Arte

Il genio europeo di Van Dyck “torna” a Genova

La retrospettiva di Palazzo Ducale riporta in Italia i celebri ritratti, ma anche le opere d’arte sacra del maestro fiammingo

di Sanzia Milesi

(da sinistra) Anton van Dyck, Ritratto di Alessandro, Vincenzo e Francesco Maria Giustiniani Longo; (centro) Anton van Dyck, Autoritratto, inv. RH.S.216, 1615 – 1617, olio su tavola, 36,5 × 25,8 cm; Rubenshuis, Città di Anversa (?), inv. NG 6502, 1626 – 1627 ca., olio su tela, 219 × 151 cm; ©The National Gallery, London; (a destra) 10) Anton van Dyck, Ritratto di una dama genovese, forse Maria Chiavari Durazzo, 1626 – 1627 ca., olio su tela, 237 × 150 cm; Roma, collezione Odescalchi

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Tra i maestri fiamminghi più noti - sebbene conosciuto più per i suoi ritratti, che per le opere d’arte sacra – il percorso artistico di Antoon Van Dyck (1599-1641) ha attraversato la storia dell’Europa del Seicento lungo la direttrice di tre grandi città: Anversa, Genova e Londra. Nelle Fiandre crebbe alla scuola di Rubens, soggiornò in Italia perfezionando il proprio talento, per giungere poi come primo pittore alla corte di Carlo I d’Inghilterra.

È proprio ripercorrendo idealmente questi suoi passi che si articola oggi – mediante dieci sezioni tematiche e una sessantina di opere in prestito dai più prestigiosi musei europei - la mostra Van Dyck L’Europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra con cui l’artista “torna a Genova” con capolavori realizzati in città: dall’imponente Ritratto di Dama della Collezione Odescalchi, alla monumentale Pala d’Altare di San Michele di Pagana, passando per uno dei prestiti più speciali, la concessione dalla National Gallery di Londra del Ritratto di Alessandro, Vincenzo e Francesco Maria Giustiniani Longo (solo di recente identificati), dipinto a Genova nel 1626/1627 e oggi nuovamente qui dopo 400 anni.

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Van Dyck in mostra a Genova

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Palazzo Ducale

Al centro della mostra di Palazzo Ducale è la poetica dell’artista, esplorata secondo un percorso non strettamente cronologico che cerca il confronto tra soggetti analoghi – ad esempio una dama genovese, inglese e fiamminga – riflettendo tempi, ma anche committenze dalle sensibilità differenti. Un’occasione di visita a ritratti di gran pregio, come il Ritratto equestre di Carlo V dagli Uffizi di Firenze, il Ritratto dei Principi Palatini dal Louvre di Parigi, Le quattro età dell’uomo dal Museo civico di Palazzo Chiericati di Vicenza e lo Studio per la figura di San Gerolamo dalla Phoebus Foundation di Anversa. E insieme l’opportunità di affrontare un tema meno conosciuto dell’autore come l’arte sacra, riunendo per la prima volta in Italia così tante opere a soggetto religioso, come il Matrimonio mistico di Santa Caterina o La cattura di Cristo dal Prado di Madrid, San Sebastiano dalle National Galleries di Edimburgo, Sansone e Dalila dalla Dulwich Picture Gallery.

A curare la mostra, l’esperta di pittura fiamminga Anna Orlando e la storica dell’arte belga Katlijne Van der Stighelen, che insieme a un prestigioso comitato scientifico internazionale hanno dato vita - a oltre vent’anni dal catalogo ragionato del 2004 - a due voluminose pubblicazioni, una in lingua italiana con l’editore Allemandi e una in lingua inglese con la casa editrice belga Hannibal Books. Dopo le esposizioni internazionali degli ultimi decenni, focalizzate su capitoli specifici della produzione artistica di Van Dyck – come il periodo inglese alla Tate Britain di Londra nel 2009, o quello giovanile al Prado di Madrid nel 2012 – l’obiettivo è quello di offrire un’ampia retrospettiva sull’intera carriera del pittore, non rivolta solamente a specialisti e storici dell’arte, ma a un ben più vasto pubblico, proponendo alla luce dei nuovi studi una rivisitazione del soggiorno italiano di quest’artista belga partito per l’Italia a vent’anni.

Van Dick l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra. A cura di Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen. Genova, Palazzo Ducale, fino al 19 luglio 2026.

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