Il lettore che ha fatto trading sul matusalem bond in rand chiede lumi sulla tassazione
I dubbi sul prelievo dell’imposta applicata dalla banca nel corso di una transazione sul titolo South Africa 2041
a cura della redazione di Plus24
2' di lettura
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una discrepanza di circa 1.300 euro tra il valore atteso e quello di rimborso.
Secondo i miei calcoli, procedendo come faccio ormai da 12 anni (essendo un investitore specializzato in titoli di Stato matusalem dei Paesi Emergenti emessi in valuta estera od esotica), ho calcolato innanzitutto il controvalore relativo ai 1,5 milioni di rand venduti.
Ho utilizzato come parametri il prezzo effettivo di vendita ed il valore del cambio euro/zar nel momento della transazione. Ho sommato al suddetto controvalore il valore parziale della cedola in corso e ho sottratto la tassazione al 12,5 per cento.
Però, anche calcolando delle spese di compravendita superiori all’1%, mancano ancora 1.300 euro all’appello, ovvero circa il 2% del controvalore. Aprendo un ticket di reclamo presso Unicredit mi sono sentito rispondere che il motivo di questo ammanco è da ricercarsi in una tassazione “mantello Paese” dovuta al fatto che questo bond specifico è stato emesso sotto la pari. Potreste spiegarmi come funziona esattamente questa cosa del “coupon stripping” e, soprattutto, perché non mi risulta dalla scheda del titolo che, invece di un titolo a tasso fisso, si tratti in realtà di un titolo zero coupon (stando a quello che dice Unicredit)?
Fabio Solimena
«In via preliminare si precisa che le informazioni parziali contenute nella richiesta consentono di formulare un’ipotesi sul comportamento tenuto dall’intermediario al quale si dovrà necessariamente fare riferimento per una documentazione puntuale. Il titolo South Africa 6,50% scadenza 2041 è stato emesso sotto la pari - a un prezzo di 75,51733 rand - come risulta dal sito informatico dei provider di riferimento del settore», come spiega il consulente fiscale Renzo Parisotto che ha risposto al quesito.
«In tale situazione ricordiamo come la normativa domestica preveda che costituiscono reddito di capitale ex art. 44 Tuir non solo i proventi derivanti dalla cedola ma anche il cosiddetto disaggio di emissione sulla base della quota maturata nel periodo di possesso» prosegue. «Inoltre il titolo in questione è soggetto al regime impositivo di cui al Dlgs. 239/96 il quale, come noto, prevede che il sostituto d’imposta-intermediario provveda in fase di acquisto ad accreditare all’investitore nettista l’imposta sostitutiva sul rateo interessi (cedola più disaggio di emissione) in corso di maturazione a tale data. Per converso all’atto del pagamento della cedola e/o della vendita l’investitore viene addebitato per l’imposta sostitutiva corrispondente alla cedola rispettivamente incassata o al rateo interessi (cedola più disaggio di emissione) in corso di maturazione alla data di cessione. Facendo la differenza tra l’ammontare dell’imposta sostitutiva addebitata e quella già accreditata al tempo dell’acquisto si avrà, secondo le logiche del Dlgs. 239/96, che il carico tributario per l’investitore sarà correttamente parametrato ai redditi maturati in capo allo stesso durante il suo periodo di possesso (tassazione sul maturato). Ciò detto la differenza economica di cui si parla potrebbe ragionevolmente trovare giustificazione negli accrediti di imposta già ricevuti in fase di acquisto del titolo. Come detto tale ricostruzione potrà essere validata dall’intermediario», conclude Parisotto.








