Il kit del futuro: cosa serve al manager per diventare immortale
di Costanza Biasibetti *
4' di lettura
4' di lettura
Nella moltitudine dei tatuaggi che affollano il corpo di Brad Pitt, uno è speciale: si tratta del profilo di una mummia, sull’avambraccio sinistro. Quella mummia si chiama Ötzi ed è universalmente conosciuta come l’Uomo del Similaun, ritrovato in prossimità del ghiacciaio della Val Senales il 19 settembre 1991. Ötzi, conservato perfettamente grazie alle rigide temperature, era un uomo di circa 40 anni, morto tra il 3100 e il 3300 a.C., probabilmente ucciso da una freccia. Antenato dell’Homo Sapiens (ma non ancora così saggio), Ötzi divenne un emblema della cultura pop negli Anni 90 per il suo legame con il mito dell’immortalità: il ghiaccio (o, meglio, la crioconservazione) avrebbe davvero potuto assicurare il risveglio nel successivo millennio?
I grandi nomi sono, spesso, specchietti per le allodole: così oggi incontriamo anche il cugino di Ötzi, Valmo, la mummia di un cacciatore più anziano di 2500 anni, ritrovato nel Mondeval nel 1987.I due cugini hanno in comune diversi aspetti, ma il più importante è quello della loro sepoltura: grazie al ghiaccio, si sono conservate anche tracce del corredo funerario, ovvero l’insieme delle cose che, secondo la cultura dell’epoca, erano davvero necessarie per affrontare l’aldilà, per andare incontro al futuro.
Alberto Melisi, storico appassionato che milita nell’associazione Tramedistoria, mi ha fatto notare come nel corredo di Valmo fosse presente un vero e proprio kit per l'aldilà, composto da tre piccole sacche di selce: quelle nuove, intonse, perfettamente scheggiate; le selci usurate, in memoria di chissà quali battute di caccia ed infine le selci integre, quelle che ancora non erano armi e neppure strumenti di lavoro. Non ho potuto non lasciar sfuggire alla mia mente il kit della sposa perfetta, quello che offre una cosa nuova, una cosa vecchia e una prestata a colei che si accinge ad iniziare una nuova vita.
Forse, anche nel management, potrebbe tornare utile un kit per il futuro: un augurio concreto di skills e nozioni che possano rendere “a lungo termine” (per non dire immortali) i nostri progetti per il domani.
1. Qualcosa di nuovo. Per andare avanti, lo sguardo deve essere dritto e aperto nel futuro. Essere, oggi, persone e professionisti innovativi significa accogliere una percentuale di rischio non indifferente: abbiamo chiaro dove vogliamo arrivare ma, lungo la strada, ci accorgiamo di quanti nuovi strumenti siano necessari per arrivarci. Il mondo, in costante tensione evolutiva, ci spinge a cercare l’innovazione di qualità, gli spunti che orientano il domani verso una versione migliorata di noi stessi, e non verso una versione svuotata. Il rischio c’è sempre, nelle novità: può non riuscire, non funzionare, non essere adeguato al contesto. Ma quella selce intonsa, ancora da modellare, accoglie con pazienza e cura le esigenze del nostro team, dei clienti, delle persone che incontriamo, offrendo alla novità una vera occasione di scalzare il “si è sempre fatto così”.







