Storia & Divulgazione

Il grande racconto che incrocia passato e presente

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La storia diverte. E appassiona. È una forma di godimento estetico. E, allo stesso modo dell’arte, suscita un piacere intellettuale. Lo ha spiegato con parole cristalline, già negli anni bui e disperati della seconda guerra mondiale, il grande storico francese Marc Bloch, nella sua celebre Apologia della Storia, scritta in clandestinità, prima di perdere la vita, fucilato dai nazisti a Saint-Didier-de-Formans, nei pressi di Lione. Quasi un testamento civile, lasciato a futura memoria di intere generazioni di studiosi, studenti e cittadini del mondo.

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La storia non è solo un cumulo di date o un arido elenco di battaglie, di fatti isolati o di accadimenti fra i quali si può rovistare a caso, come si fa a un mercatino dell’usato. Ma è rigore, passione, studio vivo delle fonti, analisi della geografia dei popoli, dell’economia e dei cambiamenti della società. E può diventare anche uno strumento utile per provare a capire i sussulti e i terremoti del mondo che ci circonda.

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Così, come ogni anno, le lezioni di storia di taglio divulgativo del Festival del Medioevo, in programma a Gubbio dal 23 al 27 settembre, saranno una occasione preziosa per affrontare anche i grandi temi della società contemporanea.

Il tempo di Francesco è il titolo della dodicesima edizione: un viaggio all’alba del Duecento e lungo i decenni successivi per celebrare Francesco d’Assisi (1182-1226) a ottocento anni dalla morte. Saranno un centinaio i protagonisti di quella che è ormai è diventata ormai la più importante manifestazione italiana dedicata all’Età di Mezzo: alcuni fra i più qualificati medievisti italiani e europei ma anche storici dell’arte, scrittori, scienziati, filosofi, architetti e giornalisti.

Il grande racconto storico incrocia passato e presente. L’indicazione arriva già dal sottotitolo del manifesto che annuncia l’edizione 2026: «Homo homini lupus», «L’uomo è lupo per l’uomo».

L’aforisma di Plauto, reso celebre dal filosofo seicentesco Thomas Hobbes, ricorda che nello stato di natura gli uomini sono soggiogati in modo perenne dall’egoismo. E si combattono l’un l’altro, in modo perenne, spesso per puro istinto di sopravvivenza. Così “Il tempo di Francesco” è anche il nostro: oggi, come all’alba del Duecento, il “secolo d’oro” dell’età medievale, segnato da innovazioni, scoperte, fratture sociali, fioriture artistiche e nuove potenze imperiali, il mondo è lacerato dai conflitti, dagli odi delle fazioni, dalla incontrollata paura dell’altro e dal potere crescente del denaro che ogni giorno di più, rischia di apparire come la misura di tutte le cose. É “l’aiuola che ci fa tanto feroci” citata da Dante Alighieri nel XXII canto del Paradiso.

Per questo nell’immagine grafica del Festival del Medioevo 2026, san Francesco, insieme al lupo ricordato dai Fioretti, sembra abbracciare anche tutto il male del mondo. E forse ci dice che anche l’eterno “tempo del lupo”, può essere attraversato senza rinunciare all’umanità e all’attenzione verso i nostri simili.

La vicenda storica e umana del santo di Assisi verrà esplorata, insieme ai grandi avvenimenti del XIII secolo in tutti i suoi aspetti principali: la scelta radicale di vivere secondo il Vangelo, il matrimonio gioioso con “Madonna Povertà”, l’amore fraterno verso tutto il creato, il tormentato rapporto con la Chiesa e il nascente Ordine francescano, il rifiuto del potere, inteso solo come un servizio e i controversi aspetti della sua alta e difficile eredità spirituale.

(*) Federico Fioravanti è l’ideatore e direttore del Festival del Medioevo

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