, ancor più delle monete erano un mezzo di comunicazione e propaganda: a differenza di queste ultime infatti le prime potevano emanciparsi dalla rigida regolamentazione della zecca. Secondo tradizione, la moneta nasce intorno al VII secolo a.C. in Lidia, a opera del re Creso. Alla nascita della cristianità – dunque per definizione nell’anno zero – è in circolazione da secoli. «A un certo punto i sovrani capiscono che la moneta può essere adoperata anche nella sua funzione non economica, ossia di comunicazione», osserva Paolo Crippa, direttore del dipartimento di numismatica di Cambi Aste e titolare di Crippa Numismatica. Questa intrinseca proprietà di “marketing e pubblicità” dei potentati viene incrementata con l’avvento delle medaglie, nella cui creazione gli artisti potevano godere di una libertà maggiore rispetto a quella della produzione monetaria. I papi, da sempre grandi comunicatori, con la loro ricchezza avvezzi ad avvalersi dei servigi dei migliori architetti e artisti, si profondono nell’impiego di risorse anche per la fabbricazione delle medaglie. Che, da veri e propri oggetti d’arte, recano la firma dell’incisore. «Il maestro di zecca doveva rigidamente attenersi alle regole del conio; la moneta, per essere considerata autentica, doveva recare caratteristiche ben precise, valendo per la purezza del metallo di cui era fatta e per il suo peso».
Ma a un certo punto possedere un semplice mezzo di pagamento, alle famiglie più facoltose e potenti non basta più. Così, «chiunque ne aveva la possibilità economica, correva a farsi fare dagli artisti più in voga delle medaglie di famiglia, per poi regalarle anche in occasioni di viaggi, relazioni diplomatiche». La produzione fiorisce. «Una medaglia di scuola italiana del Cinquecento risulta più pregiata rispetto a scuole di altre nazionalità», prosegue Crippa. Con l’afflusso in Europa di metalli preziosi successivo alla scoperta delle Americhe (1492), le medaglie si fanno più grosse e opulente (soprattutto nel Barocco). Le raffinate medaglie di scuola pontificia erano (e sono) sia annuali che straordinarie, ovvero coniate annualmente oppure in occasione di viaggi del pontefice o di eventi speciali in generale.

PIO VII (Barnaba Chiaramonti), 1800-1823. Medaglia in argento 1807. Lavori di restauro e consolidamento del Colosseo. 13.000 euro da una stima di 2.500 – 3000 euro.

Il “chi” e il “cosa”

Tanto per le monete che per le medaglie, sul fronte campeggiava il “chi”: l’effigie del signore o del papa; in altre parole: l’appartenenza. A rovescio, il “cosa” ovvero la “seconda comunicazione”, scelta fra gli argomenti più disparati: si trovano figure allegoriche, religiose, raffigurazioni di eventi anche familiari, scene di caccia, simbologie le più varie.

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Il collezionismo di medaglie e monete

Il collezionista di monete segue una logica di acquisto maggiormente orientata all’investimento. I collezionisti di monete esistevano già nell’antichità: «Gli imperatori romani collezionavano le monete greche, per esempio», rivela Crippa. Il collezionista di medaglie invece «segue soprattutto l’aspetto culturale», potendosi classificare come “collezionista puro”. Per dire, può collezionare medaglie chi ama solo le belle arti e determinati artisti.

Il collezionismo numismatico ha uno spettro più ampio: «Può interessare sia il ragazzino delle medie che il centenario. Quello della medaglistica invece è un collezionismo più maturo, esclusivo, culturalmente elitario». In proporzione, le monete costano più delle medaglie, e ci si può imbattere ancora in valutazioni decisamente interessanti: potrebbe capitare di poter acquistare in asta una medaglia barocca a poche centinaia di euro.

Quotazioni e passaggi in asta di monete e medaglie dei papi

Per quanto riguarda le monete papali, Cambi Aste in collaborazione con Crippa Numismatica il 9 febbraio 2022 ha stabilito diversi record. Una quadrupla in oro di Urbano VIII del 1634 ha avuto un realizzo di 162.500 euro diritti inclusi, da una stima di 35.000 euro, grazie al suo stato di conservazione eccezionale. Anche una quadrupla in oro di Alessandro VIII del 1690 ha avuto una rivalutazione multipla: partendo da una base d’asta di 30.000 euro è arrivata a quotarne 150.000. Nella stessa asta, Innocenzo XI (1676) ha fruttato 137.500 euro, sempre con diritti, da una valutazione iniziale di 35.000.

ALESSANDRO VIII (PIETRO OTTOBONI) 1689-1691- QUADRUPLA 1690. A. II. Estremamente rara. g. 13,42. Diametro mm. 32,00. Oro. SPL (splendida) / q. FDC (Quasi fior di conio). Stima € 30.000 - aggiudicazione lorda € 150.000

Per quanto riguarda le medaglie, le auree, a seconda della rarità, «hanno prezzi medi che vanno dai 10.000 euro ai 50-60.000 euro massimo. L’argento invece quota da qualche centinaio a 5.000 – 10.000 euro. Ma è difficile dare quotazioni medie troppo generiche. Le monete quotano di più anche per la domanda più elevata. I pezzi più contemporanei tendono a quotare quanto il metallo di cui sono fatti», conclude l’esperto. Si considerano infatti da collezione le medaglie che arrivano alla metà del Novecento, sostanzialmente all’opera magnifica di Lodovico Pogliaghi (Milano, 1857 – Sacro Monte di Varese, 1950), noto anche per aver dato vita alla medaglia celebrativa dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929), oltre che per essere stato l’esecutore dei pannelli in bronzo della porta centrale del Duomo di Milano. La medaglia, coniata dallo stabilimento Johnson di Milano (dunque non vaticana) è passata in asta all’estero – nella sua versione in oro – per una cifra che secondo le fonti supera i 100.000 euro.

INNOCENZO XI (BENEDETTO ODESCALCHI) 1676-1689 - QUADRUPLA A. I. Rarissima. Oro. q. FDC (Quasi fior di conio). Conservazione eccezionale. Stima € 35.000 - aggiudicazione lorda € 137.500

I risultati più recenti

La recentissima (28-29-30 maggio 2025) asta di Cambi in collaborazione con Crippa Numismatica conferma il forte interesse – in primo luogo culturale – per le monete e medaglie storiche. Nel complesso, il realizzo è stato di 1.131.300 euro, con il 91% di lotti venduti e un incremento del 185% rispetto alle stime di partenza. Per quanto riguarda le medaglie, sono stati aggiudicati il 90% dei lotti con un incremento medio del 201%. Fra le papali, il top lot è stato una rarissima medaglia in argento di Pio VII, coniata in occasione del restauro del Colosseo nel 1807: il prezzo di aggiudicazione è stato di 16.250 euro da una base d’asta di 2.500 euro. Opera dell’incisore Mercandetti, il pezzo si distingue per l’estrema finezza nel rendere i dettagli architettonici dell’Anfiteatro Flavio. Fra le monete pontificie invece – sempre protagoniste di una generale tendenza rivalutativa – l’aggiudicazione massima è stata di 4.500 euro. Chiosa Paolo Crippa: «Si è trattato di un successo clamoroso, oltre le attese. E la sorpresa più grande è arrivata proprio dalle medaglie: penso si possa dire senza timore di essere contraddetti che con la numismatica (italiana) vince più che altrove la cultura». Il prossimo appuntamento d’asta per i vecchi e nuovi appassionati di medaglie e monete, sempre da Cambi a Milano, sarà intorno alla metà di novembre.

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