Il futuro dei mercati nelle mani di Fed e Bce
Le future mosse delle banche centrali detteranno la linea così come è avvenuto nella prima parte dell’anno
di Andrea Gennai
2' di lettura
2' di lettura
Gli investitori brindano a una prima metà del 2019 assolutamente da incorniciare. Tutte le asset class sono salite e quindi tutti hanno guadagnato. Azioni, obbligazioni e materie prime hanno dato ritorni mediamente positivi in una combiniazione più unica che rara. L’indice Allshare a Milano e Wall Street hanno guadagnato il 15% e il 17%, i bond globali total return oltre il 5% e l’oro il 10 per cento.
Toni accomodanti
Non è casuale che tutto questo sia accaduto e il fattore scatenante tira di nuovo in ballo le banche centrali. Il loro tono rassicurante, a partire dalla giravolta della Fed, è quello che il mercato aspettava dopo una fine 2018 da brivido. «Due i fattori di questo movimento corale - spiega Luca Tobagi, Investment strategist di Invesco -. Da un lato la necessità di recuperare un quarto trimestre 2018 molto negativo soprattutto per l’equity e soprattutto il cambio di passo delle banche centrali, che hanno assunto un nuovo atteggiamento accomodante dopo aver dato segnali di inasprimento. Un cambio di rotta radicale che ha creato l’aspettativa di una nuova ondata di repressione finanziaria».
In sostanza si sono verificate le condizioni che i mercati chiedevano e così i rialzi si sono concretizzati. «L’economia continua a crescere - continua Tobagi - l’inflazione è moderata e le banche centrali sono tornate protagoniste. Gli investitori dimenticano questi aspetti e non hanno approfittato, come dimostrano i deflussi dall’equity, del movimento rialzista dei listini. Questa situazione potrebbe continuare. Una possibile evoluzione nei prossimi mesi potrebbe essere rappresentata o da un cambio delle aspettative economiche e da un riposizionamento massiccio dei risparmiatori sulle asset class più rischiose».


