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Euro digitale, a che punto stiamo?
Dopo il via libera della commissione per gli affari economici e monetari ecco la tabella di marcia per una prima sperimentazione nel 2027
Ascoltalo oradi Cheo Condina
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Negli ultimi quattro anni la mappa energetica d’Europa ha invertito i suoi poli magnetici. Se per decenni la geopolitica del gas si è mossa lungo una direttrice lineare e apparentemente immutabile - da est a ovest, dalla Siberia profonda fino ai distretti industriali della Germania e della Pianura Padana – ora lo scenario è completamente diverso. La guerra russo-ucraina ha portato l’Unione Europea allo strappo definitivo con Mosca e il Mediterraneo, ora, può a maggior ragione assurgere a nuovo baricentro degli approvvigionamenti continentali. In questa cornice l’Italia, geograficamente protesa verso il Nord Africa, non affronta più solo una sfida di sicurezza nazionale, ma si trova davanti a un'opportunità economica e strategica senza precedenti: diventare la vera "porta d'accesso" e l’hub di transito del gas e delle molecole green verso l'Europa centrale, capitalizzando l'inversione fisica dei flussi sull'asse Nord-Sud.
La trasformazione da Paese terminale di consumo, che in Europa ha comunque ancora il più alto tasso di elettricità prodotta con i cicli combinati a gas (circa il 40% e fino al 50% in inverno), ad hub esportatore non è così solo un'aspirazione, ma può diventare un obiettivo che poggia su una precisa architettura ingegneristica e infrastrutturale. Il ridisegno della rete nazionale, governato da Snam, ha infatti l’obiettivo strategico di eliminare i colli di bottiglia interni per spingere il gas in risalita dal Mezzogiorno. Per farlo, il completamento della prima fase della "Linea Adriatica" – il nuovo corridoio appenninico finanziato anche con i fondi del PNRR – risulta essenziale. Sul fronte della logistica transfrontaliera, i numeri del piano decennale di Snam parlano chiaro: gli interventi di reverse flow presso la centrale di Malborghetto hanno già permesso di elevare la capacità di esportazione verso l'Austria, attraverso il punto di interconnessione di Tarvisio, ma con l'entrata in esercizio delle nuove unità di compressione elettrica, lo snodo di Tarvisio diventerà paragonabile a Passo Gries. Ciò consoliderà una capacità di esportazione contemporanea dal Nord Italia verso i mercati mitteleuropei fino a potenziali 14-15 miliardi di metri cubi l'anno, configurando una vera e propria rete di distribuzione continentale alimentata dalle rotte mediterranee. Già nel 2025 le esportazioni, soprattutto verso l’Austria, sono quintuplicate, arrivando a 2 miliardi metri cubi.
A sostenere questa capacità di export c’è il massiccio rafforzamento degli ingressi meridionali. L’Italia ha differenziato i canali di importazione blindando il corridoio algerino, con il gasdotto TransMed che nel 2025 ha trasportato a Mazara del Vallo oltre 20 miliardi di metri cubi di gas, a cui si affianca il ruolo di stabilizzazione garantito dal TAP in Puglia (circa 10 miliardi di metri cubi) e il mantenimento del canale libico tramite il GreenStream. Parallelamente, l’infrastruttura di rigassificazione nazionale ha raggiunto una flessibilità logistica significativa. Snam ha potenziato la sua presenza aumentando al 30% la quota in Adriatic LNG (Cavarzere), e l'avvio delle unità galleggianti FSRU di Piombino e di Ravenna ha portato la capacità di rigassificazione complessiva del Paese a 28 miliardi di metri cubi annui. Una cifra simbolica e sostanziale: equivale esattamente ai volumi di gas che l’Italia importava dalla Russia prima della guerra, garantendo un'eccedenza strutturale rispetto al fabbisogno interno da destinare proprio al mercato europeo. La cosiddetta “ridondanza”, sempre più importante in un periodo come quello attuale, in cui gli choc geopolitici non mancano, non ultimo quello scatenato dalla guerra Usa-Iran.
L'Italia si trova quindi in una posizione di eccezionale vantaggio geografico e infrastrutturale, anche se la partita per il controllo dei flussi europei si gioca sulla rapidità di esecuzione delle opere e sulla tenuta delle relazioni diplomatiche. Se la rete Snam saprà garantire una logistica di transito fluida e a costi competitivi, e se il Piano Mattei consoliderà il partenariato industriale con la sponda sud del Mediterraneo, l'Italia avrà un ruolo sempre più importante per la sicurezza energetica europea. Un obiettivo sempre più vicino, grazie anche agli investimenti in infrastrutture realizzati negli ultimi anni, che hanno permesso anche di diversificare le forniture (oggi da più di dieci nazioni), riducendo la vulnerabilità alla volatilità dei prezzi. «Mai come oggi siamo vicini a diventare un vero hub», ha sottolineato il presidente di Proxigas Pier Lorenzo Dell’Orco, facendo notare che le esportazioni di gas dall’Italia sono quintuplicate, arrivando quest’anno a 2 miliardi di metri cubi, soprattutto verso l’Austria. «C’è ancora però molta strada da fare: bisogna continuare ad investire nelle infrastrutture, terminali di rigassificazione, rete di gasdotti e stoccaggi, per sostenere la liquidità del nostro mercato e sviluppare il potenziale di esportazione», ha concluso.