Il lato più oscuro del sistema produttivo del nostro Paese
Un libro-inchiesta sul sistema alimentato di lavoratori stranieri ricattabili, intrappolati nel precariato con visti ottenuto con la corruzione
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Un sarto cinese finisce in ospedale per aver chiesto il denaro che gli spettava. Un ragazzo bengalese di 26 anni muore venti minuti dopo l’inizio del suo primo turno. Un agricoltore indiano si dissangua nelle campagne di Latina. Non sono casi isolati. Appartengono a un sistema che si alimenta di lavoratori stranieri ricattabili, intrappolati in un permesso di soggiorno precario, in un visto ottenuto con la corruzione o nella clandestinità: la stessa condizione che i governi dichiarano di voler combattere e che invece le filiere produttive usano come risorsa. Perché un lavoratore invisibile non ha diritti. Non protesta. Non se ne va.
Il meccanismo funziona. E si estende. Oggi investe anche gli italiani. Nella logistica i lavoratori passano da una società all’altra, dentro una catena di appalti e cambi di veste societaria che produce contratti pirata e garantisce ai grandi gruppi che movimentano le merci risparmi sul costo del lavoro, insieme con l’evasione fiscale. Nel settore della sicurezza si accumulano oltre duecento ore di straordinario al mese per riuscire a tenere insieme lo stipendio. Il costo del lavoro si abbassa. I margini crescono. Il conto lo paga sempre qualcuno, purché resti fuori campo.
È questo il sistema che abbiamo documentato in Sfruttamento Made in Italy (People STORIE, 150 pagine, 16 euro): un libro-inchiesta - con la prefazione di Tito Boeri - sul lato meno visibile del sistema produttivo italiano, dove la necessità per le imprese di ridurre i costi, dentro un mercato del lavoro che mostra tutti i suoi limiti, finisce per scaricarsi soprattutto sul lavoratore. Nei settori raccontati, è proprio qui che caporali e organizzazioni criminali sempre più strutturate diventano lo strumento attraverso cui quel taglio si fa più profondo: comprimono salari, cancellano tutele, rendono la manodopera ancora più ricattabile. Lo sfruttamento è il punto di partenza. La violenza, fino alla riduzione in schiavitù, il punto d’arrivo.
Non sono soltanto numeri. Sono storie, nomi, vite concrete. Le prime indagini strutturate prendono corpo a Milano fra il 2021 e il 2023. Dal 2024 questo sistema appare con maggiore evidenza: una parte del Made in Italy che il Paese esporta nel mondo si regge sul lavoro degli ultimi. Le consegne a domicilio costano poco perché c’è chi pedala dieci ore al giorno per 3 euro l’ora. I capi delle grandi maison vengono realizzati nei laboratori a un prezzo irrisorio e rivenduti in boutique a cifre dieci volte superiori. I prodotti che riempiono gli scaffali dei supermercati arrivano dai campi attraverso fatiche che, secondo le inchieste, in alcuni casi richiedono il sostegno dell’oppio. E accanto allo sfruttamento c’è quasi sempre un secondo livello di illegalità: evasione fiscale, contributi che scompaiono, Iva non versata.
Il libro attraversa storie che appartengono a comparti diversi del sistema produttivo. Poi allarga lo sguardo: racconta la corruzione internazionale legata ai visti d’ingresso, il mercato opaco che alimenta il sistema dall’esterno. Alcune vicende hanno accompagnato gli autori per mesi. Altre sono arrivate direttamente a loro: qualcuno ha letto gli articoli sul giornale e ha chiesto aiuto. Da lì, raccontare non era più una scelta accessoria.









